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La Spagna costringe la Chiesa a pagare gli abusi sessuali

Svolta storica a Madrid: per i casi prescritti o senza processo sarà il Difensore del Pueblo a stabilire la riparazione, mentre diocesi e ordini religiosi dovranno pagare. Una finestra di un anno per chi è rimasto senza giustizia

La Spagna costringe la Chiesa a pagare gli abusi sessuali

il cardinale Pietro Parolin

All’ingresso del Palacio de Parcent, sede del Ministero della Presidenza, Giustizia e Relazioni con le Cortes a Madrid, un gruppo di uomini e donne stringe cartelline azzurre. Dentro ci sono certificati medici, denunce archiviate, lettere mai risposte. Documenti accumulati in decenni di attesa. La mattina di giovedì 8 gennaio 2026, mentre all’interno dell’edificio si formalizza un accordo atteso da anni, all’esterno circola una frase che per molti segna una svolta concreta: il Difensore del Pueblo potrà proporre la riparazione, la Chiesa la pagherà. A pronunciarla è il ministro Félix Bolaños, che chiarisce il principio politico dell’intesa: lo Stato decide l’indennizzo, la Chiesa cattolica lo versa. È un cambio di paradigma netto in un Paese in cui, secondo le stime ufficiali dell’organo costituzionale, fino a circa 440.000 adulti dichiarano di aver subito abusi in ambito religioso.

L’accordo riguarda i casi che non possono più arrivare davanti a un giudice perché i reati sono prescritti o perché l’autore è deceduto. Non si tratta quindi di sostituire i tribunali, ma di offrire una risposta a chi, fino a oggi, non ne aveva più alcuna. Le domande saranno raccolte da una Unità di trattazione istituita presso il Ministero della Presidenza, Giustizia e Relazioni con le Cortes e poi trasferite alla Unità Vittime del Difensore del Pueblo. Sarà quest’ultima a svolgere l’istruttoria e a formulare una proposta di riparazione che potrà avere carattere simbolico, restaurativo, spirituale e anche economico. La proposta verrà quindi sottoposta alla CPRIVA, la Commissione del Piano di Riparazione Integrale alle Vittime di Abusi, organismo consultivo istituito dalla Chiesa. Se la persona che ha presentato la domanda e la CPRIVA convergono sulla proposta, questa diventa definitiva. Se emerge un disaccordo, entra in funzione una Commissione Mista, nella quale siedono anche le associazioni delle vittime. Se la distanza resta, la decisione finale spetta alla Unità Vittime del Difensore del Pueblo.

Il pagamento delle riparazioni è posto a carico delle diocesi o degli istituti religiosi competenti. Nel caso in cui questi soggetti non adempiano, l’accordo prevede una garanzia sussidiaria della CEE, la Conferenza Episcopale Spagnola, e della CONFER, la Conferenza Spagnola dei Religiosi. Governo e Chiesa si sono impegnati a firmare entro un mese un convenio operativo che renderà effettive le procedure. Le richieste potranno essere presentate per un anno, con la possibilità di una proroga di altri dodici mesi. È prevista anche l’esenzione fiscale sulle somme riconosciute, un elemento tecnico ma rilevante, pensato per evitare che il valore della riparazione venga ridotto dal prelievo fiscale.

L’intesa nasce con un obiettivo preciso: offrire una via pubblica, garantita e verificabile alle persone che non intendono rivolgersi direttamente ai canali interni della Chiesa, in particolare al percorso PRIVA, attivato tra il 2023 e il 2024 per la gestione ecclesiale delle riparazioni. La scelta di affidare il ruolo centrale al Difensore del Pueblo risponde a una richiesta avanzata da numerose associazioni di sopravvissuti, che da tempo chiedevano un arbitro terzo, non condizionato dalla struttura ecclesiastica. In questo schema lo Stato costruisce la proposta di riparazione e la fa transitare attraverso la CPRIVA, mantenendo un equilibrio che ribadisce il principio espresso dal ministro Félix Bolaños: la decisione è pubblica, il pagamento resta ecclesiale.

Secondo il governo spagnolo, la Santa Sede ha svolto un ruolo di facilitazione nella fase finale della trattativa. Félix Bolaños ha ringraziato pubblicamente il Vaticano e il segretario di Stato, il cardinale Pietro Parolin, per una mediazione che ha contribuito a sbloccare nodi rimasti irrisolti per mesi. L’interlocuzione con Roma ha favorito la convergenza su due punti considerati decisivi: l’assunzione economica delle riparazioni da parte della Chiesa e il riconoscimento della centralità delle vittime nel percorso.

