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Ha perso padre, madre e sorella. Domani tornerà al fronte in Ucraina e ascolterà la musica di Sofia Tarantino

Una mail dal fronte racconta la vita spezzata di una soldatessa ucraina di 24 anni. La sua famiglia non c’è più. Domani tornerà a combattere portando con sé la voce di Sofia Tarantino, partita da Ivrea e arrivata nel cuore della guerra.

Ha perso padre, madre e sorella. Domani tornerà al fronte e ascolterà la musica di Sofia Tarantino

Sofia Tarantino

C’è una voce che nasce a Ivrea, cresce tra studio, sacrifici quotidiani e una passione coltivata con serietà fin da bambina, e arriva dove nessuno dovrebbe mai arrivare: in una zona di guerra. Non su un palco, non sotto i riflettori, ma a Mykolaïv, nel sud dell’Ucraina, una delle aree più colpite e pericolose del conflitto. È la voce di Sofia Tarantino, giovane cantante eporediese che negli ultimi anni si è fatta conoscere dal grande pubblico ma che, prima ancora della televisione, ha costruito il proprio percorso con disciplina, studio e una maturità rara per la sua età.

Sofia canta da quando era piccolissima, studia canto in modo strutturato, lavora sulla voce come su uno strumento vero, con costanza e rispetto. Nel 2024 arriva fino alla finale di Io Canto Generation, il programma di Canale 5 che porta sul palco nazionale giovani talenti selezionati da tutta Italia. Non è solo una questione di tecnica: chi la ascolta coglie subito una qualità emotiva particolare, una capacità di entrare nei brani e di restituirli con autenticità, senza artifici.

Ed è forse proprio per questo che la sua voce riesce ad arrivare così lontano.

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Tutto comincia con un messaggio. Poche righe, scritte in inglese, arrivate in silenzio. A firmarla è Yuliya Kurganova, soldatessa ucraina di stanza proprio a Mykolaïv. “Ti ringrazio per la tua amicizia su TikTok e per tenermi compagnia con la tua voce. Sono una soldatessa ucraina e la tua musica mi aiuta tantissimo”, scrive. Parole semplici, ma che diventano enormi se si pensa al luogo da cui partono.

Mykolaïv non è un punto astratto su una cartina. È una città colpita duramente fin dall’inizio dell’invasione, vicina a Odessa, esposta a bombardamenti continui. Ed è lì che Yuliya ascolta la voce di una ragazza italiana e trova un appiglio per resistere. “Sei bellissima. Grazie”, conclude, firmando con il nome della sua città, quasi a voler dire: io sono qui, davvero qui.

La risposta di Sofia Tarantino è istintiva, umana, priva di qualsiasi costruzione. “Sapere che sei lì, in una situazione che non riesco nemmeno a immaginare, e che la mia voce possa aiutarti anche solo un po’, mi rende orgogliosa di te e, lo ammetto, anche un po’ di me”, scrive Sofia. Poi aggiunge una frase che pesa come una promessa: “Ogni volta che canterò, da ora in poi, penserò a te”. E abbraccia idealmente non solo Yuliya, ma tutti quei giovani costretti a vivere la guerra invece della propria età.

Per Sofia non è la prima volta che la musica incrocia la solidarietà. Già in passato, durante una raccolta di aiuti per l’Ucraina, un gesto semplice – un messaggio scritto a mano infilato in una giacca donata – aveva dato vita a un’amicizia inattesa, a un legame profondo, persino a una canzone. Un filo umano che oggi si tende ancora di più, fino al fronte.

Ma la storia non si ferma qui. Perché Yuliya risponde di nuovo. E a quel punto il racconto smette di essere solo toccante e diventa devastante.

Yuliya ha 24 anni. Racconta che la sua famiglia è stata uccisa nel primo attacco russo su Mykolaïv. Racconta che sua sorella Olena, 26 anni, anche lei soldatessa, bella e coraggiosa, è stata uccisa lo scorso anno. Non restano genitori. Non resta una sorella. Resta solo lei. “Domani tornerò al fronte, ma porterò con me la tua canzone e la tua voce. Mi daranno coraggio”, scrive.

Domani.
Una parola che gela.

Domani una ragazza senza più famiglia tornerà in trincea. E lo farà stringendo idealmente una voce arrivata da Ivrea, perché il mondo, evidentemente, non è stato capace di offrirle di meglio.

Sofia legge, risponde, ascolta. E capisce, forse per la prima volta fino in fondo, che la musica non è solo espressione artistica o percorso professionale, ma può diventare rifugio, presenza, resistenza emotiva. Non intrattenimento, ma qualcosa che tiene in piedi una persona quando tutto il resto è crollato.

Ed è qui che la storia smette di essere solo bella e diventa necessaria. Perché non è accettabile che una ragazza di 24 anni abbia visto morire madre, padre e sorella.
Non è accettabile che domani torni a combattere come se fosse normale.
Non è accettabile che nel 2026 ci si abitui a leggere tutto questo come se fosse inevitabile.

Qui non ci sono slogan. Non ci sono bandiere sventolate. Ci sono nomi, volti, vite spezzate. E c’è una domanda che resta sospesa e che nessuno dovrebbe eludere: ma è davvero accettabile una cosa così?

La risposta è no.
Non è accettabile moralmente.
Non è accettabile umanamente.
Non è accettabile storicamente.

E se una ragazza di Ivrea, con la sua voce, riesce a dare coraggio a chi ha perso tutto, allora il problema non è la fragilità della musica. Il problema è l’abitudine del mondo a convivere con l’orrore.

Insomma, da Ivrea a Mykolaïv, passando per una mail scritta di notte, la voce di Sofia Tarantino dimostra che a volte non servono grandi discorsi per stare dalla parte giusta della storia. Basta non smettere di sentire. E non accettare.

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