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Il Comune di Chivasso vende un terreno "d'oro", la consigliera comunale: "Perché?"

Buo all’attacco: “State svendendo un bene pubblico che frutta il 10% l’anno”

Chivasso Castello

Il Municipio di Chivasso e il sindaco Claudio Castello

L’amministrazione comunale di Claudio Castello e dell’assessore all’ambiente Fabrizio Debernardi si impegna molto ad aumentare la dotazione di “verde” della città.

A questo apprezzabile scopo il Comune non lesina a spese. Non si sfugge però alla sensazione che gli interventi “verdi” che l’amministrazione sta facendo rispondano non solo a una reale esigenza della popolazione di respirare aria buona, ma anche ad un attento calcolo del “ritorno” in voti, tanto più che fra un anno e mezzo la città torna al voto per eleggere il nuovo sindaco.

Il fiore all’occhiello dell’assessore Debernardi è il grande progetto Corona Verde. Ne fa parte il progetto “Da ponte a ponte”: si tratta del recupero della sponda del Po che va dal ponte sul Po medesimo fino al ponte sull’Orco poco prima della confluenza del torrente nel fiume. Un posto magnifico che verrà messo a disposizione di Chivassesi. Ma un “regalo” ai cittadini che costerà parecchio. Per realizzare questo e altri sette interventi minori il Comune riceverà dalla Regione un finanziamento di ben 2.162.455 euro a fondo perduto. Ma per ricevere questi soldi il Comune deve mettere di tasca propria 313.972 euro di cofinanziamento (un “dettaglio” che l’amministrazione aveva accortamente omesso in un comunicato nel sito del Comune). I 313.972 euro non sono pochi, considerando che anche i due milioni e passa che arriveranno dalla Regione sono soldi prelevati dalle nostre tasche di contribuenti.

Possiamo pure considerarli tutti soldi ben spesi. Ma faranno anche guadagnare voti: tutti i Chivassesi ammireranno la riva ripulita e ordinata “da ponte a ponte”.

Ma che ne è di altri luoghi destinati a verde ma che probabilmente fanno guadagnare meno voti? Il caso emblematico è il parchetto della frazione Pogliani. Il parco è da anni chiuso al pubblico e devastato dai vandali. E’ vero che lì la questione è complicata dal fatto che il Comune e la società delle discariche, proprietaria dell’area, si rimpallano le responsabilità in un interminabile tiro alla fune. Ma il Comune non sembra proprio mettercela tutta per arrivare alla riapertura del parco. Ce la mette tutta per “Corona Verde”, ma non per Pogliani. Chissà perché? Non sarà perché a Pogliani ci sono solo, nella sua porzione chivassese, un centinaio di abitanti e quindi un pugno di voti da prendere? Mentre 27.000 chivassesi faranno “ohhhh che bello” davanti al futuro “Da ponte a ponte”.

Claudia Buo, consigliera comunale di opposizione

Ma quella del campetto dei Pogliani è una storia eterna, che va avanti da anni. Più recente è il caso denunciato dalla consigliera Claudia Buo nella commissione consiliare del 19 novembre, e che sarà ridiscusso nel consiglio comunale di martedì 25 novembre.
Il caso è questo: il Comune intende vendere un terreno a Castelrosso di proprietà comunale. Lo ritiene non indispensabile alla città. In quanto tale, una legge consente di venderlo. Nella sua relazione, l’ingegner Fabio Mascara, responsabile dell’Area Governo del Territorio, ne ha stimato il valore in 110.000 euro.

La consigliera Claudia Buo non è per niente d’accordo. Contro la vendita del terreno avanza due obiezioni.

In primo luogo – e qui torniamo in parte alla questione del verde – la consigliera osserva che nel PRGC vigente l’area è classificata come servizi pubblici, e nella variante come SV22 (parco/gioco/sport). Per la precisione, nella sua relazione l’ingegner Mascara così descrive la destinazione delle aree delle quali fa parte il terreno: “SV22 - aree a parco, per il gioco e lo sport… [1] Sono suddivise in aree per l'infanzia e per l'istruzione dell'obbligo (S), per attrezzature sociali civili e religiose (di interesse comune) (Ac), a verde naturale attrezzato per l'infanzia e per lo sport (V), per parcheggi (P). [11] Aree per parcheggi pubblici "P"….”. Inoltre, aggiunge Buo, nel PRGC il terreno è indicato come “area di attesa di protezione civile”.
Come si fa, dunque, a dire che quel terreno non è utile alle funzioni dell’ente comunale? Perché disfarsene?

Con la seconda obiezione la consigliere Buo sottolinea che la vendita del terreno non arreca affatto un vantaggio economico al Comune, anzi ci guadagna il privato che lo acquisterà.
Il terreno è infatti oggi affittato dal Comune alla società telefonica Cellnex Italia SpA, che vi ha installato un’antenna ripetitrice, per un canone di locazione di 11.000 euro l’anno.

Il Comune incasserà quegli 11.000 euro ogni anno fino al 2035 perché né Cellnex né il Comune hanno disdettato il contratto. Dunque, sono 11.000 euro di incasso l’anno per un terreno valutato 110.000 euro. Un bel rendimento, un tantino superiore ai BTP, tanto per fare un esempio…
Ma se il Comune vende il terreno, sarà il privato acquirente a guadagnarci quel 10% annuo. O, se lo compra Cellnex stessa, sarà questa società a risparmiare il canone. In ogni caso, a svantaggio del Comune che così rinuncia ad una ottima fonte di introiti. Afferma Buo: “A me non appare una vera “valorizzazione” del patrimonio, ma una monetizzazione immediata a condizioni favorevoli sì ma per il privato”. Se infatti il Comune si tenesse il terreno, quei 110.000 euro ricavabili dalla vendita li incasserebbe in soli dieci anni di affitto, e il terreno rimarrebbe della collettività chivassese.

In commissione consiliare Claudia Buo ha fatto notare un ulteriore possibile danno per la collettività. Se il Comune si tiene il terreno, qualora nel 2035 Cellnex decidesse di non rinnovare il contratto di locazione, il Comune avrebbe il diritto di imporre alla società la rimozione a sue spese dell’antenna. Ma se il terreno lo compra Cellnex, o un altro, il Comune, che non sarebbe più il proprietario, perde il diritto di far togliere l’antenna.
Inoltre – ha proseguito Buo – i 110.000 euro ricavati dalla vendita cadrebbero nella voce “investimenti”, mentre gli 11.000 di affitto vanno a sostenere la spesa corrente, che è il vero punto debole del Comune.

In commissione la consigliera Buo ha chiesto all’amministrazione di rinunciare a portare la delibera di vendita nel consiglio di martedì 25 novembre. L’assessore Debernardi ha respinto la richiesta e ha confermato che sottoporrà la delibera al consiglio.

In quella sede esporrà diffusamente le ragioni della scelta dell’amministrazione. Ma Buo non rinuncerà certo a ribattere e a esporre le SUE ragioni… Appuntamento al nuovo round in sala consiliare.

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