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Ivrea
18 Febbraio 2024 - 21:54
Ilaria Aragona abita nel condominio Saudino
Il suo desiderio? Riuscire a farsi una doccia. Lo chiedeva, quasi come supplica, poco prima di Natale. “Sarebbe un bel regalo… ” si era commossa.
Lei è Ilaria Aragona. Ha 46 anni e abita al civico 3 di via Saudino in un alloggio di circa 35 metri quadrati gestito dall’Atc ma di proprietà del Comune. Pochi metri quadri in cui si gira e si rigira, portandosi dietro tutta la sua disperazione e frustrazione.
In carico al consorzio In.rete riceve la visita di una Oss (Operatrice socio sanitaria) 3 volte alla settimana per un totale di 4 ore, che sono evidentemente poche per una donna che non riesce quasi a muoversi.
Due ore vengono utilizzate per gli acquisti, le altre due per piccoli lavoretti in casa. Finito qui.
Il Consorzio per i servizi sociali In.rete sostiene di fare anche troppo, l’Asl non è mai stata investita del problema e al Comune, l’unica cosa che interessa, a quanto pare, sono gli affitti non pagati da Ilaria e, per inciso, i soldi che le arrivano dall’Inps (pochi), oltre che per gli alimenti, li usa per acquistare le medicine, per pagare una colf e per quelle pulizie che la Oss non ha il tempo di fare.
Solo se firma una rateizzazione, sindaco e vicesindaca cercheranno di capire se esiste un’altra sistemazione per lei. Insomma un mezzo ricatto o se vogliamo un ricatto vero, con i paraocchi nel voler vedere solo le cose che si vogliono vedere.
Di lei, di Ilaria, si parlerà al consiglio comunale convocato per lunedì 19 febbraio, ma “a porte chiuse”.
Ex ballerina. Mai fumato in vita sua, ha tante foto da mostrare, a testimonianza, di una bella gioventù e della sua prestanza fisica. E poi? Poi la catastrofe. Nel 2020 è stata una delle prime a “beccarsi” il famigerato Covid. Si è ammalata. E’ stata ricoverata per parecchi mesi agli ospedali di Ivrea e Cuorgnè ed è cominciato un lento calvario. Non si è più rimessa. E’ ingrassata. Pesava poco meno di 50 kg, oggi più del doppio, con l’aggravante di stare attaccata ad una bombola di ossigeno. Per questo piange e si dispera ma ha davvero tanta voglia di parlare. Di urlare al mondo che non è così che ci si comporta con chi è messo male come lei, dichiarata inabile al lavoro al 100 per cento.
“Sono obesa… Non riesco a chinarmi. Ho questi polmoni che mi opprimono… Ho perso tutto - s’era lasciata andare con noi lo scorso mese di dicembre - Mi hanno curato male. Ero una professoressa di spagnolo ma il lavoro non ce l’ho più. Mi hanno dato questa casa. Non l’aveva vista prima. Mi spettava di diritto per un’emergenza abitativa. Mi sono accorta dov’ero finita solo dopo… Ci sono delle notti in cui vorrei buttarmi giù dal balcone che non ho. Mi butto giù dalla finestra. Non ce la faccio più?”.
Troppo piccola per muoversi. Troppo piccolo anche il bagno.

Nella foto l'assessora Patrizia Dal Santo e i consiglieri comunali Massimiliano De Stefano e Paolo Noascone
Quel che si chiede è una nuova casa.
“Lì dentro - ci spiegava - non riesco a fare nulla. Mi lavano a pezzi con l’acqua di una bacinella..”.
A guardarlo da vicino l’alloggio è qualcosa che si presterebbe bene per un film dell’horror, ai limiti dell’agibilità, con i lucernari nella parte alta della stanza, nessuna finestra, nessun balcone, nessuna persiana o tapparella. In ogni caso troppo piccolo per consentire a Ilaria di muoversi da un punto all’altro.
“E’ come stare in un carcere… - ci diceva - Io non posso deambulare. Posso scendere solo con l’ascensore. Se si rompe sto chiusa in casa. E’ già successo e non mi sono mossa per 15 giorni…”.
Lo stabile di via Saudino? Peggio dell’ultimo girone dell’inferno.
“Gli Amministratori comunali qui non vengono mai …”, si lamentava. Oggi sappiamo che dopo le denunce sui giornali si sono fatti vedere il presidente del consiglio Luca Spitale, ma anche la vicesindaca Patrizia Dal Santo e il sindaco Matteo Chiantore.
Prima di loro i due consiglieri comunali di opposizione, Massimiliano De Stefano e Paolo Noascone, firmatari della mozione, che a loro volta erano venuti a conoscenza di questo “problema” leggendo un post di Paolo Cominetto.
