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Poltronificio: il direttore sanitario Alessandro Girardi se ne va e gli subentra Ornella Vota

Andrà a ricoprire lo stesso ruolo nell'Azienda Zero. Il direttore generale scade a fine anno

Alessandro Girardi in primo piano

Alessandro Girardi in primo piano

Vi raccontiamo anche questa... Mentre i piemontesi aspettano oltre 200 giorni per una visita medica o un ricovero, certi dirigenti non solo incassano premi di 20 mila euro per gli “obiettivi raggiunti” e non si è ancora capito quali, ma fanno pure carriera. È il caso di Alessandro Girardi, finito di recente sotto i riflettori della trasmissione “Fuori dal Coro” di Mario Giordano.

Fiato alle trombe, rullo di tamburi, pasticcini e champagne come se piovesse, Girardi lascia l’ASL TO4 e dal 1° giugno è andato a ricoprire l’incarico di direttore sanitario di “Azienda Zero”, sostituendo Gianluca Ghiselli, che sarà impegnato nelle Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026. 

Il suo posto, all’Asl To4 passa a Ornella Vota almeno fino alla nomina di un nuovo direttore generale, o alla riconferma di Stefano Scarpetta il cui incarico scadrà a fine anno. In scadenza a fine anno anche l’incarico di direttore amministrativo affidato a Stefano Loss Robin.

Il cambio di poltrona non fa altro che aumentare il disappunto tra i cittadini, esasperati da un sistema sanitario che sembra pensato più per i manager che per i pazienti.

Girardi avrà ora il compito (fa un po’ ridere ma tant’è!) di risolvere il disastroso problema del Centro Unico di Prenotazione (CUP), cioè dovrà lavorare proprio sui “tempi di attesa” che non è riuscito a risolvere all’Asl To4.

Il servizio è in scadenza, il nuovo bando dovrebbe essere pronto entro giugno e il nuovo sistema operativo entro settembre. Ma se consideriamo la storia recente, c’è poco da stare allegri.

E per chi non sapesse che cos’è Azienda Zero, ecco una sintesi. Oggi guidata da Adriano Leli, è solo l’ultima delle invenzioni dell’Assessorato regionale alla sanità a guida centrodestra. Un ente di coordinamento e gestione, istituito con l’obiettivo di migliorare l’efficienza e l’efficacia dei servizi sanitari, ispirata al modello già operante in Veneto. Una sorta di “super-ASL”, sovraordinata rispetto alle singole aziende sanitarie e ospedaliere, con funzioni di indirizzo, controllo e coordinamento.

Nonostante le aspettative, fino ad oggi, si è rivelata più un bluff che una rivoluzione. Dopo un inizio scoppiettante sotto Carlo Picco, è caduta in una sorta di cono d’ombra. Gli annunci di piani miracolosi sono rimasti solo parole e di miglioramenti non se n’è visto mezzo.

Nelle ultime settimane, la situazione è ulteriormente precipitata. I cittadini piemontesi hanno dovuto affrontare attese interminabili, aggravate da un sistema di prenotazione inefficiente e da una carenza cronica di personale medico. Le cronache locali sono piene di storie di pazienti costretti a rivolgersi al privato, spesso a caro prezzo, pur di ottenere le cure necessarie in tempi accettabili, molti di più sono gli anziani che hanno smesso di curarsi.

Leli di recente ha ammesso che il software attuale del CUP non è all’altezza. Con una carenza di personale medico, un controllo inefficace delle prestazioni e un sistema di prenotazione obsoleto, la situazione è disperata.

“Il software in uso non riesce a stare dietro alle decisioni che vengono assunte e che debbono essere immediatamente applicate”, ha dichiarato. E se alla scarsità di personale medico si aggiunge un CUP antiquato, il risultato è una paralisi quasi totale del sistema sanitario.

Insomma, urge un cambiamento radicale, ma le promesse sembrano sempre essere più grandi della realtà. La realtà è quella di un sistema sanitario che, anziché migliorare, sembra peggiorare giorno dopo giorno. Mentre i dirigenti incassano premi e avanzano di carriera, i cittadini continuano a soffrire. E la sanità piemontese, anziché essere un modello di efficienza, rimane un esempio lampante di come le cose non dovrebbero andare.

Per i piemontesi, stanchi di essere presi in giro, l’unica speranza è che questa nuova fase di Azienda Zero possa finalmente portare i cambiamenti tanto attesi. Ma la strada sembra ancora lunga e piena di ostacoli. Fino ad allora, ci sarà bisogno di tanta, troppa pazienza.

Ridiamoci su, ma neanche poi più di tanto!

C’erano una volta tre Ussl, una a Ivrea, una a Ciriè e una a Chivasso. Per fare economia, si decise di unirle in una grande Asl, la To4. Il risultato? Al trio di direttori amministrativi, sanitari e generali, si aggiunse un altro terzetto: super direttore generale, super direttore amministrativo e super direttore sanitario. Ma la fiera della burocrazia non finisce qui: ecco comparire l'Azienda Zero, con supersuper direttori generali, messi lì per comandare i super direttori delle Asl. In Piemonte, i medici e gli infermieri sono una specie in via di estinzione, ma tranquilli, di direttori non manca mai l'abbondanza. Prossima fermata: direttori dei direttori dei direttori, perché la gerarchia è una cosa seria!

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