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Assalto a “La Stampa”, 36 identificati e fascicolo in procura: Piantedosi parla di “squadristi da isolare”, la politica esplode e Askatasuna finisce nel mirino

Dalle accuse del Viminale alle analisi di Molinari, dalle parole di Saudino alle reazioni di Giuli, Tajani, Gasparri e Schlein: l’irruzione diventa un caso nazionale

MATTEO PIANTEDOSI MINISTRO INTERNI

MATTEO PIANTEDOSI - MINISTRO INTERNI (sullo sfondo la redazione de "La Stampa" in una foto dell'ANSA)

La violenta irruzione del 28 novembre nella redazione torinese de La Stampa continua a generare conseguenze politiche, giudiziarie e istituzionali. La procura di Torino ha aperto un fascicolo, procedendo per l’ipotesi di danneggiamento, mentre la Digos conferma che sono 36 le persone identificate. Un episodio che non riguarda più soltanto un giornale, ma l’intero sistema democratico italiano, scosso da una catena di reazioni durissime.

Le parole del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi arrivano da un’intervista allo stesso quotidiano torinese. Il ministro definisce l’assalto un atto di violenza organizzata: «Al momento ci sono 36 persone identificate e ci sono comunque evidenze di appartenenza a gruppi che più volte si sono distinti per atti di teppismo gratuito e di violenza immotivata, mascherati dalla partecipazione a manifestazioni che si vorrebbero ispirate a temi politici o sociali. Molti di loro sono affiliati al centro sociale Askatasuna, che è ormai un serio problema per la città di Torino».

A chi sostiene che l’irruzione sia riconducibile a soli attivisti pro-Palestina e legata alla sua decisione di espellere l’Imam Shahin, Piantedosi replica: «Mi sembra la solita vana ricerca di una motivazione ideale… per nascondere il reale intento espresso nell’occasione, che è stato esclusivamente teppistico».

Il ministro risponde poi al vescovo di Pinerolo, Derio Olivero, che lo aveva invitato al dialogo: «Non so cosa si intenda per dialogo, ma l’apologia dell’eccidio del 7 ottobre e le altre affermazioni dell’Imam di Torino non mi sembrano restituire le caratteristiche di un uomo di pace. Il trattenimento finalizzato al rimpatrio è stato al momento confermato dall’autorità giudiziaria».

La condanna si fa ancora più dura quando Piantedosi afferma: «Quanto accaduto è un fatto gravissimo e inaccettabile… c’è un focolaio di violenza e disordine rappresentato dal centro sociale Askatasuna. Credo non sia più il tempo per comportamenti accondiscendenti e ambigui nei confronti di questi squadristi. Sono squadristi da isolare». E aggiunge sulla gestione dell’ordine pubblico: «Come sempre stiamo facendo delle verifiche di ciò che non è andato per il verso giusto, ma lo facciamo soprattutto per evitare che questi episodi possano accadere nuovamente».

Alle dichiarazioni del Viminale si sommano quelle dell’ex direttore de La Stampa, Maurizio Molinari, intervistato da Libero: «Ho lavorato alla Stampa per 23 anni. L'assalto alla redazione da parte dei pro-Pal è per me una ferita profonda, inimmaginabile. Non pensavo potesse succedere a un giornale italiano».

Per Molinari il contesto è internazionale: «C’è una regressione… sono gli effetti di almeno dieci anni di guerra ibrida che Russia, Cina, Corea del Nord, Iran… conducono attraverso i nostri social». E rincara: «Il seme dell’odio anti-sistema sta contagiando il nostro Paese… la violenza ideologica può essere disinnescata solo con la forza della ragione».
Parla anche del clima politico: «Perché troppi partiti non dicono chiaramente che antisionismo e antisemitismo sono la stessa cosa?… Queste bugie vanno disinnescate senza paura». Infine il suo auspicio: «Chiunque ha responsabilità pubbliche deve alzare la voce per difenderla».

Dalla scuola arriva la voce del professore torinese e youtuber Matteo Saudino, seguito da centinaia di migliaia di studenti: «Condivido la rabbia», dice, ma l’azione è politicamente inutile: «L’azione squadrista contro un giornale… quale obiettivo politico aveva? Di certo non crea consenso intorno alla lotta per la libertà del popolo palestinese».
Ai ragazzi lancia un monito: «State rischiando denunce che vi impediranno di continuare la lotta… dividere i manifestanti buoni da quelli cattivi è ciò che desidera il potere». E conclude: «La strada da percorrere è la disobbedienza non violenta di massa».

