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Castello di Ivrea: evviva. Ce l'abbiamo fatta. E adesso? Arriva anche un chiosco

Con una determinazione del 15 dicembre 2025 il Comune affida all’architetto Francesco Bermond Des Ambrois il progetto per aumentare la capienza della corte fino a 500 persone e rafforzare i servizi di accoglienza. L’intervento si inserisce nella fase finale della rigenerazione dei bastioni

Castello di Ivrea: nuova uscita di sicurezza e pure un chiosco

Castello di Ivrea: nuova uscita di sicurezza e pure un chiosco

Con una determinazione dell’ufficio tecnico del Comune del 15 dicembre 2025, l’amministrazione ha deciso di affidare un incarico professionale per la progettazione di una nuova porta di accesso al Castello e per la realizzazione di un chiosco destinato all’accoglienza dei visitatori.

Il provvedimento riguarda la riqualificazione del cortile e delle aree esterne, con l’obiettivo dichiarato di migliorare la fruibilità dello spazio, soprattutto in occasione di eventi pubblici. In particolare, il progetto prevede la creazione di accessi e uscite contrapposte, così da separare i flussi in entrata e in uscita, aumentare la capienza del cortile dalle attuali 149 persone ad almeno 500, rendendolo idoneo ad ospitare spettacoli e concerti, e al contempo migliorare la sicurezza dei percorsi verso le aree storiche e i bastioni.

Accanto alla nuova porta, il Comune intende realizzare anche un chiosco “mobile”, da posizionare davanti all’ingresso. La struttura avrà funzione di punto di accoglienza, biglietteria, informazione e somministrazione, con l’obiettivo di rafforzare l’offerta legata alle visite guidate e alle attività culturali.
In prospettiva resta la volontà di ristrutturare l’ex casa del custode.

Per la progettazione dell’intervento – che comprende progetto di fattibilità tecnico-economica, progetto esecutivo e, in via opzionale, direzione dei lavori – l’amministrazione ha scelto la strada dell’affidamento diretto, per un importo di circa 41 mila euro, all’architetto Francesco Bermond Des Ambrois.

Il provvedimento arriva in una fase ben precisa del percorso di riqualificazione dell’area. Lo scorso 24 dicembre è stato infatti consegnato in Comune l’atto formale di fine lavori del cantiere per la rigenerazione dei bastioni del Castello (anche questi progettati da Bermond Des Amborois), un passaggio amministrativo che segna la conclusione dell’intervento principale e apre ora la fase delle verifiche tecniche. Entro pochi giorni è previsto il collaudo della nuova rampa pedonale che collega la parte bassa della città, in corrispondenza del parcheggio Foscale, con il livello superiore del Castello.

Restano ancora da completare alcune rifiniture, in particolare sul sistema di illuminazione e sulla pavimentazione della parte alta. La zona inferiore risulta già completata con tappeto nero, mentre per la parte superiore è previsto un tappetino color ocra, finanziato con 110 mila euro di fondi comunali, scelto per garantire maggiore armonia con il contesto architettonico e paesaggistico. L’intervento sarà affidato con un appalto dedicato non appena le condizioni climatiche lo consentiranno, indicativamente a partire dal mese di aprile. Il parcheggio Foscale è comunque dichiarato agibile dalla fine di gennaio, anche se al momento risulta aperta solo metà della parte superiore.

La nuova rampa, alta circa dieci metri, è rivestita in legno di castagno trattato e dotata di gradini in diorite proveniente da Brosso, materiali scelti per resistenza e durabilità ma anche per il forte legame simbolico con il territorio. Il percorso si innesta in un piccolo cortile compreso tra le mura della Curia e l’ex casa del custode del Castello, creando una nuova connessione pedonale verso il centro storico.

L’intervento sui bastioni, fortemente voluto e portato avanti dalla precedente amministrazione comunale guidata da Stefano Sertoli, finanziato con fondi Pnrr per un importo complessivo di circa 1 milione e 350 mila euro, restituisce alla città un collegamento strategico ma ha anche fatto emergere nuovi elementi di interesse storico. Durante gli scavi, effettuati su richiesta della Soprintendenza, è infatti venuta alla luce una struttura muraria medievale, lunga circa tre metri, probabilmente parte di un’antica linea difensiva orientata verso la Valle d’Aosta.

lavori in corso

il castello

l'interno del castello

Ma che bel castello.

Se ne stava lì moribondo, utilizzato raramente e solo d’estate. Un pezzo di storia decantato da Giosuè Carducci (“le rosse torri”), guardato dal basso in alto anche dai cittadini, in una città votata all’industria e in tutt’altre faccende affaccendata.

E oggi? Dopo anni di abbandono, il castello del Conte Verde è diventato - e lo sarà ancora di più - un’attrazione turistica, insieme agli edifici dell’UNESCO, all’Anfiteatro Romano, al centro storico e, poco più in là, al Parco dei 5 Laghi raggiungibile con bus navetta, avanti e indietro tutto il giorno… Ivrea città da visitare, da vivere, da raccontare, da girare, da guardare e da amare come la amano i suoi abitanti.

L’Amministrazione comunale ce l’ha fatta ed erano in pochi a crederci, quel giorno, correva il dicembre del 2017, quando l’allora sindaco Carlo Della Pepa annunciò in “pompa magna” che la proprietà del Castello era stata trasferita dal Demanio al Comune con l’iter del federalismo culturale. Qualcuno pensò che si fosse ammattito, che avesse perso ogni ragione.

