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Il caso

Recupero della fabbrica della morte, parla la figlia di uno degli operai: "Mi aspettavo molto di più"

L'opinione di Cinzia Franza, ex assessore, figlia di Benito e memoria storica dell'Ipca di Ciriè, sul progetto di riqualificazione dell'area

Cinzia Franza, ex assessore

Cinzia Franza, ex assessore

Il progetto di riqualificazione dell'ex Ipca di Ciriè continua a far discutere. I tempi sono strettissimi, i lavori devono partire, pena la perdita di tutti i fondi europei.

C'è chi però avrebbe ragionato in maniera diversa sull'area e sul suo futuro: "Da quest'amministrazione - ci dice Cinzia Franza, ex assessore ciriacese e figlia di Benito, uno dei due operai che iniziarono la battaglia contro i vertici aziendali dopo le prime morti di cancro - mi aspettavo molto di più".

E il motivo è semplice: "Quell'area, al posto di diventare luogo di memoria, diventerà qualcos'altro: l'idea di abbattere gran parte degli edifici penso tolga molto alla zona: località Borche, tra l'altro, è sempre stata penalizzata. Prima dall'Ipca, poi da Interchim, e adesso invece avrà uno dei centri di conferimento di rifiuti più grande della zona".

Metà dell'ex Ipca verrà dedicata a un'ecostazione

Per Franza l'idea di spostare l'ecostazione da dov'è ora (vicino alla piscina comunale) all'Ipca non era necessariamente malvagia, ma doveva essere pensata meglio: "Un conto era utilizzare un pezzo di Ipca per creare un centro di raccolta come quello in piscina, di dimensioni più ridotte, un conto è farne uno così grande".

Insomma, utilizzare quell'area per stipare quintali di rifiuti di grossa taglia non è proprio il massimo: "Le Borche avrebbe meritato di avere quello che possiamo chiamare un ecomuseo, che non significa mantenere tutto intatto: una rivisitazione e alcuni abbattimenti potevano starci, ma si poteva fare meglio".

Ad esempio si poteva pensare, precisa Franza, di ricavare negli edifici una sorta di museo del colore, "che sarebbe stato un centro dove si impara anche con gli artigiani a usare i colori in sicurezza". L'idea era anche quella di realizzare una sala convegni, e per l'ex assessore sarebbe tutto fattibilissimo. Basterebbe un po' di volontà politica.

Il piano di divisione dell'ex Ipca

"Ci sono esempi di luoghi, come nella Ruhr in Germania, in cui viene tutto recuperato: a me spiace pensare che l'unica soluzione per spendere i soldi del Pnrr sia quella di abbattere...".

Dalla maggioranza consiliare sono in diversi però a difendere il progetto proposto dai tecnici: in fondo, diceva per esempio la consigliera Domenica Calza, lì gran parte degli edifici è in condizioni disastrose, e la memoria di quel luogo si potrebbe portare avanti con la cultura: organizzando iniziative, eventi e conferenze, magari recuperano la porzione di Ipca che resterebbe vuota per farne qualcosa di nuovo.

Insomma, l'idea è di valorizzare più il patrimonio immateriale che quello materiale. Per Franza le cose non stanno così: "Era stata fatta un'analisi dalla facoltà di architettura e restauro, e il risultato non era certo quello proposto dai tecnici in commissione". L'approccio era più conservativo e gli abbattimenti previsti non erano così tanti.

Anche perché i tecnici hanno un potere limitato: "Fanno quelli che gli dicono di fare... la scelta in questo caso è politica più che tecnica: a me pare che per l'amministrazione l'importante sia fare qualcosa, ma a volte fare qualcosa significa fare solo danni... Ciriè è stato un luogo di morte, è vero, ma ora bisogna farne un luogo di vita!". 

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