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07 Gennaio 2026 - 19:22
Stellantis ai minimi dal 1955, il cuore industriale italiano sotto pressione
La produzione Stellantis in Italia scende ai livelli più bassi dal 1955 e fotografa una crisi profonda che, in meno di due anni, ha portato a un dimezzamento dei volumi complessivi. È il quadro che emerge dal report della Fim Cisl, che per il 2025 certifica una produzione ferma a 379.706 unità, con un calo complessivo di circa 20% tra autovetture e veicoli industriali, un dato mai così basso dalla metà degli anni Cinquanta.
Nel dettaglio, la produzione di autovetture registra un tracollo del 24,5%, con 213.706 vetture assemblate, mentre i veicoli commerciali segnano una flessione del 13,5%, fermandosi a 166mila unità, nonostante un recupero di circa 10 punti percentuali nell’ultimo trimestre dell’anno. In un panorama segnato da numeri negativi, Mirafiori rappresenta l’unica eccezione, chiudendo il 2025 con un +16,5%, risultato che ha contribuito a evitare un bilancio ancora più pesante per l’intero gruppo.

A spiegare come si sia arrivati a questi livelli è il segretario generale della Fim Cisl, Ferdinando Uliano, che sottolinea come il bilancio avrebbe potuto essere persino peggiore: «Il risultato avrebbe potuto essere ancora più negativo. Il lancio produttivo nell’ultimo trimestre della 500 ibrida a Mirafiori e della nuova Jeep Compass a Melfi ha consentito di recuperare parte della perdita, che sarebbe stata ben più consistente alla luce del crollo di circa un terzo delle produzioni auto nei primi nove mesi». Da qui l’appello diretto all’azienda: «Abbiamo toccato il fondo, ora bisogna risalire, con nuove produzioni, nuove assegnazioni, nuovi investimenti».

FERDINANDO ULIANO - SEGRETARIO FIM CISL
Per il sindacato la priorità è chiara e urgente: «Il piano industriale dev’essere anticipato e deve prevedere altre allocazioni produttive per gli stabilimenti italiani». Un tema che riguarda anche Mirafiori, che pur mostrando segnali positivi, secondo Uliano «deve avere un piano industriale strutturato», perché «non ci si può fermare alla 500 ibrida ed elettrica, né alle 400 assunzioni previste a febbraio».
Nel ragionamento della Fim Cisl assume un peso centrale anche l’area produttiva liberata dalle Maserati, dopo il trasferimento della produzione a Modena, che nel 2025 ha segnato un calo del 23,1%. Un’area che, avverte Uliano, «dev’essere saturata con nuove produzioni, per garantire continuità industriale e occupazionale».
Il resto della mappa industriale italiana di Stellantis mostra perdite a doppia cifra. Atessa arretra del 13,5%, Melfi crolla del 47,2%, mentre la situazione più critica è quella di Cassino, con un calo del 27,9%, il peggiore nella storia dello stabilimento: appena 19.364 unità prodotte, contro le oltre 135mila del 2017. Pesante anche il dato di Pomigliano, che perde il 21,9%, con poco più di 131mila vetture assemblate.
In questo scenario, un dato resta emblematico: con 112.690 unità prodotte, la Fiat Panda si conferma il modello Stellantis con i volumi più elevati, rappresentando da sola il 53% della produzione nazionale di auto.
Guardando al futuro, la Fim Cisl ritiene che il 2026 «dovrebbe beneficiare della produzione per l’intero anno della 500 ibrida, della DS8 e della nuova Jeep Compass», a cui si aggiungeranno «le nuove produzioni di DS7 e Lancia Gamma», chiamate a compensare l’uscita di scena di Renegade e 500X. Secondo il sindacato, «è molto probabile un livello produttivo superiore a quello del 2024», ma il ritorno ai volumi del 2023 dipenderà «in larga misura dalla tenuta degli stabilimenti di Pomigliano e di Cassino».
La conclusione è netta: «È necessario recuperare gli impegni non attuati relativi a Stelvio e Giulia, anticipare il lancio del nuovo modello su piattaforma Large a Cassino e i progetti annunciati sulla piattaforma Small che coinvolgono Pomigliano». Senza un’accelerazione sul piano industriale, avverte il sindacato, il rischio è che il minimo storico del 2025 non resti un punto di arrivo, ma solo una tappa di una crisi ancora aperta.
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