Il documento è stato sottoscritto a Madrid dal ministro Félix Bolaños, dal presidente della CEE, monsignor Luis Argüello, e dal presidente della CONFER, il domenicano Jesús Díaz Sariego. Secondo le prime indicazioni operative, le domande potranno essere presentate a partire da febbraio 2026, una volta firmato il convenio attuativo tra Ministero, CEE, CONFER e Difensore del Pueblo.

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Félix Bolaños

Per comprendere la portata della svolta occorre guardare a ciò che accadeva prima. Fino a oggi la risposta della Chiesa spagnola si muoveva su un doppio binario: le indagini canoniche e, dal 2024, il PRIVA, strumento di riparazione interna. Le inchieste giornalistiche e le testimonianze raccolte in questi anni hanno però evidenziato ritardi, burocrazia, criteri disomogenei e decisioni prive di vincoli giuridici. In assenza di un obbligo esterno, molto dipendeva dalla disponibilità delle singole diocesi o congregazioni. Un’analisi pubblicata nel settembre 2025 indicava che solo circa il 2% delle 2.002 vittime riconosciute aveva ottenuto una riparazione effettiva.

Il nuovo schema sposta l’asse decisionale. La proposta nasce in un’istituzione dello Stato, viene confrontata con la CPRIVA, può essere oggetto di mediazione in una Commissione Mista e, se necessario, arriva a una decisione finale del Difensore del Pueblo. Il risultato è un percorso con esiti determinabili e tempi definiti, pur mantenendo il principio per cui il costo della riparazione resta in capo alla Chiesa.

I numeri spiegano l’urgenza dell’intervento. Il rapporto del Difensore del Pueblo, presentato al Parlamento nel 2023 e ribadito nel 2024, descrive un fenomeno ampio e in larga parte sommerso. Un’indagine demoscopica condotta su 8.013 persone ha rilevato che l’1,13% degli intervistati dichiara di aver subito abusi in ambito religioso e che lo 0,6% indica come autore un sacerdote o un religioso. Proiettate sulla popolazione adulta, queste percentuali corrispondono a una stima di circa 440.000 persone. Alla Unità Vittime del Difensore del Pueblo risultano inoltre oltre 674 testimonianze validate.

Già nell’aprile 2024 il governo aveva annunciato un piano per attuare le raccomandazioni del Difensore del Pueblo, indicando la creazione di un sistema di riparazione finanziato principalmente dalla Chiesa. L’accordo dell’8 gennaio 2026 chiude quel percorso con una scelta istituzionale esplicita: nessuna persona sarà obbligata a passare dai canali interni ecclesiali per ottenere riconoscimento e risarcimento.

Resta il nodo dell’attuazione. Il sistema è temporaneo, pensato come una finestra concentrata per affrontare l’arretrato dei casi prescritti. La Unità Vittime del Difensore del Pueblo dovrà dimostrare di avere la capacità operativa per gestire un afflusso potenzialmente elevato di pratiche in tempi ristretti. Un’altra incognita riguarda l’ammontare degli indennizzi e l’uniformità delle valutazioni. In passato, le cifre riconosciute dalla Chiesa hanno mostrato oscillazioni ampie, da 1.000 a 90.000 euro, con tempi lunghi e procedure poco trasparenti. Il monitoraggio pubblico di tempi, criteri ed esecuzione sarà decisivo.

Nel contesto europeo, il caso spagnolo si inserisce in una tendenza che vede gli Stati affiancare o sostituire i meccanismi ecclesiali con percorsi istituzionali di verità e riparazione. Sul piano interno alla Chiesa, il cammino è stato segnato da fasi alterne, dal rapporto commissionato allo studio legale Cremades & Calvo-Sotelo, che ha censito oltre 2.000 vittime, fino alla costruzione del PRIVA, passando per tensioni e resistenze. L’interlocuzione con la Santa Sedeha contribuito a fissare un principio che ora viene tradotto in un dispositivo concreto: l’ascolto, da solo, non è sufficiente senza una riparazione verificabile.

Durante la conferenza stampa, Félix Bolaños ha ammesso che l’accordo arriva tardi per molte persone, ma può contribuire a saldare una deuda histórica y moral nei confronti di chi ha subito abusi senza mai ottenere un riconoscimento. Le associazioni delle vittime chiedono ora criteri chiari, assistenza psicologica garantita e tempi certi. Al di là delle dichiarazioni, sarà su questi elementi che si misurerà la credibilità del modello spagnolo.

Fonti
Ministero della Presidenza, Giustizia e Relazioni con le Cortes
Difensore del Pueblo
Conferenza Episcopale Spagnola (CEE)
CONFER – Conferenza Spagnola dei Religiosi
Rapporto del Difensore del Pueblo su abusi in ambito religioso (2023–2024)
Dichiarazioni ufficiali del ministro Félix Bolaños
Documentazione PRIVA e CPRIVA

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