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Alunni lasciati a piedi? "Tutta colpa della scuola!"

Per sindaco e assessore, tutti i servizi sono stati attivati, ma sarebbero state fatte promesse facendo i conti senza l'oste...

Scuolabus

"Eh no! Il Comune non ha lasciato a piedi proprio nessuno!".

Se quattro alunni delle scuole medie di Borgofranco si sono ritrovati senza scuolabus, la colpa non è del Comune. A spiegarlo è l'assessore all'Istruzione Katia Marafioti mostrando la famosa Pec con cui i genitori sarebbero stati rassicurati dalla scuola.

E nella mail certificata, inviata in risposta all'Istituto Comprensivo lo scorso mese di febbraio, effettivamente, non c'è alcuna promessa.

"In risposta alla vostra nota del 13 febbraio 2023 (protocollo 1497), si comunica che il Comune di Borgofranco, per i mesi di febbraio, marzo, aprile, maggio e giugno, non potrà offrire alle famiglie il servizio di scuolabus richiesto per i giorni di lunedì e mercoledì negli orari da voi indicati in quanto il Bilancio di previsione non è attualmente approvato e quindi il responsabile del servizio finanziario non potrà dare coperture finanziarie a nessuna spesa aggiuntiva. Dunque, non si conferma nessun servizio di scuolabus aggiuntivo, se non eventualmente a partire dal settembre 2023, nel caso la disponibilità di Bilancio lo permetta".

L'ASSESSORE ALL'ISTRUZIONE KATIA MARAFIOTI

Insomma, il Comune avrebbe dato una speranza legata ad un'eventuale disponibilità di Bilancio che poi non c'è stata.

In tutto questo, invece, la scuola avrebbe assicurato alle famiglie l'attivazione del servizio.

"E' stata una comunicazione fuorviante. Una rassicurazione priva di fondamenti che ha spinto quattro famiglie di Baio Dora a iscrivere i propri figli al tempo normale. E purtroppo sono loro oggi a farne le spese, con questi quattro ragazzi lanciati come palle da biliardo tra le varie classi per assicurargli di restare a scuola non potendo tornare a casa".

A Borgofranco c'è sempre stata una sezione di tempo normale e una di tempo prolungato, ma una questione del genere non si era mai vista.

"E' chiaro. La scuola ha insistito per non perdere una sezione - dichiara l'assessore -. Peccato che lo abbia fatto sulle spalle di quattro famiglie che abitando in frazione ora si trovano con un disagio enorme da gestire".

Per metterci una pezza, la scuola ha concesso a questi quattro alunni di restare anche nei due pomeriggi in cui sarebbero dovuti tornare. Peccato che, non essendoci i loro insegnati, vengano smistati nelle altre classi. Un po' a caso, come capita. Oggi nell'altra prima, domani in seconda, poi chissà, magari in terza.

La mamma che si è fatta portavoce delle quattro famiglie "rimaste a piedi" spiega: "La scuola ci ha assicurato che non appena avranno l'orario definitivo libereranno un insegnante da dedicare ai nostri figli per fargli fare i compiti durante quei due pomeriggi".

In tempi di "coperte corte" sembra un'altra promessa difficile da mantenere, ma la speranza dei genitori è tanta.

Altro problema riguarda, ora la mensa.

"Ci hanno fatto portare il pranzo al sacco dicendoci che non avevamo diritto alla mensa scolastica - puntualizza la mamma di uno dei quattro alunni - poi qualcosa è cambiato e ci hanno detto che avrebbero potuto mangiare come tutti gli altri, ma solo il mercoledì. Il lunedì bisognava continuare con il panino. Ma perché? Ci domandiamo che senso abbia".

E di senso, tutto ciò, non ce n'é neppure per l'assessore all'Istruzione.

Katia Marafioti, anche lei insegnante, spiega: "Ma che discriminazione mai è questa? I quattro ragazzi hanno diritto alla mensa perché sono stati iscritti nella piattaforma. E' la prima cosa che ho fatto fare dagli uffici a seguito dell'incontro che c'è stato. A porre ostacoli è la scuola. E' davvero un atto discriminatorio non permettergli di mangiare lo stesso pasto dei loco compagni".

Un problema di responsabilità?

"Forse, Ma continuo però a non capire - dichiara Marafioti -. Si prendono la responsabilità di tenerli a scuola nonostante il tempo normale e quella di farli mangiare a mensa il mercoledì, ma non il lunedì? E' tutto davvero assurdo".

Il sindaco Fausto Francisca è meno diplomatico e arriva dritto al sodo: "Lo scuolabus è stato messo a disposizione ed il servizio c'è. Se la scuola divide gli studenti in tempo pieno e tempo normale, è una scelta sua e non del comune. Alle Medie di Settimo Vittone (Stesso Istituto Comprensivo, Ndr) c'è solo tempo pieno". 

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Insomma, per Francisca a creare il problema sarebbe stata solo la scuola: "Se la scuola (in tempo d' emergenza) sceglie di dividere 82 studenti in 6 classi (più una sdoppiata )non è colpa del Comune. Ricordo che il minimo degli alunni per classe, in un comune collinare e di pianura è 19 e che il massimo è di 28".
Il sindaco precisa a sua volta la questione mensa: "La mensa è per tutti gli allievi, indistintamente: se si sceglie di fornire un panino e non fargli usufruire del pasto mensa come per chi frequenta il tempo pieno, è una scelta della scuola e non del comune".
Francisca è un fiume in piena: "Il Comune da tutti i servizi: scuolabus, mensa, fornisce le aule. Poi, la scuola decide autonomamente come utilizzarli. Quindi chi protesta, se la prenda non con il Comune, ma con chi gestisce ed utilizza i servizi.
Il comune copre i servizi scolastici dalle 7,30 alle 18, con il Pre e il Post scuola, con lo scuolabus, con i servizi mensa. Tutto il resto è scelta scolastica e dei genitori".
La soluzione al problema per Francisca sarebbe facile, facilissima: "Se ci fosse tempo pieno per tutti - cosa che il Comune si augura e che viene raccomandata - così come avviene alla Media di Settimo che fa parte della stessa direzione didattica, non si sarebbe creato il problema".
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