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Sodecia sposta l'intera produzione a Chivasso. Chiude il polo di Raiano in Abruzzo

Il trasferimento della produzione apre una crisi che coinvolge 39 lavoratori

Sodecia sposta l'intera produzione a Chivasso. Chiude il polo di Raiano in Abruzzo

Il nuovo fronte della crisi industriale abruzzese passa di qui: un comunicato asciutto, alcune righe pronunciate al tavolo con le istituzioni e la conferma che la Sodecia Automotive ha deciso di spostare l’intera produzione a Chivasso, lasciando alle proprie spalle la Valle Peligna e i suoi 39 lavoratori. Una notizia destinata a pesare non soltanto sulla fragile economia locale, ma anche sul clima politico di un territorio che da anni combatte contro un lento svuotamento produttivo, dalla crisi della Marelli alle difficoltà del Cogesa.

L’azienda, parte del gruppo internazionale specializzato in componentistica automobilistica, ha spiegato che il trasferimento dello stabilimento di Raiano non comporterà licenziamenti immediati. Ai dipendenti verrà proposta la mobilità verso il Piemonte, con l’apertura di posizioni nello stabilimento torinese di Chivasso, dove la società ha scelto di concentrare le linee produttive. Per tutti coloro che non potranno o non vorranno accettare il trasferimento, la direzione ha dichiarato di essere disponibile ad avviare un confronto per trovare soluzioni alternative, che però, al momento, non sono state chiarite né definite.

Una comunicazione che, invece di rassicurare, ha fatto esplodere una rabbia trasversale. Le istituzioni presenti al tavolo non hanno nascosto il disappunto. In una nota congiunta, la vicepresidente del Consiglio regionale Marianna Scoccia, la consigliera regionale Maria Assunta Rossi, il sindaco di Raiano Marco Moca e l’assessore comunale Antonietta Mancone parlano apertamente di decisione «inaccettabile e ingiustificabile», ribadendo che la chiusura dello stabilimento sarebbe «un colpo durissimo per la Valle Peligna». Il terreno economico in cui già si è insinuata l’incertezza degli ultimi anni rischia, con questa scelta, di perdere un altro tassello produttivo.

Il fronte istituzionale ha chiesto all’azienda responsabilità, maggiore trasparenza e soprattutto l’impegno a valutare alternative concrete, invece di procedere verso un trasferimento che appare, agli occhi degli amministratori, come già scritto. La cornice più ampia mostra infatti un territorio che tenta di trattenere ogni presenza industriale rimasta, mentre lo scivolamento verso altri poli produttivi – più infrastrutturati, più strategici, talvolta più competitivi – continua a crescere.

Il tavolo tecnico è stato aggiornato a una finestra cruciale: tra la metà di dicembre e i giorni immediatamente precedenti il Natale. Sarà quello il momento decisivo per verificare se esistono margini per evitare la chiusura o almeno per diluire i tempi, ricorrendo a ogni ammortizzatore sociale disponibile. Le parti hanno discusso della possibilità di utilizzare gli strumenti previsti dalla normativa per garantire un cuscinetto temporale, utile sia alla trattativa sia alle famiglie coinvolte.

La promessa finale arriva proprio dalle istituzioni: «Le istituzioni regionali e locali continueranno a seguire l’evoluzione della vertenza, assicurando il massimo sostegno ai lavoratori e alle loro famiglie». Un impegno che rimbalza soprattutto sulle spalle della Regione, chiamata a mediare in un contesto che assomiglia sempre più a una crisi sistemica della valle.

Intanto il nome di Chivasso diventa, in queste ore, il simbolo di una doppia lettura: per l’Abruzzo è il luogo che sottrae produzione e occupazione; per il Piemonte rappresenta un polo industriale che continua a concentrarsi e ad assorbire competenze, attirando aziende in riorganizzazione. Una geografia economica che cambia ancora una volta, lasciando Raiano e la Valle Peligna a fare i conti con un altro vuoto produttivo da colmare.

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