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12 Gennaio 2026 - 19:14
Ospedali d’eccellenza e cure di prossimità, il nuovo Ssn entra nella fase della svolta
Il Servizio sanitario nazionale si prepara a una riforma strutturale che ne ridisegna l’architettura e i modelli organizzativi, con l’obiettivo dichiarato di rafforzare l’assistenza sul territorio, avvicinare le cure ai cittadini e ridurre la mobilità sanitaria. Il cambiamento passa anche da una nuova classificazione degli ospedali e da un ruolo più centrale dei medici di medicina generale. È quanto prevede il Disegno di legge delega approvato oggi dal Consiglio dei ministri, che affida al Governo il compito di adottare entro il 31 dicembre 2026 uno o più decreti legislativi per aggiornare il decreto legislativo 502 del 1992.
Il testo, intitolato “Schema di ddl delega al governo per l’adozione di misure in materia di riorganizzazione e potenziamento dell’assistenza territoriale e ospedaliera e revisione del modello organizzativo del Ssn”, indica come finalità, all’articolo 1, quella di «implementare il livello di tutela della salute in attuazione dell’articolo 32 della Costituzione». Al centro c’è il rafforzamento complessivo del sistema sanitario pubblico, con un deciso spostamento dell’asse verso il territorio e una maggiore integrazione tra ospedale e servizi di prossimità.
A spiegare l’impianto della riforma è il ministro della Salute Orazio Schillaci. «Con questo provvedimento vogliamo rendere il Ssn più capace di rispondere ai fabbisogni assistenziali dei cittadini. Per questo interveniamo sui modelli organizzativi con i nuovi ospedali di riferimento nazionale, anche per garantire una maggiore uniformità nell’erogazione delle prestazioni sanitarie e limitare la mobilità sanitaria. Rafforziamo inoltre l’integrazione tra ospedale e territorio e i modelli di presa in carico, in particolare per la non autosufficienza. L’obiettivo è avere un sistema più efficiente e moderno potenziando la tutela della salute nel rispetto dei principi di equità, continuità assistenziale e umanizzazione delle cure, valorizzando la centralità della persona», ha dichiarato.

ORAZIO SCHILLACI - MINISTRO SALUTE
Uno dei cardini del disegno di legge è la revisione della classificazione delle strutture ospedaliere. Accanto agli ospedali di base e a quelli di primo e secondo livello, viene introdotta la categoria degli ospedali di terzo livello, definiti come ospedali nazionali di riferimento. Si tratta di strutture di eccellenza con bacino di utenza nazionale e sovranazionale, individuate sulla base di criteri omogenei che tengono conto di elevati standard di qualità, della percentuale di pazienti provenienti da altre regioni e dell’attività di ricerca svolta.
Accanto a questi, il ddl introduce anche gli ospedali elettivi, strutture per acuti prive di pronto soccorso, destinate ad accogliere pazienti acuti non urgenti trasferiti da ospedali di livello superiore. È previsto un collegamento tempestivo con le strutture della rete di emergenza-urgenza di riferimento. L’obiettivo dichiarato è migliorare l’appropriatezza dell’offerta ospedaliera, anche attraverso la definizione di standard minimi per le attività di ricovero.
Ampio spazio è dedicato all’assistenza territoriale, in particolare per le persone non autosufficienti, con l’indicazione di standard di personale, la garanzia della continuità assistenziale e la promozione della domiciliarità. Il provvedimento mira anche ad aggiornare e rafforzare l’assistenza per i pazienti con patologie croniche complesse e avanzate e a migliorare l’organizzazione delle cure palliative.
La riforma interviene inoltre su ambiti considerati strategici per la qualità del sistema, come la valorizzazione della bioetica clinica, definita «strumento di umanizzazione delle cure», il rafforzamento dell’integrazione tra interventi sanitari e socioassistenziali e il riordino dei servizi di salute mentale.
In questo contesto si inserisce anche il tema delicato del ruolo dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta. Il ddl prevede un riordino della loro disciplina per rafforzarne il contributo nell’assistenza territoriale, ma non chiarisce se ciò comporterà il superamento dell’attuale regime di convenzione a favore di una dipendenza diretta dal settore pubblico. Un punto che resta aperto e che promette di alimentare il dibattito politico e professionale nei prossimi mesi.
Il provvedimento stabilisce infine che i decreti attuativi dovranno essere adottati a “neutralità finanziaria”, salvo che il Parlamento decida di stanziare risorse aggiuntive con specifici interventi legislativi. Un elemento che solleva interrogativi sulla reale capacità della riforma di tradursi in un potenziamento concreto del servizio sanitario senza nuovi finanziamenti.
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