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04 Gennaio 2026 - 11:18
Isabella Caruso ed Enzo Falbo, Bela Tolera e Abbà dell'edizione 2025 e anche dell'edizione 2026
Il Carnevale di Chivasso parte il 6 gennaio. Ma parte ridotto, contratto, sorvegliato speciale.
Niente presentazione delle nuove maschere, niente cerimonie a Palazzo Santa Chiara o al teatro dell'oratorio, niente attese rituali. Solo una sfilata mattutina nel centro cittadino, come atto minimo di sopravvivenza.
Un Carnevale “light”, come ormai viene definito senza imbarazzo.
Alle 10.45 di lunedì 6 gennaio il corteo partirà da piazza Carletti. Ad aprirlo saranno Enzo Falbo e Isabella Caruso, Abbà e Bela Tolera in carica, già protagonisti dell’ultima edizione. Con loro sfileranno le Bele Tolere e gli Abbà degli anni passati, il Magnifico Coro degli Abbà e la Filarmonica “Città di Chivasso”, che accompagnerà il ritorno dell’inno del Carnevale tra le vie del centro storico.
È tutto qui il programma. Ed infatti la notizia "non notizia" è questa: le maschere sono le stesse dell’anno scorso.
Non per scelta simbolica, non per omaggio alla continuità, ma perché l’Agricola ha deciso di congelare quelle già selezionate per il 2026 e rinviare tutto al 2027.
Una decisione definita “dolorosa ma necessaria”, figlia — così viene spiegato — delle ristrettezze economiche e dell’incertezza organizzativa. Tradotto: senza contributi pubblici, senza garanzie, senza margine di manovra.
Il Carnevale di Chivasso dunque si farà. Non come dovrebbe, ma si farà.
Sarà un Carnevale minimo, ridotto all’osso, ma ci sarà. Resterà in piedi solo ciò che non può cadere: il Carnevalone. Il resto — sfilate strutturate, scenografie, settimane di attesa fino al martedì grasso — resta sospeso, forse cancellato.

Il patron dell'Agricola Davide Chiolerio e il sindaco di Chivasso Claudio Castello
Fin qui i fatti. Ma la domanda che attraversa la città non riguarda il programma. Riguarda il perché.
Perché un Carnevale così ridotto? Perché la riconferma delle stesse maschere? Perché l’impressione diffusa che questa non sia una scelta culturale, ma una resa tattica?
La risposta ufficiale parla di austerity. Ma non c’è nessuna emergenza sanitaria, nessuna pandemia a congelare il tempo, come accadde tra il 2020 e il 2021. Allora sì, le maschere furono riconfermate perché il mondo era fermo. Oggi il mondo va avanti. A essere fermo è altro.
Il nodo sta tutto nell’inchiesta della Procura della Repubblica di Ivrea che coinvolge il patron della Pro Loco L’Agricola, Davide Chiolerio. Un’indagine che ha portato all’acquisizione dei bilanci dal 2020 al 2024, al sequestro di documenti, cellulari e computer, e che ha acceso i riflettori sui contributi pubblici ricevuti. Da lì, la conseguenza immediata: Comune di Chivasso, Regione Piemonte e Ministero dell’Interno hanno congelato i finanziamenti all'associazione.
Il Comune aveva posto una condizione chiara per tentare di salvare il Carnevale: un passo indietro di Chiolerio, indagato per truffa e indebita percezione di erogazioni pubbliche. Quel passo non è mai arrivato. Dall’associazione è filtrata invece la linea opposta: resistere, tenere duro, non mollare. Nessuno scende dalla nave.
È in questo contesto che matura la scelta di fare un Carnevale ridotto e di riconfermare le stesse maschere. E qui la questione smette di essere folcloristica e diventa politica.
Perché riconfermare Falbo e Caruso, entrambi esponenti locali di Fratelli d’Italia, con Falbo anche consigliere comunale d’opposizione al sindaco Claudio Castello? Perché riproporre proprio la coppia che aveva segnato la rottura con l’amministrazione comunale? Perché tornare a quelle maschere che, un anno fa, avevano trasformato l’Epifania in un messaggio politico contro la giunta targata Partito Democratico?
Per capire il paradosso bisogna tornare al 2024. L’anno dello strappo. Tutto iniziò con il contributo comunale: 45 mila euro richiesti, 30 mila concessi. Poi le rendicontazioni, i sospetti, le tensioni crescenti. Infine la scelta simbolica: presentazione delle maschere non in Comune ma in Oratorio, affaccio non dal Municipio ma dal balcone dell’associazione, e la selezione di Falbo e Caruso come protagonisti. Un segnale chiaro, leggibile da tutti.
Da allora lo scontro non si è più ricomposto. Anzi, si è irrigidito. Con l’indagine della Guardia di Finanza e la richiesta di restituzione dei soldi concessi negli ultimi anni, il quadro si è fatto ancora più pesante. Dentro l’Agricola un patto di mutua protezione.
In questo scenario, la riconferma delle maschere appare meno incomprensibile di quanto sembri. Serve a guadagnare tempo. Tempo per rimettere mano ai conti, per reggere l’urto dell’inchiesta, per evitare nuove decisioni che aprirebbero altri conflitti. Una scelta razionale dal punto di vista organizzativo. Ma devastante sul piano simbolico.
Il 6 gennaio la Filarmonica suonerà, le maschere sfileranno, l’inno risuonerà. Ma sarà un Carnevale che cammina piano, guardinghi, come chi sa di essere sotto osservazione. Un Carnevale che sopravvive, ma non vive.
La domanda finale resta sospesa, ed è la più onesta di tutte: che cosa ci guadagna Chivasso?
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