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Cronaca
25 Ottobre 2025 - 10:09
Borgaro, condanna ridotta al coach accusato di maltrattamenti su una giovane promessa del tennis
La Corte d’Appello di Torino ha ridotto in maniera significativa la condanna inflitta al maestro di tennis accusato da un'ex promessa del tennis italiano.
Dopo la sentenza del Tribunale di Ivrea del maggio 2024, che aveva condannato Ivano Rolando a 4 anni e 6 mesi di reclusione per violenza sessuale e maltrattamenti nei confronti di Giulia Pairone, i giudici torinesi hanno riformato la decisione, portando la pena a 1 anno e 6 mesi, con sospensione condizionale.
Il collegio della II sezione penale ha dichiarato prescritto il reato di violenza sessuale, ma ha confermato la responsabilità per maltrattamenti, ritenendo provato un clima di oppressione psicologica e verbale nei confronti dell’allieva, all’epoca minorenne, tra il 2011 e il 2013. L’uomo è stato condannato anche a versare una provvisionale di circa 20 mila euro e a rispettare due interdizioni: cinque anni di sospensione dai pubblici uffici e il divieto definitivo di incarichi scolastici o sportivi che comportino contatti con minori.
La difesa di Rolando, rappresentata dagli avvocati Stefano Coppo ed Elisa Costanzo, ha annunciato ricorso in Cassazione.
Durante il rapporto professionale, Pairone – che allora occupava il 666° posto nel ranking mondiale – ha raccontato di essere stata sottoposta a pressioni psicologiche, commenti sessisti e umiliazioni verbali. In alcune circostanze sarebbe stata costretta a dormire nello stesso letto del coach durante le trasferte. Fatti che la Procura di Ivrea aveva descritto come una “forma di controllo costante sulla vita privata” della ragazza.
La denuncia risale al 2019, quando la tennista, rientrata dagli Stati Uniti dopo la laurea in psicologia dello sport, ha deciso di raccontare pubblicamente quanto vissuto, parlando di un lungo percorso di consapevolezza e di riscatto personale.
Il caso Rolando-Pairone ha scosso il mondo del tennis italiano e continua a rappresentare un punto di riferimento nel dibattito sulla tutela dei minori e sugli abusi di potere nello sport.
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