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04 Gennaio 2026 - 11:41
Sequestro ambientale in Canavese, il Comune si tutela nell'inchiesta
Il Comune di San Giorgio Canavese si muove per tutelare i propri interessi dopo il sequestro di alcuni terreni comunali finiti al centro di un’indagine della Procura di Torino sulla presunta gestione illecita di rifiuti. La Giunta ha deliberato il conferimento di un incarico legale all’avvocato Ferdinando Ferrero, del Foro di Ivrea, chiamato ad assistere l’ente in un procedimento in cui il Comune viene definito parte potenzialmente lesa dal comportamento di terzi.
La decisione risale al 2 dicembre, ma assume oggi un peso politico e amministrativo preciso alla luce delle perquisizioni e dei sequestri eseguiti nelle scorse settimane dai Carabinieri Forestali, su delega della magistratura torinese. Un’inchiesta che non riguarda un singolo episodio, ma un sistema, esteso tra San Giorgio Canavese e Salbertrand, e che coinvolge circa 65 mila metri quadrati di aree, l’equivalente di otto campi da calcio.
Secondo l’ipotesi investigativa, al centro della vicenda ci sarebbe un’azienda valsusina specializzata nel trattamento di terre e rocce da scavo, accusata di aver gestito e depositato grandi quantità di materiali presentati come riutilizzabili, ma in realtà qualificabili come rifiuti perché non sottoposti ai trattamenti previsti dalla normativa. Materiali che sarebbero stati collocati anche su terreni demaniali e comunali, accompagnati da documentazione ritenuta non veritiera.
Il sequestro delle aree è stato preceduto da un’operazione articolata, preparata nei giorni precedenti e condotta all’alba da una squadra mista dei Forestali di Torino, del NIPAAF e dei nuclei territoriali di Bardonecchia, Oulx, Pont Canavese e Volpiano. Un intervento che ha portato all’acquisizione di un’ingente mole di atti, sia negli uffici della ditta indagata sia negli uffici del Comune di San Giorgio, dove sarebbero transitati passaggi amministrativi ritenuti rilevanti per ricostruire la filiera dei materiali.
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Le ipotesi di reato, allo stato attuale, comprendono la falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico, la gestione illecita di rifiuti non pericolosi, il mancato adempimento di ordinanze di smaltimento e ripristino e la difformità nella gestione dei rifiuti da parte di azienda autorizzata, con riferimenti precisi agli articoli 255 e 256 del Testo unico ambientale.
Un quadro aggravato dal fatto che parte dei materiali sarebbe stata oggetto di una precedente ordinanza sindacale del Comune di Salbertrand, che imponeva il ripristino dei luoghi e che, secondo gli inquirenti, non sarebbe stata rispettata. Un elemento che rafforza l’ipotesi di una condotta reiterata e non episodica.
L’Amministrazione di San Giorgio Canavese, prendendo atto della complessità della vicenda e delle possibili ricadute patrimoniali e ambientali, ha scelto di dotarsi fin da subito di una difesa tecnica. Una mossa prudente, che segnala come il Comune intenda chiarire il proprio ruolo e tutelarsi rispetto a comportamenti che, se confermati, non gli sarebbero imputabili.
L’indagine resta nella fase preliminare e ogni responsabilità dovrà essere accertata nelle sedi competenti. Ma una cosa è già chiara: nel Canavese e non solo, la gestione delle terre da scavo e dei rifiuti torna a essere un terreno scivoloso, dove controlli, carte e autorizzazioni fanno la differenza tra ciò che è lecito e ciò che non lo è.
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