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14 Gennaio 2026 - 21:17
Terme di Acqui, istituzioni e sindacati chiedono lo stop ai licenziamenti (foto di repertorio)
Si alza un fronte compatto contro i licenziamenti alle terme di Acqui Terme. Al termine del tavolo di confronto convocato dalla Regione Piemonte, l’istanza è chiara: chiedere la revoca dei licenziamenti avviati da Pater, la società che gestisce gli stabilimenti termali della città. Una posizione condivisa da Regione, Comune di Acqui Terme e organizzazioni sindacali, che hanno ribadito la centralità del lavoro e la tutela del territorio acquese.
Il confronto si è svolto su iniziativa della vicepresidente e assessora al Lavoro della Regione Piemonte, Elena Chiorino, dopo l’avvio delle procedure di licenziamento. Al tavolo hanno partecipato anche il sindaco di Acqui Terme Danilo Rapetti, il consigliere regionale Marco Protopapa e le rappresentanze sindacali di Filcams Cgil e Uiltucs Alessandria, chiamate a rappresentare le preoccupazioni dei lavoratori coinvolti.
Al termine dell’incontro, Regione, Comune e sindacati hanno diffuso una posizione comune: «Le istituzioni sono e resteranno al fianco dei lavoratori e del territorio acquese, che restano priorità assoluta, ma è altrettanto chiaro che non possiamo accettare alcuna forzatura». Una presa di posizione netta, che respinge qualsiasi tentativo di accelerare o imporre decisioni ritenute penalizzanti per l’occupazione locale.
Regione Piemonte e Comune di Acqui Terme hanno inoltre ribadito il pieno supporto alla realtà termale, sottolineando come il territorio non possa essere ulteriormente messo in difficoltà. Un passaggio che lega la vertenza occupazionale a un quadro più ampio di tenuta economica e sociale, in una città dove le terme rappresentano da decenni un asset strategico.
In questo contesto si inserisce anche l’arrivo ad Acqui Terme del presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, atteso venerdì alle 14.30 in Comune. L’incontro servirà ad approfondire direttamente la vertenza e a confrontarsi con le istituzioni locali sulla situazione occupazionale e sulle prospettive degli stabilimenti termali.
La linea della giunta regionale è stata ribadita anche in una nota ufficiale, che fissa un principio politico preciso: «Il lavoro non è una variabile negoziale e non può essere usato come leva di pressione. La responsabilità di un’impresa si misura anche dalla capacità di contribuire alla tenuta economica e sociale dei territori in cui opera».
Una dichiarazione che segna il perimetro entro cui la Regione intende muoversi e che rafforza la richiesta di revoca dei licenziamenti, mentre la vertenza resta aperta e al centro dell’attenzione istituzionale e sindacale.

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