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06 Gennaio 2026 - 10:26
Una raccomandata, venticinque vite professionali in sospeso e una comunità che chiede spiegazioni. Ad Acqui Terme i licenziamenti alle Terme di Acqui, notificati a inizio settimana a 25 lavoratrici tra contratti stabili e stagionali, riaccendono un caso che va oltre un’azienda: tocca il cuore di un territorio e interroga la tenuta delle sue politiche del lavoro.
Una comunicazione formale di licenziamento, firmata dal procuratore speciale Riccardo Gallo, è stata inviata alle dipendenti delle Terme di Acqui. - I provvedimenti riguardano 25 lavoratrici, tra assunte a tempo indeterminato e stagionali. - Siamo ad Acqui Terme, in Provincia di Alessandria, nel pieno del dibattito sulle concessioni delle acque e sul futuro della struttura termale.
A rompere il silenzio è la segretaria provinciale Uiltucs Uil, Maura Settimo, che sui social denuncia una scelta “più semplice: licenziare i dipendenti”, ricordando come il sindacato segua da tempo “una trattativa tra il Comune e Alessandro Patter sul futuro delle Terme, la diatriba sulle concessioni delle acque e la proposta, rifiutata, di traghettare il passaggio dei lavoratori nella nuova gestione delle acque”. Secondo Settimo, l’azienda avrebbe trattato “professionalità e anzianità di servizio come un peso economico e mai un valore aggiunto”, mentre la decisione attuale “conclude la gestione delle Terme” con “poco rispetto” verso un patrimonio “di inestimabile valore”.
Il punto di attrito, riportato dal sindacato, ruota attorno a: - la diatriba sulle concessioni delle acque; - una proposta di transizione del personale verso la nuova gestione, definita “rifiutata”; - la mancata accettazione di una proroga, su cui ora si chiedono risposte. Non è indicata nel testo alcuna motivazione ufficiale dell’azienda. Restano quindi aperti i quesiti sulle ragioni tecniche, economiche o amministrative che abbiano portato alla scelta dei licenziamenti.
Uiltucs Uil ha avviato colloqui, al momento informali, con l’Amministrazione comunale di Acqui Terme e chiede un incontro urgente congiunto. - È richiesto il coinvolgimento del Presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, già segnalato come attento al dossier. - L’appello si estende a tutti i rappresentanti della politica locale, “che hanno a cuore le sorti dei lavoratori e delle loro famiglie”. - Attivato l’ufficio legale per la tutela delle dipendenti; non si escludono picchetti o manifestazioni sul territorio.

Il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio
Dal fronte sindacale emergono quattro interrogativi chiave: Perché non si sia accettata una proroga? Perché non si siano messe in sicurezza le lavoratrici? Perché sia stata scelta la via dei licenziamenti? Perché le organizzazioni sindacali non siano state convocate? Queste domande puntano a chiarire se vi fossero alternative praticabili, almeno transitorie, per salvaguardare l’occupazione.
La Uiltucs parla di una provincia intera “colpita”. Le Terme di Acqui sono storicamente un presidio economico e identitario per Acqui Terme e l’Alessandrino; la perdita simultanea di 25 posizioni, tra stabili e stagionali, incide su redditi familiari, indotto e servizi. In un comparto – quello termale – che combina turismo, salute e benessere, scelte industriali e di politica pubblica sulle concessioni idriche possono segnare il perimetro stesso dell’occupazione locale.
Nelle prossime ore si capirà quale strada verrà imboccata. È atteso innanzitutto un confronto urgente tra Comune e sindacati, con l’auspicio che anche la Regione Piemonte entri nel perimetro della discussione per valutare possibili margini di tutela e ipotesi di ricollocazione dei lavoratori coinvolti. In assenza di risposte rapide e concrete, non si escludono iniziative di mobilitazione sindacale, mentre resta aperta la necessità di una presa di posizione ufficiale dell’azienda, finora mancata, utile a chiarire cause, tempistiche e modalità della decisione. Sul tavolo ci sono anche possibili soluzioni transitorie, come proroghe, salvaguardie contrattuali o strumenti di sostegno, pensate per attenuare l’impatto occupazionale e non disperdere competenze costruite in anni di lavoro.
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