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14 Dicembre 2025 - 12:17
Il viaggio del 9 e 10 dicembre in Alto Adige ha avuto un titolo semplice e concreto: Mercatini di Natale. Ma per i sessantaquattro partecipanti partiti alle 6 del mattino da piazza Gramsci, è stato molto di più. Due giornate dense di arte, spiritualità e condivisione, tra Bressanone, Pietralba e Trento.
La prima tappa è stata Bressanone, con il suo centro storico raccolto, le casette in legno dei mercatini natalizi e il Duomo, dove è stata celebrata la Santa Messa. Accanto, il chiostro, uno dei monumenti artistici più importanti dell’Alto Adige, racconta secoli di storia: origini romaniche e gotiche, soffitti affrescati che ancora oggi catturano lo sguardo. Tra questi spicca una figura insolita, quasi surreale: un elefante “immaginario”, con tratti che ricordano un cervo o un cavallo dotato di proboscide. L’autore, Leonhard von Brixen, non avendo mai visto un elefante, si ispirò agli animali che conosceva per rappresentare un episodio biblico. L’opera colpì così tanto i cittadini dell’epoca che gli venne commissionato un secondo elefante, realizzato nel 1470 in una chiesa fuori città.

I fedeli che hanno partecipato alla gita
Dopo il tempo libero tra i mercatini, il gruppo si è spostato a Pietralba, definita da don Luca il cuore del pellegrinaggio. A 1.550 metri di quota, dove un tempo c’erano solo masi e boschi, oggi si erge il Santuario di Pietralba, con le sue mura bianche che in inverno si fondono con la neve. Qui don Luca ha raccontato la storia di Leonhard, contadino colpito da una grave malattia psichiatrica. Nel 1553, secondo la tradizione, la Madonna gli apparve promettendogli la guarigione in cambio della costruzione di una cappelletta. Leonhard guarì, dimenticò la promessa e si ammalò di nuovo. Solo dopo una seconda guarigione mantenne l’impegno. Durante gli scavi venne ritrovata una statuetta in alabastro della Pietà, ancora oggi venerata.
Nel racconto, don Luca ha insistito sul significato più profondo della vicenda: la fatica del cammino spirituale, le cadute, la fragilità umana, ma anche la possibilità di rialzarsi ed essere accolti. Un messaggio che ha trovato eco nel luogo stesso, immerso nel paesaggio delle Dolomiti, riconosciute Patrimonio dell’Umanità Unesco nel 2009, titolo che include anche Pietralba.
La mattina del 10 dicembre si è aperta con una camminata tra i pini, per chi lo desiderava, fino all’eremo di Leonhard, dove il contadino visse per nove giorni. Oggi sorge una piccola chiesa, affacciata su un panorama che abbraccia le cime dolomitiche e i paesi della valle, uno sguardo ampio, silenzioso, che invita alla riflessione.
La Santa Messa nella chiesa barocca di Pietralba, il pranzo in un ristorante tirolese a Monte San Pietro e la visita ai mercatini di Trento hanno chiuso il programma prima del rientro a San Mauro alle 22.30. Durante il viaggio di ritorno, Andrea e Delfinetta hanno condiviso il loro legame profondo con Pietralba, mentre don Stefano ha voluto ringraziare don Severino, “un sostegno, una guida, una presenza costante”.
Grazie all’organizzazione di don Stefano e alla guida di don Luca, sessantaquattro fedeli hanno vissuto due giorni intensi, capaci di intrecciare fede, storia e relazioni, lasciando il segno ben oltre il viaggio.
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