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03 Gennaio 2026 - 16:38
Gennaio nero per chi si muove: undici giorni di scioperi nei trasporti
Finite le luci dell’albero, riposti panettoni e buoni propositi, l’Italia si risveglia con un classico intramontabile di inizio anno: lo sciopero nei trasporti. Gennaio, come da tradizione, non fa sconti a pendolari, studenti, lavoratori e viaggiatori occasionali. E lo fa con numeri tutt’altro che simbolici: undici giornate di protesta, distribuite lungo tutto il mese, con stop che vanno dalle 4 alle 24 ore, a seconda delle proclamazioni sindacali, e che colpiranno praticamente ogni settore della mobilità.
Trasporto pubblico locale, ferrovie, aeroporti, merci, taxi e controllori di volo: nessuno resta fuori. Un calendario fitto, spezzettato, difficile da decifrare per chi ogni mattina deve semplicemente arrivare al lavoro o a scuola. Perché se è vero che il diritto di sciopero è sacrosanto, è altrettanto vero che il caos organizzativo lo paga sempre chi non ha alternative.
Si parte mercoledì 8 gennaio, con una giornata di mobilitazioni diffuse a livello locale, provinciale e regionale che coinvolgeranno bus, tram, treni e metropolitane. Le agitazioni interesseranno, tra gli altri, il personale della società Tua nelle province di Pescara e Chieti, quello della divisione Ferro e il personale viaggiante delle linee vesuviane Eav di Napoli, con uno stop di 24 ore. Coinvolti anche i lavoratori della Sasa di Bolzano, della Tua di Teramo e Abruzzo, delle aziende di trasporto pubblico locale abruzzesi e dell’unità di produzione Tua di Lanciano. Un mosaico di sigle e territori che rende l’impatto reale difficile da prevedere, se non in termini di disagi certi.
Il giorno successivo, 9 gennaio, tocca alla Sardegna, dove il trasporto pubblico locale si fermerà per l’intera giornata. Sempre il 9 si blocca per 24 ore il personale Swissport Italia dell’aeroporto di Milano Linate, insieme ai lavoratori di Airport Handling attivi sia a Linate sia a Malpensa. A complicare ulteriormente la giornata, incroceranno le braccia anche le hostess di EasyJet per 24 ore e quelle di Vueling per 8 ore, con inevitabili ripercussioni sul traffico aereo nazionale e internazionale.
Venerdì 10 gennaio sciopero nazionale di 8 ore per i dipendenti Rfi impegnati negli impianti di manutenzione delle infrastrutture ferroviarie. Un settore cruciale, spesso invisibile, ma fondamentale per la sicurezza e la regolarità del servizio.

Il 12 gennaio riflettori puntati sulla Lombardia: 23 ore di sciopero in Trenord, una notizia che per i pendolari suona ormai come un déjà-vu. Il giorno dopo, 13 gennaio, stop di 24 ore dei taxi, proclamato da una ventina di sigle sindacali, mentre in Umbria si ferma per l’intera giornata il personale di Busitalia Sita Nord.
Il 14 gennaio è la volta del trasporto merci, con una giornata di sciopero che coinvolgerà i lavoratori delle società Dinazzano Po e Captrain Italia, un settore strategico che incide direttamente sulla logistica e sull’economia reale, spesso senza che il cittadino se ne renda conto immediatamente. Il 15 gennaio, invece, protesta di 24 ore per il personale delle società del gruppo Atm di Milano, con nuove ripercussioni sulla mobilità urbana.
Il 16 gennaio il trasporto pubblico torna a fermarsi in più territori: in Molise stop di 5 ore per le aziende del servizio extraurbano; a Roma si fermano per 4 ore le autolinee Scoppio e Autoservizi Russo; mentre in Sicilia è prevista una giornata intera di sciopero dei bus delle società Segesta a Palermo, Etna Trasporti a Catania e Interbus a Enna.
Il calendario prosegue il 23 gennaio, con 8 ore di sciopero del personale Trenitalia OMCC di Santa Maria la Bruna, nel napoletano. Il 29 gennaio stop per l’intera giornata del personale Conerobus di Ancona. Il 30 gennaio, invece, sciopero di 8 ore per il personale Rfi – circolazione e orario dell’area di Bologna, affiancato da uno stop di 4 ore per i lavoratori delle autolinee Gallo, Giamporcaro e Sais.
A chiudere il mese, 31 gennaio, il settore aereo: 4 ore di sciopero dei controllori di volo Enav dell’aeroporto di Verona, una protesta a valenza interregionale che rischia di avere effetti ben oltre lo scalo scaligero.
Un gennaio da calendario rosso, dunque, che conferma come il nodo dei trasporti resti uno dei più fragili del Paese. Rivendicazioni, contratti, condizioni di lavoro e sicurezza sono temi reali e urgenti. Ma intanto, come spesso accade, a fare i conti con coincidenze saltate, corse cancellate e attese infinite saranno ancora una volta i cittadini, quelli che non possono permettersi lo smart working, l’auto privata o un piano B. Insomma, il 2026 parte puntuale. Ma non sui binari.
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