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Borgofranco c’è. Il Carnevale dei Tre Rioni resiste da secoli

Dal Recinto medievale alle bande musicali, dalle socie ai balmetti: Borgo, Olmetto e Cascine rinnovano una tradizione che attraversa la storia e unisce la comunità

Borgofranco c’è. Il Carnevale dei Tre Rioni resiste da secoli

Borgofranco c’è. Il Carnevale dei Tre Rioni resiste da secoli

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Borgofranco d’Ivrea c’è. Lo rivendica con orgoglio il sindaco Fausto Francisca, raccontando un Carnevale che non è una semplice festa di paese, ma una tradizione secolare capace di attraversare il tempo, adattandosi ai cambiamenti senza mai perdere la propria identità. Qui la veja tradision non è folklore da cartolina: è vita vissuta, partecipazione collettiva, appartenenza. Cit e grand, tutti comerciant, nessuno escluso.

Il Carnevale dei Tre Rioni – Borgo, Olmetto e Cascine affonda le sue radici addirittura nel 1272, anno in cui nacque il Recinto o Ricetto difensivo lungo la valle della Dora. In caso di incursioni, tutte le genti che abitavano Quinto, Biò e Mont Bueno avevano l’obbligo di riunirsi all’interno delle mura per difendersi insieme. È da quel bisogno di protezione e comunità che prende forma una tradizione destinata a durare nei secoli.

Nel corso del tempo il Carnevale cambia volto, ma non anima. In origine furono le Badie a organizzarlo, poi via via altri soggetti, altre formule, altri contesti storici. Una festa che si è dimostrata sorprendentemente capace di adattarsi, diventando “resiliente” molto prima che la parola entrasse nel lessico comune. Le immagini d’epoca lo raccontano meglio di qualsiasi cronaca: le mugiaie, di chiara influenza eporediese, compaiono già alla fine dell’Ottocento; i “lec cant”, gli ufficiali con i pantaloni bianchi, sono presenti dal periodo immediatamente successivo a Napoleone; carri allegorici e maschere iniziano ad apparire nelle fotografie dei primi anni del Novecento.

Anche gli spazi della festa hanno una storia lunga. I saloni carnevaleschi, in particolare quello delle Cascine, vengono costruiti nei primi anni del 1900. Ma il Carnevale di Borgofranco non è mai stato centralizzato: per i tre giorni di socia, ogni rione vive la festa nei propri luoghi, mantenendo viva una divisione che è parte integrante dell’identità del paese.

Il momento che unisce tutti arriva la domenica che precede le Ceneri. Alle 10 in punto, il richiamo è per tutti nel Recinto, da dove parte la grande sfilata. Dopo arrivano i pranzi delle socie, il tradizionale taglio delle teste del gallo, le visite ai balmetti e una sequenza ininterrotta di feste che prosegue per tre giorni. Il Carnevale si chiude il mercoledì, con la cena dei conti, quando ogni partecipante versa la propria quota, suddivisa equamente dagli organizzatori della socia e delle feste.

Negli ultimi anni anche il tessuto commerciale locale è entrato a pieno titolo nella manifestazione. I commercianti – cit e grand – partecipano vendendo gadget e simboli del Carnevale, reperibili in tabaccherie, orologerie e negozi del paese. Un segno concreto di come la tradizione continui a rinnovarsi, coinvolgendo tutta la comunità.

L’appuntamento è fissato per domenica 15 febbraio, alle 10, con la grande sfilata dei Tre Rioni: tre marce, tre bande musicali, carri, maschere e musica. Poi mangiate, bevute e balli nei tre saloni, nei balmetti e nelle case dei protagonisti, accompagnati il lunedì dai tre gruppi di pifferi.

È una festa che resiste nei secoli, in un borgo unito dalla forza della tradizione, ma diviso – da sempre e con orgoglio – nei suoi tre rioni. Ed è proprio in questa contraddizione che il Carnevale di Borgofranco continua a trovare la sua verità.

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