“Fermatelo!” dissero in tanti tra le file dell’Opposizione. E lì sedeva anche l’attuale assessore Francesco Comotto. Beh, ironia della sorte, è proprio Comotto in questi mesi a chiudere il cerchio, rivalutando per assurdo quel sindaco a cui le aveva fatte girare come a un ventilatore.

Antipatico fin che volete, ma Della Pepa se non altro uno sguardo al futuro ce l’aveva messo, con il castello e anche candidando la città a patrimonio Unesco. Insomma, s’era fatto un viaggio nel futuro ed era tornato indietro. Lui con una visione, gli altri no...

Non fece in tempo ad annunciare il “passaggio di proprietà” che dalle mura si staccarono (pensa te che sfiga...) alcune tegole. Solo per puro caso non caddero in testa ai passanti.

Da qui in avanti un problema dietro l’altro e, per farla in breve, il castello venne chiuso con delle onduline blu, e fu di nuovo Medioevo.

onduline

Ad un primo progetto di recupero, utilizzo e conservazione a scopo museale, con la passata Amministrazione guidata da Stefano Sertoli e con l’assessore Michele Cafarelli, ne seguì un secondo dell’architetto Ezio Ravera. Quel che mancavano erano i soldi, e ce ne sarebbero voluti almeno 825 mila. Troppi per le casse di una città che spende tutto in festival letterari, teatro e arance…

Il primo intervento, risalente all’estate del 2020, costato 260 mila euro, servì per eliminare proprio quelle orrende onduline blu che transennavano l’ingresso, sostituite con una cancellata in ferro battuto e una pavimentazione. Troppo poco!

L’occasione arriva con i 660 mila euro messi a disposizione dal Ministero della Cultura. Ad eseguire il tutto, l’impresa Sado di Pomigliano d’Arco (Napoli) che ha reso fruibile la corte interna attraverso la realizzazione di una nuova pavimentazione e la messa in sicurezza delle facciate.

Si è anche realizzata una scala interna la cui struttura rimanda a quella delle torri mobili accostate alle fortificazioni durante gli assedi e che oggi permette l’accesso ai camminamenti di ronda per un inedito punto di vista sulla città e sul paesaggio circostante.

Infine, si è pensato all’illuminazione, resa più efficiente e completa con nuovi apparecchi illuminanti a LED.

Non era ancora finita qui, considerando che, grazie ai fondi Pnrr e per un importo complessivo di 1 milione 485 mila euro, si è proceduto alla risistemazione dell’area del parcheggio Foscale e alla sistemazione della scala in legno che conduce direttamente al centro storico.

castello

Storia

La costruzione iniziò nel 1358 per volere di Amedeo VI di Savoia, detto il Conte Verde, con incarico affidato all'architetto Ambrogio Cognon, e si concluse tra il 1393 e 1395, impegnando una grande quantità di manodopera: si ritiene che in certe giornate vi lavorassero più di mille persone (si consideri che a quei tempi Ivrea aveva circa 3.500 abitanti), con maestranze qualificate provenienti da Vercelli, Milano e Ginevra.

Con la scelta del sito, Amedeo VI volle che il castello si ergesse a fianco delle sedi principali del potere politico e religioso medioevale: il Palazzo Vescovile ed il Comune (Palazzo della Credenza). Per far posto al nuovo edificio fu necessario abbattere diverse case e le mura della città verso nord.

Cessate le tensioni belliche che ne avevano determinato la costruzione, nella seconda metà del XV secolo il castello funse soprattutto da raffinata dimora dei Savoia, assistendo allo sviluppo della cultura e delle arti promosso in particolare dalla duchessa Jolanda di Valois, figlia di Carlo VII re di Francia e di Maria d'Angiò. Uno scritto del 1522, redatto in occasione della celebrazione di un battesimo, ci informa sugli arredi delle sale, gli addobbi, i balli e le feste che animavano la vita di corte.

Conosciamo anche il nome di un pittore francese tardogotico, Nicolas Robert, che affrescò nel castello l'oratorio di Iolanda di Valois (a dispetto delle testimonianze scritte, delle sue opere non è rimasta traccia). Del gusto cortese di tale periodo rimane traccia in una elegante bifora ad archi trilobati sormontata da stemmi della casa Savoia che si apre in alto sulla parete sud.

Tra il XVI e il XVII secolo, con l'infuriare nel territorio canavesano delle lotte tra francesi e spagnoli, il castello fu ristrutturato e riprese la sua funzione di presidio militare. Nel 1676 un fulmine provocò l’esplosione del deposito di munizioni collocato nella torre di nord-ovest (la torre mastra): l’esplosione, che causò assieme al crollo della torre innumerevoli morti e la distruzione di molteplici case edificate a ridosso del castello. La torre non venne ricostruita, ed oggi si presenta mozza, con una copertura conica in lastre di ardesia.

Dal 1700 l'edificio venne adibito a carcere, mantenendo poi tale funzione fino al 1970. In questo periodo intervennero significative ristrutturazioni legate ad esigenze carcerarie: così probabilmente la originaria struttura a tre piani fu modificata in quattro, ricavando un maggior numero di vani di minore altezza. Dopo il 1970, il castello rimase abbandonato e chiuso al pubblico per nove anni. Successivi restauri comportarono la eliminazione di corpi di fabbrica che erano stati aggiunti nel cortile, la revisione di tutte le coperture ed il restauro delle torri merlate.

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