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07 Gennaio 2026 - 19:33
[Palestine Ministry of Education / Telegram]
Lezione interrotta: incursione dell’IDF (Israel Defense Forces, Forze di Difesa Israeliane) all’Università di Birzeit, studenti feriti e arresti all’interno del campus
Il cancello principale è stato forzato in pochi secondi. Sulle sbarre restano scaglie di vernice verde, piegate dal passaggio dei mezzi militari. È poco dopo mezzogiorno quando, all’Università di Birzeit, a nord di Ramallah, l’aria diventa irrespirabile per l’uso massiccio di gas lacrimogeni. Nei cortili, le macchie scure sull’asfalto segnano i punti in cui gli studenti feriti sono stati soccorsi. I cartelli di un’iniziativa studentesca, preparata nelle ore precedenti, giacciono sparsi lungo i vialetti. È la scena lasciata dall’incursione del 6 gennaio 2026, un’operazione che, secondo numerosi testimoni e fonti indipendenti, segna un passaggio ulteriore nel rapporto tra forze israeliane e spazi universitari palestinesi.
Secondo i dati diffusi dal Ministero della Salute palestinese e dalla Mezza Luna Rossa Palestinese, i feriti sono almeno 11. Diverse ricostruzioni indicano che cinque studenti sono stati colpiti da proiettili veri, mentre decine di altri hanno riportato sintomi da inalazione di gas. L’operazione si è conclusa con arresti temporanei, tra cui quello del vice-presidente per gli Affari Accademici Asem (Assem) Khalil, e con il sequestro di materiale riconducibile al movimento studentesco.
Secondo quanto riferito dall’amministrazione dell’ateneo e confermato da fonti sanitarie, nel primo pomeriggio una colonna di veicoli militari ha fatto irruzione nel campus, distribuendo soldati tra le facoltà e le aree comuni. Sono stati utilizzati proiettili veri, granate assordanti e lacrimogeni. Il Ministero della Salute palestinese conferma che 11 persone sono state trasportate all’Istishari Arab Hospital di Ramallah: tre con ferite da arma da fuoco, tre colpite da schegge e cinque con gravi difficoltà respiratorie. La Mezza Luna Rossa Palestinese riferisce che almeno tre studentisono stati colpiti alle gambe da colpi d’arma da fuoco. L’Università di Birzeit ha definito la trasformazione del campus in un’area militarizzata una “violazione flagrante” della natura civile degli istituti di istruzione.
Ataque a la Universidad Birzeit de Cisjordania por tropas israelíes https://t.co/hDaY5k5KfS
— Nantzin Saldaña (@tanggerine) January 7, 2026
L’incursione è avvenuta mentre gli studenti stavano preparando un’iniziativa di solidarietà con i detenuti palestinesi e una proiezione legata al caso di Hind Rajab. Testimonianze raccolte sul posto parlano di una dinamica inattesa per tempi e modalità. Per la prima volta, riferiscono studenti e docenti, si sono uditi spari di munizioni vere all’interno dell’area universitaria durante lo svolgimento delle lezioni, con aule piene e attività accademiche in corso.
Le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno rivendicato l’operazione sostenendo di aver disperso una “riunione a sostegno del terrorismo” all’interno dell’università. In comunicati diffusi in serata, l’esercito e la Polizia di Frontiera israeliana parlano di “mezzi di dispersione” e di “fuoco mirato contro individui violenti” in seguito al lancio di pietre dai tetti. Secondo alcune versioni ufficiali, l’intervento sarebbe iniziato con colpi esplosi in aria, per poi intensificarsi quando la situazione sarebbe degenerata. Questa ricostruzione entra però in contrasto con i referti clinici e le testimonianze raccolte da strutture sanitarie e organizzazioni umanitarie, che documentano ferimenti da proiettile tra gli studenti.
Tra i fermati figura Asem (Assem) Khalil, vice-presidente per gli Affari Accademici dell’Università di Birzeit, successivamente rilasciato. Fonti giornalistiche internazionali riferiscono anche del fermo temporaneo di giornalistipresenti nell’area del campus. L’ateneo ha confermato il ruolo istituzionale di Khalil e denunciato il sequestro e il danneggiamento di materiali appartenenti alle liste studentesche, inclusi volantini, striscioni e apparecchiature, modalità già documentate in precedenti operazioni.
La presidenza dell’Università di Birzeit parla di un episodio senza precedenti per tempistica e modalità. Non si tratta della prima incursione militare in un ateneo palestinese, ma l’operazione del gennaio 2026, avvenuta in pieno orario di lezione, rappresenta un salto di qualità nell’impatto sulla vita accademica quotidiana. Dal 2024 in avanti, diverse università della Cisgiordania sono state teatro di raid, sequestri e arresti mirati, spesso rivolti agli organismi di rappresentanza studentesca. Queste pratiche sono state ripetutamente denunciate dal Ministero dell’Istruzione e dell’Istruzione Superiore palestinese e dalle amministrazioni universitarie, che richiamano il diritto all’istruzione e la protezione degli spazi civili.
