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09 Gennaio 2026 - 18:27
Giorgio Zigiotto
S’era alzato presto per un sopralluogo. Di quelli seri, con l’idea già chiara in testa: fotografare un marciapiede rotto in via Raffaello Sanzio e mettere nero su bianco l’ennesima interpellanza. Roba ordinaria, amministrazione spicciola. Peccato che Settimo Torinese, quando vuole, sappia sempre superare se stessa.
Il marciapiede, infatti, non è rotto. È nuovo. Talmente nuovo da essere diventato pericoloso. Spigoli vivi, taglienti, affilati come lame. Altro che riqualificazione urbana: sembra di stare su Scherzi a parte, solo che qui non ride nessuno.
Il consigliere comunale Giorgio Zigiotto (Fratelli d'Italia), uno che non le manda a dire e infatti le dice proprio, non fa neanche in tempo a spegnere il motore dell’auto che arriva il primo cittadino, incazzato come una jena. Gli mostra una ruota: tagliata. Subito dopo un secondo. Poi un terzo. Tutti nello stesso punto. Tutti “a terra” per colpa del marciapiede nuovo di zecca. Nuovo sì. Sicuro no.
Zigiotto prova a spiegare che sul sito del Comune esiste una sezione dedicata ai risarcimenti. Già. Ma chi ci crede davvero, ai risarcimenti comunali? È un po’ come Babbo Natale: se ci credi da grande, forse hai un problema.



Nel frattempo l’assessore Angelo Barbati, informato dello spigolo assassino, al telefono tergiversa. La responsabilità? Altrove. Non sua. Insomma, il solito copione. Se le cose non funzionano, la colpa è sempre di qualcun altro. Mai dell’assessore che dovrebbe controllare. Mai del Comune, evidentemente impegnato in tutt’altre faccende. Macché.
Benvenuti a Settimo Torinese, la città bella da vivere. Certo, a patto di non parcheggiare male, di non salire troppo vicino al bordo, di non avere pneumatici delicati e, soprattutto, di non essere un anziano con problemi di deambulazione.
La mattinata prosegue e il campionario di disastri urbani si arricchisce.
«Giorgio, vieni con me che te ne faccio vedere un’altra…»
Si cambia scena, si resta nello stesso film. Via Einaudi, zona case Gescal. Qui il quadro diventa quasi poetico, se non fosse tragico. Un buco in mezzo alla strada, segnalato alla bene e meglio, senza illuminazione notturna, in una via con traffico tutt’altro che marginale. Dettaglio non irrilevante: il giovedì ospita un mercato rionale molto frequentato, il secondo più grande della città dopo quello del sabato. Tradotto: gente, furgoni, bancarelle, anziani, famiglie. E un cratere.
È da un mese che quel buco è lì. È da un mese che le auto, soprattutto di notte, non lo vedono e buttano giù la segnalazione provvisoria. Ed è da mesi che un anziano del quartiere, con una costanza che il Comune evidentemente non possiede, sente il botto, scende di casa e rimette tutto in piedi. Volontariato civico versione estrema: tappare le falle di un’amministrazione comunale tra le più inutili che Settimo abbia mai avuto, una segnalazione alla volta.
Settimo bella da vivere, sì. Ma con il casco.
Finita? Macché. Perché non c’è il due senza il tre. «Sempre oggi, giornata davvero difficile», racconta Zigiotto, «mi hanno segnalato un tombino sfondato davanti alla rotonda del Lidl». Un altro punto critico, un’altra trappola sull’asfalto, un’altra fotografia che racconta più di mille convegni sul futuro sostenibile.
A questo punto viene spontaneo chiedersi se Elena Piastra, sindaca della città, invece di organizzare un incontro al mese per raccontare la Settimo del futuro — smart, green, resiliente e probabilmente illuminata solo nei rendering — non farebbe meglio a guardare la Settimo del presente. Quella vera. Quella che buca le gomme, costringe i cittadini a improvvisarsi addetti alla segnaletica stradale e spinge molti a non uscire di casa per paura di spaccarsi una gamba.
Perché tra strade a groviera, marciapiedi rifatti alla cazzo di cane, tombini sfondati, topi nelle isole ecologiche e impianti di illuminazione che funzionano quando va bene, il problema non è il futuro.
È l’oggi.
Ed è sotto gli occhi di tutti. Basta solo abbassarli.
Insomma.
E come alla Fiera dell’Est,
venne l’assessore Angelo Barbati,
che chiamò il tecnico,
che chiamò Patrimonio,
che chiamò l’impresa,
che chiamò l’operaio,
che chiamò la sindaca,
che chiamò Nino Daniel,
che chiamò il direttore generale.
E intanto, a Settimo, alla fine, nulla cambiò...
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