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06 Gennaio 2026 - 10:46
Rissa al Super Oscar. Csf Carmagnola–Volpiano Pianese. Scattano i "Daspo" per i genitori
La notizia arriva oggi dalla Questura di Torino e ha il peso di una pietra tombale su una delle pagine più nere del calcio giovanile piemontese. Due provvedimenti di D.A.SPO., con il divieto di accesso a tutti gli impianti sportivi calcistici, sono stati emessi nei confronti di due genitori protagonisti della rissa scoppiata al campo sportivo “Paradiso” di Collegno. Per uno di loro il divieto durerà due anni, per l’altro un anno.
Non ultras, non tifoserie organizzate, non curve violente. Ma padri di ragazzi di 13 e 14 anni, coinvolti in una partita Under 14 del torneo “Super Oscar Memorial”. È questo il punto da cui bisogna partire. Perché se oggi si parla di D.A.SPO., è perché quella sera gli adulti hanno perso completamente il controllo, trasformando un campo di calcio giovanile in un teatro di violenza.
Per comprendere fino in fondo il senso dei provvedimenti adottati oggi, bisogna tornare indietro alla sera del 31 agosto 2025. Al campo sportivo “Paradiso” di Collegno si gioca una gara valida per la qualificazione ai quarti di finale del Super Oscar, una delle rassegne giovanili più longeve e prestigiose del Piemonte. In campo CFS Carmagnola e GSD Volpiano, categoria Under 14. Sugli spalti famiglie, genitori, dirigenti. Tutto come da copione.
La partita si conclude regolarmente. Ma è dopo il triplice fischio che la situazione degenera. Tra due giovani calciatori nasce una discussione accesa. In pochi istanti la tensione sale, le parole lasciano spazio agli spintoni, gli spintoni ai pugni. La lite diventa rissa.
Ed è qui che la storia smette di essere solo sportiva.
Due padri entrano in campo. Uno di loro scavalca la rete divisoria degli spalti, invadendo il terreno di gioco. L’altro è già sul campo perché dirigente della società GSD Volpiano: si tratta di Angelo Sarritzu, padre del portiere del Volpiano Pianese. Invece di riportare calma, gli adulti finiscono per alimentare il caos.
Secondo le ricostruzioni ufficiali, le condotte sono gravi e violente. Dalla colluttazione scaturiscono lesioni personalia carico di alcuni giovani atleti. Tra questi c’è il portiere tredicenne del Volpiano Pianese, che diventa il simbolo dell’intera vicenda: un minorenne colpito fisicamente da un adulto durante una partita di calcio giovanile.
Un’immagine che scuote il mondo sportivo e travalica immediatamente i confini del campo.
La reazione della giustizia sportiva è durissima. Con il comunicato ufficiale del 4 settembre 2025, il giudice sportivo della Lega Nazionale Dilettanti, Roberta Lapa, parla di “gravità della condotta violenta assunta da ragazzi in età giovanissima, tale da inficiare i sani principi dello sport”.
Il portiere tredicenne del Volpiano Pianese viene squalificato fino al 4 settembre 2026. Secondo il referto arbitrale, avrebbe dato origine alla rissa colpendo con manate e pugni un avversario già a terra, comportamento che avrebbe favorito l’ingresso in campo di un soggetto estraneo, il genitore dell’altro ragazzo, che lo ha poi colpito.
Stessa sanzione, un anno di squalifica, per un giocatore del Csf Carmagnola Queencar, accusato di aver partecipato attivamente alla rissa colpendo un avversario con un pugno.
Ma le responsabilità non si fermano ai ragazzi. A essere sanzionato è anche Angelo Sarritzu, dirigente del Volpiano Pianese, che invece di sedare gli animi avrebbe preso parte alla colluttazione con il genitore entrato abusivamente in campo. Per lui arriva una squalifica di sei mesi, fino al 4 marzo 2026.
Colpite anche le società. 200 euro di ammenda alla Polisportiva Paradiso Collegno per non aver impedito l’ingresso in campo del genitore. 150 euro ciascuna a Csf Carmagnola Queencar e Volpiano Pianese per responsabilità oggettiva.
Il Super Oscar viene travolto. Le due squadre coinvolte sono escluse dal torneo. Il caso diventa nazionale. Si parla apertamente di possibili risvolti penali.
In questo clima, il padre che ha colpito il portiere tredicenne decide di parlare. Si chiama Mihai, ha quarant’anni, e affida le sue parole alla propria avvocata, Beatrice Rinaudo. Esprime pentimento, riconosce la gravità del gesto, ammette di aver dato un esempio sbagliato. Ma racconta anche la sua versione.
Secondo Mihai, il figlio sarebbe stato aggredito prima dal portiere del Volpiano e poi da altri giocatori, con calci e pugni. Racconta di aver visto il ragazzo a terra, di aver temuto conseguenze gravi. Dice di aver agito d’istinto, come un padre che vede il figlio colpito. Il ragazzo, sostiene, avrebbe riportato una frattura all’anca sinistra, con sessanta giorni di prognosi.
Ammette che non rifarebbe quel gesto, racconta di aver parlato con il figlio quella stessa sera, di essersi scusato per la reazione, di aver spiegato che la violenza non è mai una soluzione. Sa che le conseguenze saranno pesanti, per lui e per il ragazzo. Dice di essere pronto ad affrontarle.
Ma al di là delle versioni contrapposte, resta un dato che nessuna ricostruzione può cancellare: un adulto ha colpito un minorenne durante una partita di calcio giovanile.
Il mondo del calcio reagisce. Tra le prese di posizione più nette c’è quella del Gassino FC, che interviene pubblicamente condannando con fermezza ogni forma di aggressività nei confronti dei minori. Il club rilancia il proprio Codice Etico, introdotto nel 2024 e confermato per la stagione 2025/2026, che prevede regole chiare per i genitori: niente violenza, niente interferenze tecniche, niente pressioni sui ragazzi. In caso di violazioni, anche il Daspo genitoriale interno.
Non solo parole. Il Gassino racconta un percorso fatto di formazione, incontri, giornate in cui i genitori scendono in campo nei panni degli allenatori, per comprendere dinamiche e responsabilità. Un modello che oggi, alla luce di Collegno, suona come un avvertimento: senza adulti consapevoli, lo sport giovanile implode.
Ed è proprio su questo sfondo che oggi la Questura di Torino firma i due D.A.SPO.. Provvedimenti amministrativi, certo, ma dal significato politico e sociale fortissimo. Uno per due anni, uno per un anno. Divieto totale di accesso agli impianti calcistici. Nessuna distinzione tra partite professionistiche e giovanili.
Il messaggio è chiaro: la violenza negli stadi e nei campi sportivi non è tollerata, a maggior ragione quando coinvolge minori. Nemmeno se a commetterla è un genitore convinto di “difendere” il proprio figlio.
Il caso di Collegno resta una ferita aperta. Racconta una deriva che non riguarda solo una partita, ma un clima sempre più esasperato a bordo campo. Racconta adulti che proiettano frustrazioni e rabbia sui figli, trasformando il calcio in un ring. Racconta un sistema che oggi, finalmente, prova a reagire.
Insomma, quella partita Under 14 non è finita il 31 agosto 2025. È finita oggi, con due D.A.SPO. che segnano un confine netto. Da che parte stare, ormai, è chiaro.
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