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Il BRICS+ diventa militare? Navi di Cina, Russia e Iran al Capo di Buona Speranza mettono in discussione il non allineamento

La prima esercitazione navale con il marchio BRICS+ va in scena a Simon’s Town, tra rotte strategiche, partner sotto sanzioni e l’imbarazzo del Sudafrica: cooperazione marittima o segnale politico che cambia gli equilibri globali?

Il BRICS+ diventa militare? Navi di Cina, Russia e Iran al Capo di Buona Speranza mettono in discussione il non allineamento

Il BRICS+ diventa militare? Navi di Cina, Russia e Iran al Capo di Buona Speranza mettono in discussione il non allineamento

Il rumore dei motori rompe la quiete di False Bay. Accanto a pescherecci e surfisti compaiono scafi grigi, antenne radar, sagome militari. Alla base navale di Simon’s Town attraccano il cacciatorpediniere cinese Tangshan e la nave rifornitrice Taihu. Poco distante si distinguono la nave appoggio iraniana Makran e la corvetta russa Stoykiy. Sui pennoni compare una scritta inedita: “Will for Peace 2026”. È la prima esercitazione navale organizzata con il marchio BRICS+, in programma dal 9 al 16 gennaio 2026, guidata dalla Repubblica Popolare Cinese e ospitata dal Sudafrica. Più che le dimensioni delle manovre, conta il contesto politico e il segnale lanciato lungo una delle rotte marittime più sensibili del pianeta.

Il 10 gennaio 2026 le navi di Cina, Iran, Russia ed Emirati Arabi Uniti si affiancano alle unità sudafricane per un calendario che alterna attività in porto e uscite in mare. Le esercitazioni comprendono comunicazioni operative, simulazioni di salvataggio di navi sequestrate e manovre di contrasto ad attacchi navali. La struttura è divisa in una fase a terra, dal 9 al 12 gennaio, e in una fase in mare, dal 13 al 15, con chiusura il 16. Il tema ufficiale parla di azioni congiunte per garantire la sicurezza delle principali rotte marittime e delle attività economiche in mare.

Le autorità sudafricane presentano l’evento come iniziativa BRICS Plus, specificando che la direzione operativa è cinese. Alcuni Paesi, tra cui Brasile, Egitto ed Etiopia, partecipano come osservatori. È un dettaglio rilevante, perché conferma l’allargamento progressivo del formato oltre il nucleo originario. Secondo ricostruzioni giornalistiche, Abu Dhabi avrebbe inviato una corvetta, mentre Teheran è presente con la Makran e, secondo fonti locali, con altre unità. Pretoria insiste su una linea difensiva: non si tratta di politica, ma di cooperazione per la sicurezza marittima. L’opposizione sudafricana replica parlando di tradimento del principio di non allineamento.

Il marchio BRICS nasce come sigla economica, riferita a Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica, e non è mai stato formalizzato come alleanza militare. Dal 2023 il perimetro si è esteso verso BRICS+, includendo Egitto, Etiopia, Iran, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e, più di recente, Indonesia. È un insieme eterogeneo, legato più da interessi sull’ordine economico globale che da una visione comune della sicurezza. Portare il logo BRICS+ in un’esercitazione navale rappresenta quindi un passaggio simbolico: l’idea che la cooperazione economica possa avere una proiezione operativa sul piano marittimo.

Pretoria e Pechino cercano di ridimensionare la portata dell’evento. Non esiste, spiegano, alcun patto di difesa BRICS né un comando congiunto. L’obiettivo dichiarato resta l’interoperabilità, il contrasto alla pirateria, la resilienza delle rotte commerciali. Un messaggio che non dissipa le perplessità. Secondo la Democratic Alliance, chiamare l’esercitazione “BRICS” o “BRICS+” serve a mascherare una scelta di allineamento selettivo con Paesi sottoposti a sanzioni internazionali.

La base di Simon’s Town, a sud di Città del Capo, controlla il passaggio tra Oceano Atlantico e Oceano Indiano. È una cerniera strategica, tornata centrale mentre il Mar Rosso e lo Stretto di Bab el-Mandeb sono segnati da minacce alla navigazione. In questo scenario, la rotta del Capo di Buona Speranza riacquista importanza come alternativa per petrolio, container e merci alimentari. Esercitarsi qui, sotto bandiere non occidentali, ha un valore geopolitico evidente: segnala l’intenzione di alcuni attori del Sud globale di mostrare capacità operative fuori dai formati guidati dalla NATOo dagli Stati Uniti.

