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Da Cuorgnè a Caluso, Enzino rinasce: abbandonato prima di Natale, trova una famiglia pronta ad amarlo

Dal canile di Caluso a una famiglia per sempre, mentre l’abbandono resta un reato diffuso

Da Cuorgnè a Caluso

Da Cuorgnè a Caluso, Enzino rinasce: abbandonato prima di Natale, trova una famiglia pronta ad amarlo

Enzino era comparso a Cuorgnè pochi giorni prima di Natale, il 17 dicembre 2025. Piccolo, giovane, spaesato. Sembrava uno dei tanti cani scappati durante una passeggiata, uno di quelli che finiscono per caso lontano da casa e che, quasi sempre, ritrovano il loro posto nel giro di poche ore. Per lui, invece, le ricerche non hanno portato a nulla. Nessun proprietario, nessuna segnalazione credibile, nessuna porta che si aprisse. Col passare dei giorni, una certezza ha preso forma: Enzino non si era perso, era stato abbandonato.

Arrivato al canile di Caluso accompagnato da una persona che lo aveva “trovato” in zona Cuorgnè, Enzino è diventato in poche ore un caso seguito da decine di volontari. Social network, telefonate, ricerche porta a porta, appelli condivisi anche dai giornali. Tutto inutile. Di chi avrebbe dovuto cercarlo, nessuna traccia. Una storia purtroppo già vista, soprattutto nei periodi che precedono le feste, quando un cucciolo smette di essere un regalo desiderato e diventa un problema da risolvere in fretta.

Eppure, in mezzo a una vicenda che racconta ancora una volta il lato più meschino del rapporto tra l’uomo e gli animali, c’è un epilogo che cambia il senso di tutto. Nei giorni scorsi qualcuno ha varcato il cancello del canile di Caluso con una scelta chiara: adottare Enzino. Una nuova famiglia, una casa vera, una seconda possibilità. Per il “pelosetto”, come lo chiamano gli operatori, l’abbandono si è trasformato nel punto di partenza di una vita diversa.

La storia di Enzino, però, non è un’eccezione. È un frammento di un fenomeno strutturale che in Italia continua a produrre numeri allarmanti. Secondo le stime delle principali associazioni animaliste, ogni anno vengono abbandonati oltre 130 mila animali, tra cani e gatti. I picchi si registrano in estate e durante le festività, quando cambiano abitudini, partenze e priorità. L’abbandono non è più solo una questione di randagismo rurale: riguarda sempre più spesso centri urbani e periurbani, parcheggi, strade provinciali, zone industriali.

I canili e i rifugi sono il primo argine a questa emergenza silenziosa. Strutture che lavorano al limite, sostenute da volontari e da risorse spesso insufficienti, chiamate a supplire a una mancanza culturale prima ancora che amministrativa. Ogni cane accolto è una storia di responsabilità mancata, ma anche una prova di tenuta di un sistema che, senza la rete del volontariato, semplicemente collasserebbe.

Abbandonare un animale, è bene ricordarlo, non è solo un atto moralmente riprovevole, ma un reato penale. L’articolo 727 del Codice Penale punisce l’abbandono di animali domestici o che abbiano acquisito abitudini della cattività con l’arresto fino a un anno o con un’ammenda fino a 10.000 euro. Una norma che esiste da tempo, ma che sconta una difficoltà cronica nell’applicazione: identificare i responsabili è spesso impossibile, soprattutto quando non ci sono microchip registrati o testimoni diretti.

C’è poi un aspetto meno discusso ma altrettanto rilevante: l’abbandono è anche un pericolo per la sicurezza pubblica. Animali lasciati lungo le strade possono causare incidenti gravi, mettere a rischio automobilisti e pedoni, oltre a soffrire fame, freddo e malattie. È per questo che la legge equipara l’abbandono a una forma di maltrattamento, riconoscendone l’impatto non solo sull’animale, ma sull’intera collettività.

La vicenda di Enzino dimostra però che il finale non è scritto una volta per tutte. Ogni adozione è una sottrazione concreta alle statistiche dell’abbandono, un gesto che alleggerisce il peso sui rifugi e restituisce dignità a una vita che non ha colpe. È anche un messaggio chiaro: adottare non è un atto di carità, ma di responsabilità.

In un Paese che ancora fatica a considerare gli animali come esseri senzienti e non come oggetti a tempo determinato, storie come questa meritano di essere raccontate fino in fondo. Perché dietro ogni cane abbandonato c’è una scelta sbagliata. E dietro ogni cane adottato, come Enzino, c’è la possibilità concreta di rimettere le cose al loro posto.

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