Dal mondo dell’informazione arriva una condanna senza esitazioni. I Cdr Mediaset parlano di «attacco gravissimo… ancora più vile perché accaduto nel giorno dello sciopero dei giornalisti», ribadendo che «ogni attacco ai giornalisti è un vulnus per la democrazia».

Il ministro della Cultura Alessandro Giuli esprime solidarietà: «Le violenze avvenute in questi giorni sono gravissime e inaccettabili… La tutela della libertà di espressione non può mai essere messa in discussione».

Il presidente dell’Ordine dei Giornalisti, Carlo Bartoli, attacca la relatrice speciale ONU Francesca Albanese: «Le parole della Albanese… sono irresponsabili e pericolose. Nessuna giustificazione può essere concessa a chi mette i giornalisti nel mirino».

Il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri Antonio Tajani, in tre diversi interventi, ribadisce la sua linea: «La signora Albanese dice cose inaccettabili… La libertà di stampa è un fondamento della democrazia». E ancora: «Qua nessuno è complice del genocidio… bisogna finirla con questa propaganda violenta». E conclude con un riferimento storico: «Non mi faccio dare lezioni da squadristi. Sennò ritorniamo a Matteotti…».

Sul fronte politico arriva anche la voce del presidente dei senatori di Forza Italia, Maurizio Gasparri, che individua un problema strutturale: «Il tragico assedio a La Stampa fa capire che la misura è colma… Askatasuna è un problema noto e annoso… cammina verso una forma di vero e proprio terrorismo». E chiede conto alle istituzioni locali: «Che dice il sindaco di Torino? Cosa fa il procuratore della Repubblica?». Poi attacca l’ONU: «Con quali criteri è stato affidato un incarico a questa Albanese? Il criterio è scegliere il peggiore?».

 "Inutile girarci attorno: il centro sociale Askatasuna va chiuso, e possibilmente con la massima urgenza. Negli anni si è rivelato focolaio di tensioni e di violenze in città. E non si è trovato ancora che cosa abbia di sociale un movimento che si è segnalato per gli assalti ai cantieri Tav, per la partecipazione a manifestazioni spesso, se non sempre, degenerate in atti di vandalismo sulle cose e di violenza contro le forze dell'ordine". E' quanto dichiara Daniela Ruffino, segretaria regionale di Azione in Piemonte.



 "A nessuno - aggiunge - può essere impedito di manifestare con la più ampia libertà le proprie opinioni e i propri convincimenti, foss'anche i più radicali. Parliamo di opinioni. Se queste devono poi armare la mano di qualcuno allora non sono più opinioni. Ai violenti, invece, da proprio fastidio la libertà delle idee e sono pronti a censurarla con la violenza delle parole ai limiti della minaccia. Come ben riesce alla dottoressa Albanese".

"Le parole di Albanese sull'assalto squadristico alla sede de "La Stampa" sono inaccettabili. E francamente sono incompatibili con la cittadinanza onoraria di Bologna, città Medaglia della Resistenza, che dovrebbe ricevere. Una città che, nella sua storia, si è sempre battuta per la libertà di opinione e di espressione, contro ogni forna di violenza e di intolleranza". Così Andrea De Maria, deputato PD.

A chiudere la lunga sequenza di reazioni è la segretaria del Pd Elly Schlein, che sintetizza così la posizione del suo partito: «Piena solidarietà a La Stampa per la violenta e inaccettabile irruzione che ha subito. Ogni sede di giornale è un presidio fondamentale di libertà e di democrazia».

L’inchiesta della procura, intanto, prosegue. Ma il caso ha già oltrepassato Torino e acceso un confronto nazionale che tocca sicurezza, libertà di stampa, radicalizzazione politica e responsabilità istituzionale. Tutto mentre la redazione di La Stampa tenta di riprendere il proprio lavoro normale dopo un episodio che molti definiscono un avvertimento e che altri vedono come un attacco all’intera architettura democratica del Paese.

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