AGGIORNAMENTI
Cerca
Attualità
19 Dicembre 2025 - 21:31
Caso Orlandi, una nuova indagata: accuse di false informazioni al pm
La Procura di Roma ha iscritto una nuova persona nel registro degli indagati nell’inchiesta sulla scomparsa di Emanuela Orlandi: l’ipotesi di reato è false informazioni al pubblico ministero. È successo nella mattinata del 19 dicembre 2025, a piazzale Clodio, quando una donna si è presentata davanti ai magistrati non per rievocare un ricordo, ma per rispondere di ciò che avrebbe detto – o non detto – agli inquirenti. Il suo nome è Laura Casagrande, coetanea e amica della ragazza vaticana scomparsa il 22 giugno 1983 dopo una lezione di musica all’istituto Tomás Luis de Victoria di Sant’Apollinare. Un atto tecnico, circoscritto, ma dal peso specifico elevato: non riscrive il caso, lo riattiva con strumenti verificabili e con possibili conseguenze processuali.
L’iscrizione riguarda una condotta autonoma rispetto all’ipotesi madre dell’indagine, il sequestro di persona a scopo di estorsione. I magistrati contestano la violazione dell’articolo 371-bis del codice penale, che punisce chi, richiesto dal pm, fornisce informazioni non veritiere o tace consapevolmente fatti rilevanti. La pena prevista arriva fino a quattro anni di reclusione. Non si tratta di un’accusa accessoria, ma di una fattispecie pensata per tutelare l’integrità dell’indagine: il procedimento resta sospeso fino alla definizione del processo principale, segno che l’attenzione è rivolta all’impatto delle dichiarazioni sul percorso investigativo complessivo.
Il contesto è quello della terza inchiesta della Procura di Roma sul caso Orlandi, riaperta a maggio 2023. Da allora, i pm capitolini, in sinergia con il Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Roma, hanno avviato una rilettura integrale degli atti, incrociando testimonianze storiche e nuovi elementi emersi negli ultimi anni. L’obiettivo dichiarato è tornare alle ore precedenti la scomparsa e verificare la tenuta di racconti che, col tempo, si sono sedimentati fino a diventare versioni “ufficiali”. In parallelo, la Santa Sede, per iniziativa del Promotore di Giustizia e con il via libera di Papa Francesco, ha trasmesso all’autorità giudiziaria italiana la documentazione disponibile, aprendo una collaborazione formale che per decenni era mancata.

Il nome di Laura Casagrande non è nuovo. Compare nelle cronache dell’epoca e nei lavori più recenti della Commissione parlamentare d’inchiesta su Emanuela Orlandi e Mirella Gregori, presieduta dal senatore Andrea De Priamo. Nel giugno 2024 la bicamerale ha ascoltato alcune amiche di Emanuela Orlandi, tra cui proprio Casagrande, indicata come una delle ultime persone ad averla vista in corso Rinascimento il giorno della scomparsa. In quelle audizioni è tornata anche la storia di una presunta telefonata ricevuta dalla famiglia Casagrande, attribuita a un “telefonista” legato ai sequestratori, con un messaggio poi consegnato all’ANSA. Elementi noti da anni, ma oggi nuovamente sottoposti a verifica incrociata.
Va chiarito con nettezza: l’iscrizione per false informazioni non equivale a una responsabilità sulla sparizione di Emanuela Orlandi. È un atto dovuto quando gli inquirenti ritengono che alcune dichiarazioni possano essere state fuorvianti o reticenti. Spetterà alla Procura dimostrare se vi sia stata consapevolezza nel mentire o nel tacere, e se eventuali falsità abbiano inciso sull’indagine. La distinzione è centrale: la legge non punisce l’errore in buona fede, ma l’ostacolo volontario all’accertamento della verità.
