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05 Gennaio 2026 - 16:36
Un tonno da 3,2 milioni di dollari: follia o strategia?
La campana suona alle prime luci dell’alba, l’aria è tagliente e i blocchi di ghiaccio scricchiolano sotto i passi dei banditori. Al Toyosu Market di Tokyo, la scena è quella che ogni anno apre il calendario simbolico del Paese. Gli acquirenti sollevano con attenzione le pinne caudali tagliate a scalpello, osservano la trama del grasso, tastano, annusano. Poi, in pochi secondi, il prezzo supera ogni previsione: 510,3 milioni di yen, poco più di 3,2 milioni di dollari, per un singolo esemplare di tonno rosso del Pacifico. È la tradizionale asta di Capodanno del 5 gennaio 2026, e il record viene fissato quando Kiyomura Corp., società madre della catena Sushizanmai, rilancia fino al colpo finale. A guidarla è Kiyoshi Kimura, imprenditore noto da anni come il “re del tonno”. Il pesce, 243 chilogrammi catturati al largo di Ōma, nell’estremo nord della prefettura di Aomori, viene trasferito subito nei laboratori della catena e, nel giro di poche ore, diventa nigiri serviti nei ristoranti a prezzo ordinario. È una scelta che mescola marketing, rito propiziatorio e posizionamento pubblico.
Tokyo, asta celebrativa di Capodanno: accordo di vendita raggiunto in sede d'asta.
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Il dato economico colpisce anche se scomposto. Il prezzo al chilo supera i 2,1 milioni di yen, un valore che riporta l’asta ai livelli più alti degli ultimi anni e supera il precedente primato del 2019, quando lo stesso Kimura si era fermato a 333,6 milioni di yen. Il confronto con le edizioni più recenti chiarisce la portata del salto: nel 2024 il lotto più caro era stato aggiudicato a 114,2 milioni di yen, nel 2025 a 207 milioni. In sette anni l’asticella è tornata a un livello che non si vedeva dal periodo pre-pandemico, con un’accelerazione che ha riacceso l’attenzione mediatica globale.
La provenienza non è un dettaglio secondario. Ōma è considerata una garanzia per il tonno rosso di alta gamma. Le acque fredde dello stretto di Tsugaru, l’abbondanza di nutrimento e le tecniche di pesca più selettive, come la canna e lenza o il palangaro, preservano la qualità delle carni e riducono i danni al pesce. È per questo che, quasi ogni anno, l’esemplare simbolo dell’asta arriva da lì. La combinazione di dimensioni, marezzatura e consistenza spiega perché quel nome, ormai, funzioni come un marchio.
L’asta di Capodanno è però anche altro. In Giappone il primo tonno dell’anno è un auspicio collettivo e i prezzi non riflettono il mercato quotidiano. Qui entrano in gioco immagine, tradizione e strategia. Pagare cifre fuori scala significa occupare le prime pagine e associare il proprio marchio a un gesto di forza e ottimismo. Sushizanmai ha costruito negli anni una formula riconoscibile: acquistare il “numero uno” e servirlo a prezzi accessibili trasforma un bene elitario in un evento popolare, rafforzando la fedeltà dei clienti. Kiyoshi Kimura, figura che oscilla tra imprenditoria e spettacolo, ha ammesso di essere rimasto sorpreso dalla rapidità dei rilanci, ma ha insistito sul valore simbolico dell’operazione in un momento di transizione politica, coincidente con l’avvio del governo della premier Sanae Takaichi, prima donna alla guida del Paese.
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Un tonno rosso da 276 chili è stato venduto per 207 milioni di yen, pari a oltre 1,2 milioni di euro, durante la prima asta di tonno del 2025 al mercato ittico di Toyosu a Tokyo: si tratta del 2° prezzo più alto di sempre.pic.twitter.com/Z7MhNjorgG https://t.co/BaluHoaAeH
La cornice è quella del Toyosu Market, erede del vecchio Tsukiji, chiuso nell’ottobre 2018. Se Tsukiji era famoso per l’atmosfera e la promiscuità tra operatori e visitatori, Toyosu rappresenta un cambio di paradigma. È un complesso chiuso e climatizzato, costruito su un’ex area industriale bonificata, con percorsi separati e gallerie sopraelevate per il pubblico. L’investimento, stimato intorno ai 5 miliardi di dollari, ha generato polemiche per i timori legati all’inquinamento del suolo, ma nel tempo il mercato ha trovato un equilibrio. Nel 2024 è stata inaugurata anche l’area Toyosu Senkyaku Banrai, pensata per rafforzare l’attrattiva turistica con ristorazione in stile Edo e spazi di intrattenimento. Dal punto di vista operativo, la trasformazione ha innalzato gli standard igienici e reso ancora più centrale la valutazione visiva del pesce, come l’esame della coda e della marezzatura, elementi che danno forma al rito della prima asta dell’anno.
