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23 Novembre 2025 - 16:58
L'ex Sandretto di Pont Canavese
Due settimane fa si era avuta notizia che probabilmente il complesso dell’ex-Sandretto (l’azienda fallita nel 2017 dopo essere stata per quasi un trentennio al centro di intense lotte sindacali) era stato venduto. Venduto ad un’impresa che opera nel settore dei rifiuti: trasporto, stoccaggio e trattamento. Il gruppo di minoranza <Noi per Pont>, che lo aveva reso noto, ha presentato due interrogazioni in proposito: al Comune ed all’Unione Montana Valli Orco e Soana, di cui Pont fa parte.
Dal momento che la scorsa settimana entrambi gli enti hanno tenuto una seduta di consiglio (cosa normale in questo mese) ci si è ritrovati a parlare dell’argomento per ben due volte in tre giorni : martedì 18 novembre in sede di Unione, venerdì 21 per quanto riguarda il Comune di Pont.
Va precisato che non si è trattato formalmente di una risposta alle interrogazioni, che non erano state inserite all’ordine del giorno: del resto quella rivolta al presidente dell’Unione era stata protocollata solo il giorno 17. Sia in un caso che nell’altro se ne è parlato ugualmente ed è già qualcosa. Il risultato però è stato del tutto deludente: non si è appreso nulla di più rispetto a quanto aveva segnalato il gruppo di Gian Piero Bonatto e Raffele Costa. Il presidente dell’Unione nonché sindaco di Frassinetto Marco Bonatto Marchello si è mostrato sensibile all’argomento e disposto ad informarsi mentre il primo cittadino di Pont è apparso fatalista. Entrambi hanno fatto rilevare l’atteggiamento poco collaborativo del curatore fallimentare, il dottor Leonardo Marta ma mentre il primo si è espresso in termini critici, il secondo ha mostrato di subire passivamente tale comportamento.
Al consiglio dell’Unione Montana Valli Orco e Soana, il presidente Marco Bonatto Marchello ha esordito affermando: “Lo stabilimento della Sandretto è importante per il territorio. Siamo a conoscenza che è stato acquistato”.
Diversa la posizione di Coppo: “Qui si dà per scontato che sia stato venduto ma come sindaco non ho ricevuto comunicazioni né formali né informali e lo stesso vale per i nostri uffici”.
Gian Piero Bonatto ha commentato: “Vorrei tanto sbagliarmi! Non punto il dito contro nessuno ma non avrei presentato l’interrogazione senza avere degli elementi che confermano quel che ho detto. Magari si potrebbe verificare al Catasto… Quel sito era stato più volte indicato come una possibile risorsa per il territorio e mi lascia perplesso che nessun ente abbia tenuto d’occhio l’evolversi della situazione: si sarebbero dovuti mantenere i contatti con il curatore fallimentare. Ora il danno è fatto: cerchiamo di vigilare quantomeno sulle lavorazioni che vi si svolgeranno. Concordemente avevamo chiesto l’ingresso di Pont nel Parco Nazionale Gran Paradiso e non sarebbe un buon biglietto da visita avere un’attività di quel genere in paese”.
Il sindaco ha replicato: “Con il commissario liquidatore sono rimasto in contatto per cinque anni, è arrivato anche a bloccarmi il telefono. Mi aveva mandato il primo bando, andato deserto perché le somme richieste erano troppo alte: è singolare che avesse atteso tanto tempo per emanarlo. Nel secondo bando aveva più che dimezzato la cifra relativa alla bonifica: l’esito non lo conosco e non è che vado a chiedere a uno se ha comprato”.
Con quell’ <uno> intendeva uno specifico imprenditore che immaginava potesse essere interessato o si è trattato di una frase buttata lì? Non è dato saperlo.
Ad appoggiare Coppo è intervenuto il consigliere di Ingria Walter Perardi che, indirizzandosi a Gian Piero Bonatto, ha affermato: “Della ricerca catastale puoi anche occupartene tu: basta che un geometra vada al Catasto per verificare come stanno le cose” ed ha aggiunto: “Se non trovasse nessun compratore, quella fabbrica farebbe la fine della manifattura di Cuorgnè”.
Confermando quanto detto da Coppo sul liquidatore ma mostrando maggior consapevolezza del ruolo degli enti pubblici nella gestione del territorio, il presidente dell’Unione ha dichiarato: “Più volte, negli ultimi tre anni, avevo cercato il dottor Marta: con i benefit della Green Community avremmo potuto acquisire il sito come Unione e così la proprietà sarebbe stata pubblica. Non ha mai lasciato trasparire nulla. Al telefono alcune volte mi dava ascolto, altre si mostrava indispettito e numerosi messaggi di posta certificata sono rimasti senza risposta. Aveva detto che mi avrebbe cercato ma non ho cavato un ragno dal buco. Cercherò, per quanto di competenza dell’Unione, di dare una risposta. Poi la parte urbanistica è chiaro che spetta al Comune”.
Tornando sull’argomento della Sandretto al termine del consiglio comunale di venerdì 21 novembre, nell’ambito delle <Comunicazioni del Sindaco>, Coppo ha riaffermato quanto detto tre giorni prima alla seduta dell’Unione Montana Valli Orco e Soana: “Stanno circolando voci di una possibile vendita ma ad oggi non ho avuto nessuna informazione, formale o informale”. Ha aggiunto però una considerazione: “Mi auguro che sia vero”.
Ha quindi proseguito: “In questi cinque anni, più volte abbiamo portato degli imprenditori a vedere il sito ma non si è mai concluso nulla. Il primo bando, quello dell’ottobre 2024, era andato deserto malgrado due potenziali acquirenti fossero venuti all’Ufficio Tecnico per chiedere informazioni. Mi auguro che per il secondo bando sia andata diversamente. Certo vigileremo: chi ha acquisito l’area dovrà venire in Comune per le varie procedure e dovrà provvedere a bonificarla perché il bando lo prevede: la somma richiesta per lo stabilimento era bassa proprio perché venivano valutate a parte le spese per la bonifica.
Gian Piero Bonatto, capogruppo di <Noi per Pont>, ha a sua volta ripetuto che le notizie riportate dagli organi di stampa avevano suscitato preoccupazione in paese e che il presidente dell’Unione aveva affermato di aver ricevuto notizia della vendita.
Con insofferenza, il sindaco ha replicato: “Il presidente sa le stesse cose che sappiamo tutti. A me non risulta nulla”.
Quando Coppo dice apertamente di sperare che la vendita sia andata in porto esprime un sollievo più che comprensibile: se nessuno si fosse accollato quello stabilimento ed i terreni circostanti, la struttura sarebbe rimasta lì a degradarsi finendo per gravare sulle spalle del Comune. Sbaglia però nel sottovalutare i rischi collegati a quel tipo di aziende, non solo in termini di salvaguardia della salute umana che pure dovrebbe rappresentare la prima preoccupazione per gli amministratori pubblici. Se qualcosa dovesse andare storto, i costi sociali ed economici per il Comune diventerebbero proibitivi.
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