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30 Novembre 2025 - 18:18
Attacco alla Stampa, Elkann rompe il silenzio: «Violenza vile». Rafforzata la sicurezza
L’attacco contro la Stampa è stato definito “brutale e vile”, un assalto che ha lasciato il segno non solo sulle porte forzate ma sull’idea stessa di libertà di chi ogni giorno costruisce un giornale. John Elkann, amministratore delegato di Exor, si è presentato in redazione insieme al presidente di Gedi, Paolo Ceretti, per incontrare i giornalisti, guardare negli occhi chi era presente quella notte e ribadire che l’azienda “non arretrerà di fronte a nessuna intimidazione”. «È stato un tentativo evidente di intimidire chi lavora con rigore, serietà e indipendenza», ha detto, promettendo protocolli di sicurezza rafforzati e un confronto immediato con il Cdr. «Violentare questo giornale è inaccettabile», ha aggiunto, ricordando che la risposta sarà costruita con le forze dell’ordine affinché ogni lavoratore possa sentirsi al sicuro.
Parlando ai lettori, Elkann ha richiamato la tradizione del quotidiano: «Il nostro modo di intendere il giornalismo non tollera soprusi, ingerenze, minacce. La Stampa informa, ascolta tutte le opinioni ma non ha mai esitato a prendere posizione». La promessa è di difendere questa identità senza piegarsi a pressioni o violenze. «Respingere ogni atto di violenza e continuare a informare senza farci intimidire da nulla e da nessuno», ha scandito. Il riferimento alla storia del giornale, al ricordo del vicedirettore Carlo Casalegno ucciso nel 1977, non è stato casuale. «Non è la prima volta che La Stampa affronta momenti difficili. La risposta è sempre la stessa: non arretrare di un centimetro», ha detto Elkann, sottolineando di aver condiviso i tre punti del suo intervento con il Presidente della Repubblica e con il Presidente del Consiglio, ottenendo da entrambi pieno sostegno. La conclusione è stata netta: «La Stampa continuerà a informare con rigore, serietà e indipendenza».

L'attacco alla sede torinese de La Stampa
Intanto, da Torino, sulla vicenda si innesta un’altra polemica. L’accostamento tra l’attacco al giornale e il percorso del progetto “Bene Comune” che coinvolge il Comune di Torino e il centro sociale Askatasuna è stato definito “strumentale” da Alessandra Algostino, costituzionalista dell’Università di Torino e componente del comitato dei garanti. «Se ci sono reati verranno perseguiti, ma confondere i piani è fuorviante», ha spiegato, ricordando che le responsabilità penali restano personali e non possono essere attribuite a un intero collettivo. La docente ha respinto il ritorno a narrazioni già smentite in tribunale, dove gli imputati del maxi-processo sono stati assolti dall’accusa di associazione per delinquere. Sul progetto, ha difeso l’impianto: «È un tentativo coraggioso per includere un’esperienza di autorganizzazione sociale e culturale nel circuito istituzionale. Gli equilibri sono delicati, ma il percorso sta andando avanti». Una posizione che aggiunge un altro livello di tensione in una città dove la sicurezza, la politica e la libertà di stampa si intrecciano ancora una volta sul filo della cronaca.
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