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Cinghiali salvi: il TAR dice no all’abbattimento di Naso e Rosino

Il TAR del Lazio annulla l’ordine di abbattimento e riconosce che la vita dei due cinghiali di Bargagli è un bene autonomo da tutelare: stop alle decisioni automatiche, prima viene il diritto alla vita

Cinghiali salvi: il TAR dice no all’abbattimento di Naso e Rosino

Cinghiali salvi: il TAR dice no all’abbattimento di Naso e Rosino

Naso e Rosino sono salvi. Non è solo un titolo, ma una sentenza che pesa come un macigno – in senso buono – nel dibattito sul rapporto tra istituzioni, animali e diritto alla vita. Il TAR del Lazio, Sezione Terza Quater, con la sentenza n. 202600820, ha annullato l’ordine di abbattimento dei due cinghiali che da anni vivono a Bargagli, in provincia di Genova, insieme a Giordana Giranti, riconoscendo in modo esplicito il valore costituzionale della tutela degli animali e la loro natura di esseri senzienti.

Una decisione che va ben oltre il singolo caso e che segna un punto fermo: la vita di Naso e Rosino ha un valore autonomo, che non può essere sacrificato con leggerezza sull’altare di provvedimenti automatici o di presunte emergenze. Il Tribunale ha infatti chiarito che l’abbattimento rappresenta una misura estrema e irreversibile, ammissibile solo in presenza di presupposti rigorosi, valutati caso per caso, e mai come prima risposta dell’amministrazione.

Il ricorso era stato promosso da Rifugio Miletta ETS e difeso dall’avvocata Angelita Caruocciolo, che in questi anni ha più volte ribadito un principio tanto semplice quanto disatteso: «Le amministrazioni pubbliche hanno il dovere di guidare i cittadini, chiarire le situazioni eventualmente controverse e accompagnare verso percorsi di regolarizzazione, prima di ricorrere a misure definitive che incidono in modo irreversibile sulla vita degli animali. Questo è un principio cardine dello Stato di diritto».

Nel caso specifico, il TAR ha anche escluso l’esistenza di un rischio sanitario concreto, sottolineando come le misure di biosicurezza rafforzate, adottate nel tempo grazie all’intervento di Rifugio Miletta, abbiano reso impossibile qualsiasi contatto con altri animali e qualsiasi rischio di diffusione della peste suina africana (PSA). Un passaggio cruciale, che smonta alla radice la motivazione utilizzata per giustificare l’ordine di abbattimento.

La vicenda affonda le sue radici nel giugno 2024, quando i servizi veterinari dell’ASL 3 Liguria, insieme alle forze dell’ordine, fecero irruzione nell’abitazione della signora Giranti, notificandole un provvedimento di abbattimento e distruzione dei due cinghiali, motivato proprio con la prevenzione della PSA. Naso e Rosino erano arrivati nel suo giardino nel 2022, cuccioli scampati a una battuta di caccia che li aveva resi orfani. Lei li aveva accolti, messo in sicurezza l’area e scritto alla Regione Liguria per chiederne l’affido come animali d’affezione. Nessuna risposta. Fino al giorno in cui tutto è precipitato, probabilmente a seguito della segnalazione di un vicino.

Da lì è iniziata una lunga battaglia legale. Dopo l’ordine di abbattimento, Giordana Giranti ha chiesto aiuto a privati e associazioni, trovando immediata risposta in Rifugio Miletta, che ha presentato ricorso al TAR di Genova. Il 7 giugno 2024 è arrivata la prima svolta: il TAR Liguria ha concesso la sospensiva urgente, riconoscendo il pregiudizio irreparabile e la fondatezza del ricorso. Pochi giorni dopo, però, lo stesso Tribunale ha dichiarato la propria incompetenza territoriale, rimettendo la questione al TAR del Lazio, poiché il provvedimento si fondava su un’ordinanza commissariale di valore nazionale.

A novembre 2024, il TAR Lazio ha accolto collegialmente la sospensiva, richiamando precedenti analoghi e stabilendo che l’esistenza dei due cinghiali non comportava rischi per la salute pubblica e che le loro vite costituivano un bene irripetibile da tutelare. L’abbattimento è stato così sospeso fino all’udienza di merito dell’11 novembre 2025, arrivata ora a una conclusione definitiva.

Nel frattempo, Rifugio Miletta ha continuato a sostenere la signora Giranti e a preparare la difesa legale, coerente con la propria missione. Come aveva spiegato fin dall’inizio la fondatrice e presidente Alessandra Motta, «il diritto alla vita è inalienabile e appartiene a ogni essere senziente, oltre i confini della nostra specie».

naso e rosino

Oggi quel principio trova finalmente riconoscimento nero su bianco in una sentenza. «È finita, nell’unico modo giusto: Naso e Rosino sono salvi», ribadisce Alessandra Motta. «Rifugio Miletta non si occupa solo di soccorso e cura degli animali che accogliamo ogni giorno ad Agrate Conturbia, ma porta avanti anche battaglie legali complesse per il riconoscimento del loro diritto alla vita. Difendiamo spesso animali dimenticati o stigmatizzati, come i cinghiali, sacrificabili per divertimento, profitto, paura o ignoranza. Questa sentenza afferma che il diritto alla vita non è negoziabile e dimostra che lo Stato di diritto può e deve scegliere la tutela della vita, non la sua eliminazione».

Una storia che si chiude con un lieto fine, ma che lascia una traccia profonda: Naso e Rosino non sono solo due cinghiali salvi, sono diventati un precedente, un simbolo e – forse – un limite finalmente posto all’automatismo dell’abbattimento. Insomma, una sentenza che parla chiaro: prima di premere il grilletto, lo Stato è chiamato a pensare. E a rispettare la vita.

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