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Un portale mistico per comunicazioni "ultraterrene": il secondo “Telefono del vento” italiano

Dopo quello pionieristico di Barone Canavese, anche San Pietro Belvedere (Pisa) ha il suo “Telefono" con cui affidare i pensieri al vento

Barone Canavese

Il "Telefono del vento" italiano riprende la tradizione giapponese nota come "Kaze no Denwa", la quale offre alle persone la possibilità di sussurrare al vento.

Vi ricordate il “Telefono del vento” di Barone Canavese?

Ne abbiamo scritto a novembre dello scorso anno, in occasione dell’anniversario per la sua inaugurazione, avvenuta esattamente il 5 novembre del 2022. L’opera è stata ideata grazie a Matteo Gamerro, l’eroico 43enne affetto da sclerosi multipla dall'età di 19 anni il quale, come un moderno Ulisse della comunicazione, è andato oltre il puro linguaggio affidandosi al pensiero. Matteo non si è limitato a viaggiare lungo la Via dell’Angelo per 1.200 chilometri, o a scrivere libri. No, signore e signori! Ha costruito un ponte verso l'immateriale, un "Telefono del vento", che non è ovviamente un vero telefono ma una cabina nel bosco dove i pensieri si elevano oltre i confini della fisicità, per dimostrarci che, a dispetto delle limitazioni del corpo, lo spirito umano non conosce barriere, né nella sclerosi multipla né nel dolore del distacco.

Matteo Gamerro, l'ideatore del primo "Telefono del vento" italiano installato a Barone Canavese (Torino).

Perché ne stiamo parlando?

Immaginate di poter scambiare parole al telefono con una persona cara che non è più tra noi. Quali parole scegliereste? Quali emozioni affiorerebbero? Per molti, il desiderio di un ultimo dialogo è un pensiero persistente. Talvolta, anche una semplice illusione può offrire un frammento di quella serenità tanto desiderata. È su questi presupposti che, di recente, esattamente il 21 dicembre del 2023, è stato inaugurato il secondo “Telefono del vento” italiano. Questa volta la cabina, contenente anch’essa un telefono senza fili, opera del fotografo Marco Vanni, direttore artistico dell’associazione Life for Music, è stata installata a San Pietro Belvedere (Pisa), nell’azienda agricola Podere Tegolaja di Mattia Cei, Matteo Arcenni e Matteo Bagnoli.

Il fotografo Marco Vanni, autore del secondo "Telefono del vento" italiano.

L'eco della notizia del “Telefono del vento” pisano in questi giorni si è propagata attraverso l'Italia, ma stranamente tace sul suo pioniere di Barone Canavese. “Quello che succede in Canavese resta in Canavese”? Ma non era “a Las Vegas”?

Ironia a parte, vi è anche chi ha definito l’opera di Marco Vanni come: “[…] il primo ‘telefono del vento’ italiano. Si tratta di una cabina senza fili che serve per parlare con chi non c'è più”. A scriverlo, il 30 dicembre scorso, è la testata giornalistica Fanpage. Il primo in Italia? E Barone...?

L'importanza del “Telefono del vento”

In un'epoca di WhatsApp e connessioni 5G, è straordinario osservare come la nostalgia e la poesia abbiano dato nuova vita alle cabine telefoniche, trasformandole in luoghi di conforto spirituale piuttosto che in relitti di un'era pre-digitale. Ecco quindi che il "Telefono del vento", riprendendo la tradizione giapponese nota come "Kaze no Denwa", offre alle persone la possibilità di sussurrare al vento, inviando così i propri messaggi verso i propri cari scomparsi o liberando nell'aria pensieri ed emozioni recondite. Inoltre, il "Telefono del vento", presente in alcune città d’Europa (tra queste vi è per l’appunto Barone Canavese), svolge un ruolo vitale in queste comunità: non è solo un punto di ritrovo per le celebrazioni e gli eventi locali, ma anche un portale mistico per comunicazioni, che chiameremo ‘ultraterrene’.

Il "Telefono del vento" di Barone Canavese, ideata da Matteo Gamerro.

La più recente cabina di San Pietro Belvedere (Pisa) potrebbe far pensare a un'installazione d'arte eccentrica o a un anacronismo sfuggito al tempo, ma anche qui scopriamo che la funzione è quella di collegare i vivi con i ricordi dei cari scomparsi. Ma se pensate che mantenere una conversazione telefonica con l'aldilà sia un'impresa da prendere alla leggera, allora vi sbagliate.

L'installazione, opera di Marco Vanni, che si trova a di San Pietro Belvedere (Pisa).

Mentre il mondo si chiede se la prossima innovazione tecnologica ci farà sentire più vicini nonostante la distanza fisica, o si affanna nella corsa verso l'ultimo modello di smartphone, i cittadini di Barone Canavese e di San Pietro Belvedere hanno scoperto il segreto per rallentare il tempo: parlare al vento. Questo a dimostrazione che, spesso, i migliori segnali arrivano non attraverso satelliti o fibre ottiche, ma tramite il soffio gentile del vento.

Il "Telefono del vento" è quindi una vera icona di speranza e di poesia in un mondo che sembra aver dimenticato come ascoltare senza la necessità di un riscontro immediato. Matteo Gamerro, in particolare, con la sua incredibile vita e le storie di antiche tribolazioni familiari, ci mostra che a volte le migliori connessioni non hanno bisogno di essere veloci o wireless, ma piuttosto profonde e significative.

Disquisizioni a parte, la bellezza di questi progetti risiede nella loro capacità di toccare il cuore umano, di offrire un momento di riflessione e di connessione in un mondo così spesso caratterizzato dall'isolamento. Il "Telefono del vento" non è solo una cabina telefonica, o un mezzo per affrontare un lutto: è anche un simbolo della resilienza umana e della capacità di trovare speranza e bellezza anche nei momenti più bui.

Il "Telefono del vento" giapponese riprende una tradizione nota come "Kaze no Denwa". 

Un faro di umanità in un mare di tecnologia, per cui, come suggerisce Matteo Gamerro: “Nella vita a volte non devi avere fretta. Siediti e rilassati: il resto verrà da sé”.

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