La Cina ha schierato il Tangshan, cacciatorpediniere lanciamissili di classe Type 052DL, e la Taihu, nave rifornitrice dotata di elicottero e reparti di forze speciali. Un assetto che consente addestramento su evacuazioni mediche e operazioni di soccorso. La Russia è presente con la corvetta Stoykiy, classe Steregushchiy, e una nave ausiliaria, dopo una sosta a Walvis Bay, in Namibia. L’Iran partecipa con la Makran. Alcuni esponenti politici sudafricani sostengono che fossero coinvolte anche la Jamaran e la piattaforma Shahid Mahdavi della Guardia Rivoluzionaria Islamica. Si tratta di un punto delicato, che richiede conferme ufficiali, perché avrebbe implicazioni politiche e legali rilevanti. Gli Emirati Arabi Uniti risultano presenti con una corvetta, spesso indicata come appartenente alla classe Baynunah. Il Sudafrica ha impiegato unità di superficie, tra cui una fregata, e personale della SANDF (South African National Defence Force), sottolineando il valore addestrativo per una marina con risorse limitate.

Chi segue da tempo la cooperazione militare sudafricana riconosce una linea di continuità. Gli esercizi Mosi I del 2019 e Mosi II del febbraio 2023, svolti con Cina e Russia, avevano già suscitato polemiche, soprattutto perché la seconda edizione coincise con il primo anniversario dell’invasione russa dell’Ucraina. Una terza edizione, prevista per novembre 2025, è stata rinviata per evitare sovrapposizioni con il G20 di Johannesburg. Will for Peace 2026 appare come un rebranding: stesso teatro operativo, formato ampliato, regia cinese più visibile e un nuovo marchio politico.

Il governo sudafricano difende la scelta come pratica ordinaria di cooperazione militare, ricordando che la SANDF si addestra anche con marine occidentali. La Democratic Alliance contesta questa lettura e sostiene che BRICS non sia un’alleanza militare e che l’uso del marchio sia fuorviante. Viene evocato anche il rischio di sanzioni secondarie, qualora fossero confermate presenze legate alla Guardia Rivoluzionaria iraniana. Secondo l’opposizione, il non allineamento non equivale a neutralità priva di responsabilità.

Negli Stati Uniti, l’esercitazione è osservata con attenzione. La coincidenza con operazioni americane contro traffici sospettati di violare le sanzioni e con iniziative giudiziarie ad alto impatto politico alimenta il malumore a Washington. La presenza simultanea di Cina, Russia e Iran in acque strategiche viene letta come una provocazione. Da Pretoriaarriva una risposta pragmatica: per una marina sottofinanziata, addestrarsi con partner dotati di mezzi avanzati significa migliorare procedure e capacità operative.

Le tensioni nel Mar Rosso e nello Stretto di Hormuz hanno già reso più fragili le catene di approvvigionamento globali. La rotta del Capo di Buona Speranza allunga i tempi di navigazione, ma riduce alcuni rischi. In questo contesto, un’esercitazione che dichiara di voler proteggere i traffici invia un messaggio anche ad armatori e assicurazioni. Resta aperta la domanda se si tratti di cooperazione limitata o di un passo verso una presenza più strutturata lungo le coste africane.

Uno degli elementi più sorprendenti è la compresenza di Iran ed Emirati Arabi Uniti nello stesso scenario addestrativo. Sul piano navale rappresenta un precedente. Segnala una flessibilità tattica e un interesse condiviso per la sicurezza dei flussi energetici. È anche un indicatore della postura di Abu Dhabi, capace di cooperare con attori rivali quando l’obiettivo è rafforzare reti di influenza in espansione nell’Africa australe e nell’Oceano Indiano.

Per Pechino, Will for Peace 2026 funziona come banco di prova. Si sperimenta l’interoperabilità, si consolidano relazioni politiche nel Sud globale e si promuove una narrativa di sicurezza presentata come aperta e non allineata, in alternativa a quella occidentale. La presenza di osservatori come Brasile, Egitto ed Etiopia serve a proiettare l’immagine di un BRICS+ plurale, meno identificabile con un blocco compatto.

Non tutti, però, partecipano. India e Brasile, membri storici dei BRICS, restano ai margini. Nuova Delhi guarda con cautela a ogni iniziativa di sicurezza che coinvolga la Cina, anche alla luce delle tensioni lungo il confine himalayano. Brasilia mantiene una visione prevalentemente economica del formato. L’assenza dei due Paesi rafforza un dato di fatto: BRICS non è, almeno per ora, un sistema di sicurezza collettiva. L’uso del marchio in ambito navale resta una questione di diplomazia semantica più che di trattati.

Quando il 16 gennaio le navi lasceranno Simon’s Town, sul tavolo del governo sudafricano resteranno tre questioni. Il bilancio addestrativo per la SANDF, che ha potuto confrontarsi con procedure complesse. Le ricadute diplomatiche nei rapporti con Washington e con i partner europei. E il dibattito interno su come conciliare il principio dichiarato di non allineamento con scelte operative che lo mettono alla prova.

Fonti utilizzate: comunicati ufficiali della South African National Defence Force, dichiarazioni del Ministero della Difesa del Sudafrica, comunicazioni della Marina dell’Esercito Popolare di Liberazione Cinese, agenzie di stampa internazionali, analisi di Reuters, Associated Press, Jane’s Defence, The Washington Post.

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