Un episodio di intolleranza che macchia una giornata di sport. Un ultrà della squadra di hockey a rotelle del Lodi è stato denunciato per atti di discriminazione razziale dopo aver lanciato un coro razzista durante la partita tra Azzurra Hockey Novara e Amatori Bcc Centropadana Lodi, svoltasi il 29 dicembre 2025. La vicenda, che ha sollevato un’onda di indignazione, ha visto un intervento rapido delle forze dell’ordine: il tifoso è stato identificato dalla Digos e ha ricevuto un daspo di un anno dal questore di Novara, una misura che gli impedirà di frequentare gli stadi e gli eventi sportivi per 12 mesi.
L'incidente è avvenuto durante un incontro di hockey a rotelle, uno sport che, seppur meno mediatico del calcio, riesce comunque a coinvolgere numerosi appassionati e tifosi. La partita, che si stava svolgendo in una cornice sportiva, è stata rovinate dalla voce di uno degli ultras del Lodi, che, durante l’incontro, ha intonato un coro razzista indirizzato a un giocatore della squadra locale, l’Azzurra Hockey Novara. La frase discriminatoria, purtroppo, non è stata un caso isolato, ma si inserisce in una preoccupante tradizione di comportamenti che, purtroppo, sembrano riemergere anche in contesti sportivi dove la competizione dovrebbe prevalere su ogni altra forma di rivalità.

I ragazzi dell'Azzurra Hockey Novara
A nulla sono valse le denunce e gli appelli al rispetto reciproco tra tifosi e giocatori: la frase, urlata a gran voce, ha scatenato immediatamente una reazione tra i presenti, ma è stato grazie all'intervento delle forze dell’ordine che la vicenda è stata rapidamente ricostruita. La Digos di Novara, che stava monitorando l'incontro, è intervenuta immediatamente e ha acquisito i filmati dell'incidente, che hanno permesso di identificare l'autore del gesto. La collaborazione tra la Digos di Novara e quella di Lodi è stata fondamentale per risalire all'identità dell'ultrà, il quale, purtroppo, non ha potuto sfuggire alla giustizia.
Il tifoso, un ultrà di 35 anni, è stato denunciato per atti di discriminazione razziale, un reato che, secondo la legge italiana, prevede sanzioni severe. Oltre alla denuncia penale, il questore di Novara ha deciso di adottare un provvedimento di daspo nei confronti dell'individuo. Il daspo, che vieta al tifoso di accedere a qualsiasi evento sportivo per un periodo di 12 mesi, rappresenta una misura deterrente per comportamenti violenti o discriminatori che vanno a minare l'integrità dello sport.
Il daspo è uno strumento previsto dalla legge 401 del 1989, introdotto per combattere la violenza negli stadi, ma che in questo caso viene utilizzato per rispondere a un atto di discriminazione razziale che ha avuto luogo non durante una competizione di calcio, ma in un contesto diverso, che dimostra come fenomeni del genere possano manifestarsi anche in discipline meno note ma altrettanto appassionanti come l’hockey a rotelle. La decisione del questore di Novara, che ha voluto inviare un segnale chiaro e forte contro qualsiasi forma di razzismo e intolleranza, è stata accolta positivamente dalle autorità e dai rappresentanti delle società sportive, che hanno sottolineato la necessità di difendere i valori di inclusività e rispetto.
Quello che è successo a Novara è solo l'ultimo di una lunga serie di episodi che, purtroppo, non sembrano voler cessare. Il razzismo nello sport è un fenomeno che coinvolge tutte le discipline, dallo stadio al palazzetto, dalle piste da sci agli impianti di hockey, e nessuna realtà sportiva è immune da questo tipo di problematica. Eppure, ogni atto di discriminazione che si verifica deve essere trattato con la massima serietà, perché l'incitamento all'odio e alla violenza non può essere tollerato in nessun caso.
Le reazioni degli appassionati di hockey e degli altri tifosi sono state unanimi nell'esprimere indignazione per quanto accaduto, con molti che hanno espresso il loro disappunto e il loro sdegno per il comportamento di uno dei loro compagni di fede sportiva. Il mondo dello sport deve essere, prima di tutto, uno spazio di condivisione, dove le diversità sono celebrate, non discriminate.
Questa vicenda evidenzia anche la necessità di educare le nuove generazioni di tifosi a un approccio rispettoso verso gli altri, indipendentemente dalla provenienza, dalla cultura o dal colore della pelle. Le istituzioni sportive, ma anche le scuole e le famiglie, hanno un compito importante in questo senso: trasmettere valori come il rispetto e l'inclusione devono diventare fondamentali, anche e soprattutto, in un contesto sportivo, dove le rivalità sono naturali, ma il rispetto per l'avversario è il vero motore del gioco.
Nel frattempo, i carabinieri e le forze dell’ordine continuano a monitorare i comportamenti dei tifosi, adottando misure come il daspo e intensificando i controlli. L’obiettivo è prevenire situazioni simili e garantire che lo sport, in ogni sua forma, resti uno strumento di unione, e non di divisione. La partita di Novara ha offerto l'opportunità per la comunità sportiva di riflettere su quanto ancora sia necessario fare per eliminare del tutto ogni forma di discriminazione dagli impianti sportivi e dalla nostra società.
In un contesto globale sempre più sensibile alle tematiche legate alla diversità e all’inclusività, l’episodio di Novara rappresenta un passo in più verso il miglioramento della convivenza all'interno degli impianti sportivi. L'auspicio è che in futuro non siano più necessari interventi di polizia e che la discriminazione, in qualsiasi forma, venga definitivamente estirpata.