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Albero distrutto nella notte di Natale. Individuati i vandali. Ripagano il danno e offrono il proprio tempo alla città

Mentre i nomi restano protetti dall'anonimato legale, la comunità si divide tra sete di giustizia e necessità educativa.

Nuovo albero di Natale

Nuovo albero di Natale

Brandizzo. Nella notte della vigilia di Natale l’albero natalizio donato dall’associazione dei commercianti e posizionato davanti all’ingresso del palazzo comunale è stato distrutto da alcuni vandali. Un gesto che ha indignato l’intera comunità, non solo per il danno materiale ma per il valore simbolico colpito: un dono al paese, esposto nel luogo più rappresentativo delle istituzioni.

Sui social, nelle ore successive, si è scatenata una valanga di commenti carichi di rabbia e risentimento. Un atto definito da molti vile e poco furbo, considerato che piazza Tempia è notoriamente videosorvegliata, ma soprattutto emblematico di una totale assenza di senso civico basilare.

La vicenda, però, ha avuto uno sviluppo inatteso. Quello che era iniziato come un episodio di vandalismo notturno si è trasformato in un percorso di riparazione economica e sociale. Grazie all’intervento della Polizia Locale, i responsabili sono stati individuati in tempi rapidi. Gli autori del gesto hanno provveduto a finanziare integralmente il nuovo albero, già visibile in piazza, e hanno manifestato la disponibilità a svolgere attività di volontariato a favore della comunità.

Un epilogo che, sulla carta, sembra il classico lieto fine. Eppure, dietro la narrazione istituzionale, resta un interrogativo che continua a dividere l’opinione pubblica: il pentimento mostrato dai giovani è frutto di una reale presa di coscienza oppure una scelta dettata dalla necessità di attenuare le conseguenze?

La vice sindaca Marianna Fiume ha elogiato pubblicamente la “maturità” dimostrata dalle famiglie e dai ragazzi, ma il sospetto che l’ammissione di responsabilità sia stata accelerata dal timore di sanzioni più severe resta. È probabile, anche per ragioni legate all’età dei responsabili, che i loro nomi non emergano ufficialmente.

C’è chi invoca l’umiliazione pubblica come forma di giustizia. Una richiesta comprensibile sul piano emotivo, ma difficilmente utile quando si parla di minori. La punizione è necessaria, ma il pubblico ludibrio non educa né responsabilizza. Se deve esserci una sanzione, che sia anche formativa, capace di lasciare un segno più profondo di una multa o di una condanna morale collettiva.

Ora la comunità si aspetta che l’Amministrazione traduca questi buoni propositi in fatti, impiegando i ragazzi in attività realmente educative, concrete e anche faticose, capaci di restituire valore al concetto di bene comune.

Resta, infine, un dato di realtà difficilmente aggirabile: in un paese di novemila anime i nomi circoleranno comunque, tra voci e chiacchiere. In un paese, prima o poi, tutti sanno tutto.

Che il pentimento sia autentico o solo di facciata lo sanno soltanto le loro coscienze. Alla cittadinanza resta la speranza che il lavoro riparatorio non si esaurisca in un gesto dovuto, ma diventi una vera occasione di crescita e di consapevolezza collettiva.


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