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Ciriè

Questa fabbrica della morte è una "bomba ecologica" e verrà demolita: ma poi che si farà?

Le critiche delle opposizioni e la replica dell'assessore all'urbanistica

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All'interno dell'ex Ipca di Ciriè

Quando gli edifici più ammalorati, che un tempo erano affollati di operai, verranno rasi al suolo, dell'ex Ipca di Ciriè rimarrà poco. Quattro edifici di valore storico, un'ecostazione e un prato. Ecco, che si farà allora? I finanziamenti per trasformare quel prato in qualcosa di nuovo non ci sono ancora.

"Il timore è che l'area che rimarrà vuota possa essere soggetta a usura o a malutilizzo. O si mette un guardiano, o altrimenti temo che possa essere devastata facilmente". La preoccupazione l'ha esposta lo scorso lunedì in commissione il consigliere di minoranza Franco Silvestro.

L'ex Ipca si trova isolata in località Borche, e se venisse devastata?

Gli hanno fatto eco anche Davide D'Agostino, che rappresenta l'opposizione del centrodestra, e Marta Vittone, capogruppo del Partito Democratico. "Insomma - ha commentato D'Agostino - alla fine resterà un prato nelle campagne di Devesi". Insomma, un prato in mezzo ai prati. E poi?

"E una volta che avrete buttato giù tutti gli edifici, ecco, non si potranno tirare su..." ha commentato invece Vittone. Insomma, il progetto radicale pensato dal team tecnico farebbe restare in piedi poco o niente dell'ex Ipca. Gli spazi che rimarranno vuoti potrebbero rimanerlo per molto tempo.

Memoria e pragmatismo

"La progettazione delle opere è di competenza della Giunta e non del Consiglio, ma condividere con la commissione era un’opportunità per coinvolgere anche i consiglieri" ci dice a telefono Alessandro Pugliesi, assessore al bilancio e all'urbanistica nell'esecutivo Devietti.

Lo contattiamo per capire se un futuro, quantomeno transitorio, per l'area verde che resterà dopo le demolizioni è stato pensato. "Prima dell'estate avevamo raccolto una serie di indicazioni che avevamo trasferito ai professionisti, i quali ci hanno detto cosa si sentirebbero di mantenere" spiega Pugliesi.

Anche alla luce delle considerazioni che sono state fatte nell’ultima commissione l'assessore spiega di aver "chiesto ai professionisti di fare ulteriori proposte".

L'assessore Alessandro Pugliesi

Insomma, le cose dette dalle opposizioni non verranno lasciate cadere nel vuoto. Anche perché "sul tema della memoria concordiamo anche noi, e se riusciamo a mantenerla con elementi fisici è meglio, però questo atteggiamento deve trasformarsi in senso di pragmatismo".

Pugliesi sottolinea inoltre che "tutto ciò che manterremo in piedi sarà oggetto di finanziamenti futuri. I professionisti stanno facendo le loro considerazioni e la politica deciderà. Capisco che loro si siano sentiti poco coinvolti ma noi siamo in un iter di preparazione di uno studio di fattibilità. Ad ogni modo, sicuramente poco prima o subito dopo l’approvazione in giunta del progetto ne darò comunicazione ai consiglieri di minoranza".

Restano aperte altre possibilità anche in merito all'utilizzo del parco del colore, cioè la porzione di prato che resterà vuota dopo che gran parte degli edifici verranno demoliti: "Negli edifici che possono stare su ci si può mettere un museo, mentre nel parco si potrebbero posizionare parte dei macchinari per fare una sorta di percorso della memoria". Insomma, è tutto ancora aperto. 

L'obiettivo momentaneo, e lunedì scorso l'ha spiegato il consigliere di maggioranza Carlo Laziosi, "è spegnere questa bomba ecologica che ci ritroviamo senza fare progetti faraonici come è stato fatto in passato". Detto ciò, sul futuro pende ancora una bella incognita.

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