Il riferimento normativo resta il Diritto Internazionale Umanitario, che considera scuole e università beni civili, protetti salvo il loro utilizzo a fini militari. Dal 2014 esistono le Linee guida per proteggere scuole e università dall’uso militare, e dal 2015 la Safe Schools Declaration, un impegno politico intergovernativo che invita Stati e attori armati a preservare il carattere civile degli spazi educativi. Pur non essendo giuridicamente vincolanti, queste norme di soft law mirano a innalzare gli standard di condotta. Il Comitato Internazionale della Croce Rossa (ICRC)e la Global Coalition to Protect Education from Attack (GCPEA) ne raccomandano l’adozione e il monitoraggio. I dati più recenti indicano un aumento delle violazioni contro l’istruzione in diversi contesti di conflitto tra il 2022 e il 2024, un trend considerato allarmante dalla comunità internazionale.
Fondata negli anni Settanta, l’Università di Birzeit è il principale polo universitario della Cisgiordania, con decine di migliaia di studenti e una forte tradizione di attivismo. Le liste studentesche, espressione di diversi orientamenti politici, rendono l’ateneo un osservatorio sensibile della società palestinese e, allo stesso tempo, un obiettivo ricorrente di misure di sicurezza, arresti e sequestri. L’amministrazione universitaria ha documentato negli anni numerosi raid e decine di arresti tra gli iscritti.
Nel quadro dell’operazione del 6 gennaio, il fermo temporaneo di giornalisti si inserisce in un contesto più ampio di pressioni sull’informazione indipendente in Cisgiordania e a Gerusalemme Est, dove sono stati segnalati sequestri di attrezzature e limitazioni alla copertura di eventi sensibili. In questo caso, secondo testimonianze e comunicazioni ufficiali, alcuni operatori dell’informazione sarebbero stati condotti via durante le fasi più concitate e poi rilasciati, sollevando interrogativi sulla tutela del lavoro giornalistico in situazioni di ordine pubblico.
Per l’amministrazione dell’Università di Birzeit, l’operazione ha avuto l’obiettivo di intimidire studenti e personale e di compromettere il diritto allo studio. Il Ministero dell’Istruzione e dell’Istruzione Superiore palestinese parla di una violazione deliberata del diritto internazionale e invita le organizzazioni per i diritti umani e la comunità accademica internazionale a una presa di posizione più netta, chiedendo monitoraggio e documentazione indipendente.
L’incursione si colloca in una fase di alta tensione in Cisgiordania, caratterizzata da operazioni quotidiane delle forze israeliane con l’obiettivo dichiarato di contrastare reti armate e attività di istigazione. Nel caso di Birzeit, più fonti sottolineano come elemento distintivo l’intervento durante lo svolgimento delle lezioni, per intensità e impatto sugli studenti.
Restano aperte questioni centrali sulla proporzionalità e sulla necessità dell’uso della forza, in particolare sull’impiego di munizioni vere in un contesto universitario. Il Diritto Internazionale Umanitario impone valutazioni rigorose sulla distinzione tra civili e combattenti e sull’uso della forza in aree densamente frequentate. L’efficacia di strumenti come la Safe Schools Declaration dipende dalla capacità di attivare indagini indipendenti, raccogliere dati e accertare eventuali responsabilità. Sul piano pratico, la sospensione delle lezioni, l’ansia diffusa tra gli studenti e il rischio di autocensura del dibattito accademico rappresentano effetti duraturi, meno visibili ma rilevanti.
La sera del 6 gennaio, le aule si sono svuotate lentamente. L’amministrazione universitaria ha avviato una ricognizione dei danni, segnalando porte sfondate, attrezzature vandalizzate e documenti sequestrati. Il vice-presidente Asem (Assem) Khalil è tornato alle sue funzioni, mentre gli studenti chiedono garanzie minime per la ripresa degli esami. Le autorità israeliane ribadiscono la necessità di interventi per contrastare istigazione e sostegno al terrorismo. In mezzo, resta la quotidianità di migliaia di studenti che cercano di portare avanti il proprio percorso di studio in un contesto segnato da incertezza e tensione.
Fonti
Ministero della Salute palestinese
Mezza Luna Rossa Palestinese
Università di Birzeit
Israel Defense Forces (IDF)
Polizia di Frontiera israeliana
Istishari Arab Hospital
Ministero dell’Istruzione e dell’Istruzione Superiore palestinese
Comitato Internazionale della Croce Rossa (ICRC)
Global Coalition to Protect Education from Attack (GCPEA)
Safe Schools Declaration
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