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Torino riparte dalla piazza: i metalmeccanici lanciano la mobilitazione per difendere Mirafiori

Mirafiori chiede un futuro: 500 delegati approvano la protesta e chiamano la città a reagire: mobilitazioni dal 30 gennaio e richiesta di un tavolo permanente con le istituzioni

Metalmeccanici in sciopero

Metalmeccanici in sciopero: lavoratori incrociano le braccia per il contratto nazionale

La stagione più delicata per l’automotive torinese si riapre con una mobilitazione che vuole essere compatta, visibile e soprattutto continua. All’auditorium del Santo Volto, a Torino, oltre 500 delegati provenienti dalle principali aziende metalmeccaniche del territorio si sono riuniti sotto le sigle Fim, Fiom, Uilm, Fismic, Uglm e Aqcf per approvare il documento che dà ufficialmente il via a una nuova serie di iniziative di protesta. Il nodo non cambia: difendere Mirafiori e tutto l’indotto dell’auto, che ancora oggi rappresenta una delle infrastrutture industriali più importanti della provincia.

La tensione e la partecipazione registrate in sala hanno confermato che, nonostante anni di ridimensionamenti e mutamenti produttivi, l’industria dell’auto continua a esercitare una presa profonda sui lavoratori e sui territori. Mirafiori resta un simbolo e una leva occupazionale che, se abbandonata a un lento declino, rischierebbe di trascinare con sé centinaia di aziende e migliaia di famiglie. Proprio per questo l’assemblea ha approvato un testo netto, che scandisce un percorso di mobilitazioni serrate.

La prima fase scatterà immediatamente: assemblee dei lavoratori in tutte le fabbriche metalmeccaniche del Torinese, una rete di incontri che nelle prossime settimane coinvolgerà migliaia di lavoratori dell’intero settore. L’obiettivo è duplice: informare, ma soprattutto ricostruire coesione attorno alla piattaforma rivendicativa. La consapevolezza è che il settore automotive sta attraversando una trasformazione epocale, fra elettrificazione, calo della domanda, necessità di nuovi investimenti e ridefinizione delle filiere. Per questo, secondo i sindacati, serve una risposta condivisa, portata da una partecipazione ampia.

Le mobilitazioni pubbliche partiranno a partire dal 30 gennaio, data scelta per una tavola rotonda che si svolgerà ancora al Santo Volto, questa volta con la presenza delle istituzioni locali e dei principali attori economici del territorio. Sarà lì che si aprirà il confronto sulla centralità dell’auto a Torino, un tema che va oltre la cronaca industriale e che tocca direttamente il futuro della città. I sindacati parlano apertamente della necessità di avere una strategia chiara, una rotta capace di tenere insieme la transizione tecnologica e la tutela dell’occupazione.

Il secondo appuntamento arriverà il 14 febbraio, una data scelta non a caso. La mobilitazione, che porterà in piazza lavoratori e delegati, si chiamerà “Innamòràti di Torino”, un titolo che vuole ribadire pubblicamente il legame storico tra la città e l’industria automobilistica, un legame che negli ultimi anni ha rischiato di indebolirsi sotto il peso delle incertezze produttive e delle scelte dei grandi gruppi internazionali. Sarà una manifestazione che punta a riportare al centro i cambiamenti in corso, ma anche la necessità di prenderli di petto, senza ritardi, senza delegare tutto ai cicli di mercato.

Nel documento approvato dai delegati emerge chiaramente la preoccupazione per l’assenza di un piano industriale stabile. I sindacati riconoscono che l’avvio della produzione della 500 ibrida a Mirafiori è un segnale importante, ma lo considerano solo un primo passo. «Servono nuovi modelli accessibili ai consumatori italiani – spiegano – per garantire un futuro allo stabilimento, ai lavoratori e al territorio». L’ibrido è un tassello, non una soluzione completa. Senza una gamma più ampia, capace di intercettare fasce di mercato oggi scoperte, Mirafiori rischia ancora di dipendere da scelte esterne e da volumi insufficienti.

Sul fronte occupazionale, i sindacati riconoscono come positivo l’annuncio delle 400 assunzioni da parte di Stellantis, ma sottolineano un punto che considerano irrinunciabile: la stabilizzazione dei lavoratori somministrati, oggi in una condizione di incertezza che si trascina da mesi. L’idea è chiara: non basta annunciare ingressi, bisogna consolidare chi già lavora nello stabilimento, garantire continuità e definire un quadro che dia prospettive reali alle persone coinvolte.

È in questo contesto che Fim, Fiom, Uilm, Fismic, Uglm e Aqcf chiedono alle istituzioni l’apertura di un tavolo permanente sull’industria, un luogo stabile di confronto e coordinamento, capace di ricucire il divario fra esigenze produttive, investimenti, strategie pubbliche e tutela occupazionale. La convinzione è che l’automotive non possa più essere governato da scatti occasionali o annunci parziali, ma richieda una regia continua che coinvolga tutti i livelli istituzionali.

La nuova stagione di mobilitazione, dunque, non nasce come risposta episodica ma come percorso strutturato, destinato ad attraversare i prossimi mesi con iniziative, confronti, piazze e richieste precise. Per Torino e per Mirafiori, la sfida è tornare ad avere un posto centrale nel futuro dell’auto. Per i lavoratori, la sfida è non permettere che quel futuro venga deciso altrove, senza di loro.

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