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03 Gennaio 2026 - 00:06
Capodanno di fuoco a Settimo Torinese. Botti vietati, cassonetti bruciati e il degrado che avanza
Un capodanno da incubo, altro che festa. A Settimo Torinese la notte di San Silvestro si chiude con botti a go go, esplosioni ininterrotte e, come se non bastasse, cassonetti dei rifiuti dati alle fiamme al Villaggio Fiat, tra corso Agnelli e i cortili interni del quartiere. Le immagini parlano da sole e non hanno bisogno di commenti: contenitori completamente distrutti, plastica colata come cera, sacchi squarciati, rifiuti carbonizzati, resti anneriti sull’asfalto. Uno scenario che assomiglia più a un dopobomba che all’inizio di un nuovo anno.
Eppure un’ordinanza c’è, la n. 488 del 29 dicembre 2025. La sindaca Elena Piastra ha disposto il divieto assoluto di accensione, lancio e sparo di fuochi d’artificio, mortaretti, petardi, bombette e oggetti similari su tutto il territorio comunale dal 29 dicembre 2025 al 6 gennaio 2026. Un provvedimento motivato da ragioni condivisibili: sicurezza delle persone, tutela della quiete pubblica, protezione degli animali e rispetto dell’ambiente. Tutto scritto, tutto spiegato, tutto formalmente ineccepibile.
Peccato che, nella realtà, nessuno se ne sia accorto. O peggio, che nessuno abbia controllato. Perché se i botti hanno riecheggiato per ore in diversi quartieri della città, al Villaggio Fiat si è andati ben oltre il semplice petardo fuori tempo massimo: incendi dolosi ai cassonetti, con un rischio concreto di propagazione delle fiamme, danni alle strutture, pericoli per le abitazioni e per chi vive lì. Altro che “festeggiamenti più sicuri e rispettosi”.
Nel provvedimento si sottolinea come l’uso di artifici pirotecnici determini una turbativa della quiete pubblica, incida sulla sicurezza urbana e crei disagi soprattutto in prossimità di edifici pubblici, luoghi di aggregazione, di culto e di cura. Senza dimenticare l’impatto sugli animali di affezione e sull’ambiente. Tutto giusto, tutto sacrosanto. Ma davanti alle foto dei cassonetti bruciati e alle testimonianze di una notte fuori controllo, la domanda diventa inevitabile: a cosa serve un’ordinanza se resta lettera morta?
Perché il punto non è scrivere un divieto, ma farlo rispettare. Un’ordinanza ha senso solo se è accompagnata da controlli reali, da una presenza visibile sul territorio, da pattuglie in strada nelle ore critiche. Altrimenti diventa un atto puramente formale, buono per un comunicato stampa e un post sui social. Se il Comune vieta i botti ma poi non investe risorse – compresi gli straordinari della Polizia locale – per vigilare, allora quel divieto rischia di trasformarsi in una astuzia politica: io l’ordinanza l’ho fatta, se poi nessuno la rispetta non è un problema mio.
L’Amministrazione ricorda anche che i Comuni non possono vietare in modo assoluto la vendita degli artifici pirotecnici consentiti dalla normativa nazionale, ma possono – e devono – disciplinarne l’uso, richiamando il Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza e le norme sull’incolumità pubblica. E infatti l’ordinanza prevede sanzioni amministrative da 50 a 500 euro, fatti salvi i profili penali. Tutto perfetto sulla carta.
Molto meno sul territorio. Perché la sensazione, raccolta tra i cittadini, è quella di un quartiere, il Villaggio Fiat, lasciato andare, dove il degrado non è più un’eccezione ma una consuetudine.
Insomma, Capodanno è passato, ma le cicatrici restano. I cassonetti bruciati sono lì a ricordare che tra ordinanze, buone intenzioni e vita reale c’è spesso un abisso. E che senza controlli seri, senza una presenza concreta delle istituzioni e senza la volontà di far rispettare le regole, i divieti restano solo parole. Parole che si dissolvono nel rumore delle esplosioni. Altro che botti.

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