Letti in prospettiva, i numeri raccontano una storia discontinua. Dopo il picco del 2019, gli anni della pandemia avevano ridimensionato le cifre, senza però cancellare il valore simbolico dell’evento. Il 2026 segna un ritorno deciso al clamore, ma va ricordato che questi prezzi non rappresentano l’andamento reale del commercio all’ingrosso. Sono piuttosto una vetrina, paragonabile a una finale sportiva, dove contano rarità, qualità e ritorno mediatico più che la logica di mercato. Per le aziende coinvolte, il “dividendo” pubblicitario può superare il costo iniziale, riempiendo i locali e amplificando la visibilità sui media e sui social.
Al di là dello spettacolo, resta il tema della sostenibilità. Dopo aver toccato minimi storici intorno al 2010, lo stock di tonno rosso del Pacifico è entrato in una fase di ricostruzione grazie a piani di gestione condivisi tra la WCPFC(Western and Central Pacific Fisheries Commission) e la IATTC (Inter-American Tropical Tuna Commission). Secondo le valutazioni più recenti, nel 2022 la biomassa riproduttiva ha raggiunto circa il 23,2 per cento del livello stimato in assenza di pesca, superando già nel 2021 l’obiettivo intermedio fissato al 20 per cento. In termini tecnici, lo stock non risulta sovrasfruttato né soggetto a sovrapesca secondo i parametri adottati per altre specie di tonni. Questa ripresa ha consentito, nel 2024, un aumento dei limiti di cattura per alcune flotte, compresa quella statunitense nel biennio 2025–2026, senza che ciò equivalga a un allentamento generale delle regole. Gli scienziati continuano a segnalare incertezze legate al reclutamento delle classi più giovani e insistono sulla necessità di mantenere bassa la mortalità degli esemplari tra zero e tre anni.
La qualità del pesce di Ōma spiega anche il fascino gastronomico che circonda l’asta. L’inverno nello stretto di Tsugaru favorisce l’accumulo di grassi pregiati e una marezzatura fine che, dopo una corretta maturazione, offre un equilibrio tra akami, chūtoro e ōtoro. Il taglio di un esemplare da oltre duecento chili, eseguito con coltelli lunghi e gesti misurati, è diventato parte integrante del racconto pubblico. Nei ristoranti di Sushizanmai la scomposizione del pesce davanti ai clienti serve a dimostrare freschezza, a spiegare le diverse parti e a trasformare la tecnica in spettacolo controllato.
L’asta del 5 gennaio 2026 è stata letta anche come indicatore di clima sociale ed economico. Dopo gli anni della pandemia, il settore della ristorazione giapponese scommette su una ripresa della domanda interna e sul ritorno dei turisti, nonostante l’inflazione e l’aumento dei costi. Il confronto con il 2024 e il 2025 mostra un percorso di cauta risalita, culminato nel record attuale, con un prezzo al chilo quasi raddoppiato rispetto ai massimi precedenti. Per il consumatore, il messaggio resta pragmatico: non è necessario inseguire il mito del “numero uno” per mangiare bene. Il mercato di Tokyo movimenta ogni giorno tonni di qualità elevata, e la differenza la fanno freschezza, maturazione e competenza di chi lavora il prodotto.
Alla fine dei flash e delle cifre, ciò che rimane è un rito che continua a raccontare il Paese. Tradizione e tecnologia, gestione scientifica delle risorse e costruzione dell’immagine pubblica convivono nello spazio di poche ore. Il numero destinato agli archivi è 510,3 milioni di yen, ma l’indicatore più rilevante resta quello tracciato nei rapporti scientifici sulla ricostruzione dello stock. Se le politiche coordinate e le scelte di consumo responsabili terranno, il vero risultato non sarà un’asta record, ma una normalità fatta di pesce di qualità, accessibile e gestito in modo sostenibile lungo tutta la filiera.
Fonti: Toyosu Market, Kiyomura Corp., Sushizanmai, Western and Central Pacific Fisheries Commission, Inter-American Tropical Tuna Commission, Ministero dell’Agricoltura, delle Foreste e della Pesca del Giappone, rapporti scientifici sul Pacific Bluefin Tuna.
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