Sul piano politico-istituzionale, la Commissione Orlandi–Gregori ha progressivamente adottato un’impronta più investigativa, avvalendosi anche di consulenti dell’Arma dei Carabinieri, tra cui marescialli del ROS – Reparto Crimini Violenti, per riesaminare tabulati, appunti, percorsi e archivi. Dai lavori della bicamerale è emerso anche un presunto “appunto inedito” attribuito a Emanuela Orlandi, con riferimenti a un cineforum o teatro sulla Cassia: un dettaglio ancora da vagliare in sede giudiziaria, ma indicativo della profondità del setaccio. La centralità delle testimonianze delle compagne di corso si comprende proprio alla luce della scelta della Procura di reinterrogare e, se necessario, contestare contraddizioni.
La famiglia Orlandi ha reagito con prudenza. L’avvocata Laura Sgrò ha parlato di “massimo rispetto per i magistrati della Procura di Roma” e di fiducia nel lavoro svolto con riserbo. Anche Pietro Orlandi ha definito la notizia “importante”, sottolineando il valore di un’indagine che procede lontano dai riflettori. È un cambio di clima: dopo decenni di ipotesi e suggestioni, il metodo torna al centro.
Cosa cambia, dunque. Cambia il perimetro delle verifiche sulle dichiarazioni rese negli anni: alcune versioni potrebbero non reggere al confronto con atti e riscontri. L’iscrizione consente atti garantiti e impone alla difesa di articolare spiegazioni puntuali. Cosa non cambia: l’ipotesi di sequestro di persona a scopo di estorsione resta il cuore dell’inchiesta. Nel 2024, l’ex procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo ha ribadito in audizione alla bicamerale la propria lettura di un ricatto “non internazionale”, una linea che non vincola i pm attuali ma orienta alcuni filoni. Si conferma, infine, la collaborazione con la Santa Sede, elemento nuovo rispetto al passato.
Il minuto per minuto del 22 giugno 1983 resta il nodo. La scuola di musica, la lezione di canto corale, i tragitti a piedi, le fermate dei bus, le telefonate. È qui che gli inquirenti vogliono misurare la credibilità delle fonti più vicine a Emanuela Orlandi, distinguendo tra memoria fragile e possibile depistaggio. La riservatezza adottata dal 2023 a oggi serve a questo: limitare contaminazioni e rendere efficaci gli incroci tecnici, dalle perizie sulle scritture alle analisi foniche su registrazioni d’archivio. Il fatto che l’indagata sia stata sentita in Procura e non in Commissione indica dove si trovi il baricentro decisionale.
La difesa di Laura Casagrande potrà depositare memorie e chiedere atti; la Procura potrà disporre confronti, verificare la catena di custodia dei documenti e approfondire tempi e coincidenze del pomeriggio del 22 giugno 1983. Dopo quarantadue anni, ogni parola pesa. L’ipotesi di false informazioni chiama in causa un elemento dirimente: l’intento. Non basta ricordare male, bisogna dimostrare di aver mentito sapendo di farlo.
Il caso Orlandi continua a parlare al presente perché è più di un fascicolo: è una prova di tenuta delle istituzioni. L’iscrizione di oggi non offre un finale, ma indica una direzione: ripartire da chi c’era, ricalibrare le piste sulla coerenza degli atti, separare il rumore dalla notizia. Se una verità processuale arriverà, potrebbe passare anche da qui, dal setaccio severo delle parole.
Edicola digitale
Ultimi Video
LA VOCE DEL CANAVESE
Reg. Tribunale di Torino n. 57 del 22/05/2007. Direttore responsabile: Liborio La Mattina. Proprietà LA VOCE SOCIETA’ COOPERATIVA. P.IVA 09594480015. Redazione: via Torino, 47 – 10034 – Chivasso (To). Tel. 0115367550 Cell. 3474431187
La società percepisce i contributi di cui al decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70 e della Legge Regione Piemonte n. 18 del 25/06/2008. Indicazione resa ai sensi della lettera f) del comma 2 dell’articolo 5 del medesimo decreto legislativo
Testi e foto qui pubblicati sono proprietà de LA VOCE DEL CANAVESE tutti i diritti sono riservati. L’utilizzo dei testi e delle foto on line è, senza autorizzazione scritta, vietato (legge 633/1941).
LA VOCE DEL CANAVESE ha aderito tramite la File (Federazione Italiana Liberi Editori) allo IAP – Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria, accettando il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.