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La gattina del cimitero di Ivrea è malata: IVY e quella richiesta d’aiuto che non può restare inascoltata

Conosciuta e accudita da tutti, oggi combatte contro la felv insieme a SIRIA. Una storia di fragilità, cure costose e piccoli gesti che possono fare la differenza

La gattina del cimitero di Ivrea è malata: IVY e quella richiesta d’aiuto che non può restare inascoltata

La gattina del cimitero di Ivrea è malata: IVY e quella richiesta d’aiuto che non può restare inascoltata

Al cimitero di Ivrea c’è sempre stata una presenza silenziosa, discreta, eppure familiare a tanti. Una piccola guardiana a quattro zampe che si muove tra i vialetti, tra i fiori freschi e quelli ormai secchi, tra le visite frettolose e quelle cariche di nostalgia. Lei si chiama IVY ed è, da oltre dieci anni, la gattina del cimitero.
Una presenza che non faceva rumore, che non disturbava, che sembrava quasi rispettare il dolore e il raccoglimento di quel luogo. IVY c’era e basta. E per molti, ormai, la sua sagoma era diventata parte del paesaggio, come una panchina, un cipresso, una lapide sempre lì.

IVY non è mai stata davvero sola. Aveva una cuccia, aveva il cibo portato con costanza, aveva le carezze di chi, andando a trovare un proprio caro, trovava anche il tempo di fermarsi per lei. Un gesto semplice, umano. Perché IVY faceva parte di quel luogo, lo abitava con la sua presenza lieve, diventando un punto fermo per tante persone.
In silenzio ha raccolto confidenze sussurrate, lacrime asciugate di fretta, sospiri lasciati andare. Senza saperlo, ha fatto compagnia a chi compagnia non ne aveva più. Ed è forse per questo che in tanti la sentono come “la loro” gatta.

Poi, negli ultimi giorni, qualcosa è cambiato. Il freddo, l’età che avanza, il fisico che non risponde più come una volta. IVY non stava bene. È stata ricoverata in clinica e lì è arrivata la notizia più difficile: la positività alla felv, la leucemia felina, insieme a uno stato di salute fragile, compromesso.
Una diagnosi che pesa come un macigno, soprattutto per un animale anziano, che fino a poco tempo prima sembrava resistere a tutto, anche agli inverni più rigidi.

Oggi IVY non è più al cimitero. È ospite del gattile di Eporedianimali, nella zona dedicata ai mici positivi alla felv. È sotto cura, seguita con attenzione, con l’obiettivo di farla tornare almeno un po’ più in forma. Nessuno sa ancora quale sarà il suo futuro. Se potrà tornare nel luogo che per anni è stato casa sua o se, per il suo bene, dovrà restare protetta tra le mura del rifugio.
Una scelta difficile, che mette davanti una domanda dolorosa: cosa significa davvero “casa”, quando la salute impone protezione e sicurezza?

Accanto a lei c’è anche SIRIA, un’altra micia scoperta positiva alla felv. Due storie diverse, unite dalla stessa diagnosi e dalla stessa necessità: cure di supporto costanti, indispensabili, ma purtroppo molto costose. I veterinari lo hanno spiegato chiaramente: senza aiuto, senza sostegno, diventa tutto più difficile.
E dietro quelle cure ci sono impegno, dedizione, ore di lavoro silenzioso di volontari che ogni giorno tengono in piedi una realtà fragile ma fondamentale.

È per questo che Eporedianimali chiede una mano. Una mano vera, concreta. Nessuna cifra è troppo piccola, perché davvero tante gocce riempiono il mare. Si può contribuire portando un’offerta direttamente in gattile il sabato, con un bonifico all’Iban IT18 Z030 6909 6061 0000 0132 864 intestato a Eporedianimali, causale CURE IVY E SIRIA, oppure attraverso PayPal dal sito dell’associazione.
Un aiuto che non è solo economico, ma anche un segno di attenzione, di riconoscenza, di responsabilità collettiva.

IVY non è solo una gatta. È un pezzo di Ivrea, una presenza che ha scaldato silenzi e solitudini, che ha insegnato – senza saperlo – cosa significhi prendersi cura di qualcuno senza chiedere nulla in cambio. Ora è lei ad aver bisogno di noi. E, come sempre, saranno i piccoli gesti a fare la differenza.

Insomma, a volte basta davvero poco per restituire un po’ di dignità e speranza a chi, per anni, ha vegliato in silenzio su tutti.

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