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Tutti vicini alla redazione de L'Ora della Calabria

Tutti vicini alla redazione de L'Ora della Calabria

L'Ora della Calabria

Chiuso il sito dell’Ora della Calabria, il quotidiano diretto da Luciano Regolo. E' il giornale che, nelle scorse settimane ha denunciato le pressioni subite dall'editore Alfredo Citrigno per la non pubblicazione di un’inchiesta della Procura della Repubblica di Cosenza sulle consulenze d’oro pagate dall’Azienda sanitaria. Pressioni sulle quali la Magistratura ha già apertu un'indagine  e che hanno già portato alle  dimissioni dell’ex sottosegretario alle Infrastrutture Tonino Gentile.

Nel registro degli indagati il tipografo Umberto De Rose, che aveva telefonato a Citrigno per convincerlo a bloccare la notizia dell’indagine a carico di Andrea Gentile, figlio del senatore del Nuovo Centro Destra. Il messaggio era chiaro: “Perché devi farti un nemico che poi, ferito come un cinghiale a morte, colpisce per ammazzare?”. “Questi ora sfornano il governo e va sottosegretario. Ma chi cazzo te lo fa fare?”.

Bene! Dopo questa notizia, la società editrice del giornale calabrese è stata messa in liquidazione per via dei debiti contratti proprio con De Rose e De Rose ora potrebbe  rilevare il giornale di Citrigno.

Nei giorni scorsi, il comitato di redazione aveva dichiarato tre giorni di sciopero per l’imminente rischio che la testata finisca in mano dello stampatore Umberto De Rose. Ieri il liquidatore ha annunciato via e-mail la cessazione delle pubblicazioni. “Purtroppo – scrive in una lettera il direttore responsabile Regolo – per la seconda volta in appena quattro mesi di lavoro giornalistico in Calabria devo pubblicamente denunciare un episodio grave ai danni della libertà di stampa, ma in questo caso anche contro l’esercizio dei diritti sindacali che colpisce la redazione dell’Ora e il sottoscritto. Tale gesto improvviso, sulla base di spiegazioni pretestuose, quale la necessità di non gravare con ulteriori spese di stampa il bilancio (nei tre giorni di sciopero non si sarebbe comunque andati in stampa), si configura come una ritorsione inaccettabile specialmente perché sia il comitato di redazione sia il sottoscritto nel numero oggi in edicola avevamo destato la pubblica attenzione su alcuni aspetti poco chiari nelle modalità e nelle procedure di liquidazione stessa. Tale convincimento  è suffragato anche dal fatto che il liquidatore, con scelta totalitaria, annuncia anche la cessazione dell’attività on line che non ha e non può avere alcun costo giornaliero sensibile ai fini del bilancio. Una scelta quindi solo dovuta alla volontà di mettere i bavagli alla redazione e al direttore dell’Ora. 
Faccio notare altresì che meno di 24 ore prima, alle 20.01 di ieri, dell’e-mail che tacita l’Ora e il nostro sito, lo stesso Bilotta rassicurava l’intera redazione con una e-mail di cui ciascuno di noi conserva copia in cui annunciava che l’azienda avrebbe provveduto a pagare le spettanze dovute. Quindi, da un punto di vista contabile, non sollevava affatto il problema costituito dal costo del prosieguo delle pubblicazioni, che evidentemente è stato pretestuosamente tirato in ballo solo dopo la nostra protesta.
 Devo inoltre annunciare che questo non è il primo grave episodio registrato. La sera del 7 aprile, infatti, poiché il giorno prima il Cdr aveva pubblicato un proprio comunicato sul giornale dichiarando lo stato di agitazione sempre per la situazione oscura sul futuro della testata, avendolo io cercato al telefono mi disse che avrebbe interrotto le pubblicazioni poiché il sindacato aveva “osato” indire una protesta. 
Mi chiese anzi di annunciare questa sua decisione a tutti i miei colleghi, cosa che io feci. C’è proprio la precisa volontà di impedire ogni replica e ogni attenzione su quanto si sta consumando ai danni di questa testata e di chi ci lavora, in spregio anche alle forme più elementari di rispetto, oltre che a diritti costituzionalmente garantiti, e ledendo la stessa dignità personale e professionale dei giornalisti, con metodi che ricordano quelli dittatoriali-ritorsivi del totalitarismo”.

Tutta la redazione della Voce si unisce alla protesta

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