E di fronte a tutto questo. Di fronte ad una donna che, pur giovane, si trascina avanti come può ci si chiede cos’è che non sta funzionando. Chiaro a tutti che una società che si rispetti ad una persona così dovrebbe prestare attenzioni fin che ce n’è.
“L’ex sindaco Stefano Sertoli sarà venuto una ventina di volte. Mi diceva che non potevo vivere qua ma allo stesso tempo che non poteva aiutarmi….”.
“Lo stato di degrado in cui versano le case ATC - stigmatizzavano qualche settimana fa Noascone e De Stefano - è da ritenersi un’emergenza sociale. Non si possono lasciare le persone abbandonate a loro stesse. La responsabilità è imputabile all’ ATC, ma esistono anche responsabilità politiche. L’amministrazione comunale, di fronte a questo disagio sociale, deve assumersi le proprie responsabilità. È disumano ciò che sta accadendo. Ci sono casi che vanno affrontati immediatamente e chi, si è preso l’impegno lo deve risolvere ad ogni costo…”.
Per Ilaria che deambula a fatica, peraltro si aggiunge il problema delle scale.
Dovesse star male sarebbe quasi impossibile portarla fuori in barella utilizzando quella esterna. Ce n’è una interna ma è stata “murata”. E poi c’è un ascensore che quando si rompe trasforma l’intero edificio in una vera e propria prigione.
“Cosa faccio? Sto chiusa in casa... - ci raccontava - E’ già successo e non mi sono mossa per 15 giorni. Quando sono stata male hanno dovuto portarmi via avvolta in un lenzuolo. Un’altra volta mi hanno portato giù in braccio. ..”.
Ilaria, manco a dirlo, pur vivendo nel nostro mondo, fa parte di quell’altro mondo, quello che non si vuole vedere. Eppure sta lì, alla periferia di una città che si considera moderna, turistica, solidale e non v’è dubbio che lo sia...
A darle una mano. Ad ascoltare ogni richiesta di aiuto. Se vogliamo anche un po’ ad accudirla e a farle compagnia, oltre alla cagnetta “Margot”, c’è un vicino di casa, anche lui invalido, che fa quel che può quando può. E’ Ciriaco Impieri, 67 anni.
“Nel 2014 ho avuto un’operazione brutta: un tumore al cervello ... - si era lasciato andare - L’occhio destro è bruciato e sto perdendo la vista anche dall’altro occhio. Me lo hanno già detto: non mi rinnoveranno più la patente e io non so cosa potrò fare? Abitare qui significa spostarsi con la macchina... C’è un autobus che a volte viene a volte no ...”.
E poi la denuncia.
“Questa casa non va bene per Ilaria ma alle politiche sociali non hanno umanità. Qui siamo tutti anziani e viviamo con pensioni povere da 60/700 euro mese. E’ una vergogna! Siamo costretti a vivere come degli animali in una casa senza finestre …”.
La verità su quei 12 alloggi di via Saudino, perlopiù monolocali e bilocali di proprietà del Comune ma gestiti da Atc...?
Non sono fatti per viverci stabilmente. Sarebbe il caso di venderli o di darli in gestione alla Caritas o alla Casa delle donne limitatamente alle emergenze di due giorni, dieci giorni, un mese.
La buonanima che li ha “regalati” solo di una cosa si era preoccupata, di far scrivere nero su bianco che si sarebbero potuti locare esclusivamente a cittadini di età superiore ai 65.
“Questo ha sempre creato numerosi problemi nell’assegnazione curata dall’Atc in base alle graduatorie - spiegò nel 2013, in consiglio comunale, l’assessore Augusto Vino - Gli anziani preferiscono vivere in città. Nel 2008 abbiamo registrato più di 23 rinunce. Nel 2009 ben 7 e 9 nel 2010...”
Stessa cosa capita oggi e qui, manco a dirlo, ci vengono a vivere solo i figli di un Dio minore o chi si trova in una condizione che non gli consente di dire “no” e, infatti, di alloggi sfitti ce ne sono addirittura quattro. Un inquilino è morto. Altri due sono finiti in una casa di riposo, infine un ragazzo è stato arrestato e nessuno lo ha più visto.
Quattro alloggi vuoti da mesi in un condominio di due piani, situato in una zona che possiamo definire residenziale, ma ha il limite di essere troppo lontana dal centro abitato.
Da qui a far diventare il condominio di via Saudino un vero e proprio ghetto, il passo è stato breve.
Cosa si chiede a sindaco e assessori? Di guardare le cose per quello che sono, con la verità in faccia, e di risolvere questo dramma prima che si può e con tutte le armi a disposizione.
Perchè non si può tenere al primo piano di un condominio una donna che ha bisogno dell’ossigeno 24 ore al giorno e se l’ascensore non funziona rischia di morire.
Perchè non si può permettere di far vivere le persone in alloggi che al posto delle finestre hanno dei lucernari.
Perchè la galera è una cosa meritata, la civile abitazione è “civile” non per niente.
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