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Il commento

Nuovo ospedale, la Regione ha fatto il miracolo: i comuni sono compatti

L'incontro di ieri all'ex Manifattura di Cuorgnè parlava chiaro

Uno scatto dall'incontro di ieri

Uno scatto dall'incontro di ieri

Nella conferenza-stampa tenutasi giovedì 7 settembre a Cuorgnè, i 61 sindaci “dissidenti” hanno riaffermato in modo estremamente deciso le posizioni già espresse nelle scorse settimane.

Il manifesto che annunciava l’incontro – svoltosi nel capiente auditorium dell’ex-Manifattura per accogliere quante più persone possibile - parlava chiaro: "Alchimie ospedaliere" era intitolato e vi si citava l’articolo 32 della Costituzione che tutela la salute quale diritto fondamentale di tutti i cittadini.

Malgrado la decisione sul nuovo Ospedale di Ivrea e del Canavese sia stata presa, le amministrazioni comunali non si sono piegate di fronte al fatto compiuto ed hanno messo in campo le loro forze per ribadire che no, quella scelta non va bene. Al contrario di quanto potrebbe pensare un osservatore esterno, non si tratta questa volta di campanilismo ma di una questione essenziale: quella del diritto ad essere curati.

La levata di scudi delle ultime settimane ha colto molti di sorpresa per la sostanza ma soprattutto per i toni: aspri, duri ed anzi durissimi anche da parte di quanti, come gli esponenti della giunta cuorgnatese, un anno fa predicavano il dialogo e la moderazione, convinti che fosse la strada giusta. Di fronte allo svelarsi del gioco hanno reagito con vigore e non c’è avversario più pericoloso di quello che cambia fronte perché ha visto tradita la propria fiducia.

I relatori alla conferenza stampa di ieri

L’esasperazione è stata certamente favorita dalle lunghe attese imposte dalla Regione, dalle informazioni reticenti, dalle verità tenute nascoste – come ha ben riepilogato nel suo resoconto il sindaco di Levone Massimiliano Gagnor. Ed è stata sicuramente influenzata dagli atteggiamenti altrettanto ambigui rispetto al Pronto Soccorso di Cuorgnè.

Senza questi antefatti, probabilmente i primi cittadini dell’Alto Canavese ed i loro rappresentati avrebbero ancora una volta incassato la sconfitta, limitandosi a mugugni e malumori. In tutte le situazioni esiste un momento di svolta, un punto di non ritorno, quello in cui la corda troppo tesa si spezza: questo è accaduto. Oggi tutto ciò che arriva dalla Regione non riceve più credito e puzza di falso, di menzognero, di ingannevole: non ci si fida più.

Come ha riferito il delegato alla Sanità di Castellamonte Alessandro Musso: “La Regione poteva fare quello che ha fatto senza prenderci in giro. L’unico che ha avuto il coraggio di dire il vero motivo per cui hanno preferito l’area Montefibre è stato il consigliere Gavazza: 'Una città che fonda la sua economia sull’ospedale non può perderlo'. Non condivido assolutamente il suo pensiero ma ne apprezzo il coraggio”.

Il miracolo della Regione: i comuni sono compatti

Aveva detto bene il sindaco di Valperga durante il Consiglio Comunale Aperto tenutosi un mese fa a Cuorgnè sul Pronto Soccorso: “La Regione è stata bravissima in un’impresa mai riuscita prima: unire il territorio e farlo diventare più forte”. Mai comuni tanto diversi tra loro come quelli dell’Alto Canavese (diversi per dimensioni, morfologia, caratteristiche sociali ed economiche, colore politico) si erano ritrovati così uniti, coesi ed arrabbiati.

Il problema di essere visti a Torino come appartenenti ad un’area marginale e scarsamente interessante lo avevano sempre avuto e in parte era colpa dei loro rappresentanti: troppo presi dai piccoli interessi di campanile per essere capaci di unirsi ed affrontare insieme i problemi.

Basti pensare alla divisione dell’ex- Comunità Montana Valli Orco e Soana in due diverse Unioni ma è solo uno dei tanti esempi possibili. Qualche segno di cambiamento era in verità arrivato negli ultimi anni con la costituzione delle "Tre Terre Canavesane" ed il consolidarsi della collaborazione fra Castellamonte, San Giorgio ed Agliè (anche se, sulla questione dell’ospedale, le loro posizioni divergono) ma la vera svolta sembra essere quella attuale.

Sessantuno le fasce tricolori presenti

Naturalmente vi è un’altra faccia della medaglia: non è il Canavese nel suo insieme ad essersi compattato ma solo una sua parte, quella ad ovest di Ivrea. Lo scontro è quindi duplice: Comuni contro Regione da un lato, territorio contro altro territorio dall’altro. Lo si potrebbe vedere come uno scontro fra due campanilismi, non più di dimensioni comunali ma di area.

Tale spiegazione non tiene però conto di un aspetto. I comuni favorevoli ai terreni ex-Ribes non avrebbero avuto nulla da guadagnare, in termini di profitto economico, se l’ospedale fosse sorto in quell’area: per le loro casse non sarebbe cambiata una virgola e solo Pavone ne avrebbe tratto vantaggi.

Uno su sessantuno… A guadagnarci, in termini di sicurezza sanitaria, sarebbero stati i loro abitanti e i loro villeggianti. Ivrea, la grande città del territorio, ha invece un forte e dichiarato interesse economico a che l’ospedale rimanga all’interno del territorio comunale.

L'intervento del consigliere Alessandro Musso

Un interesse non certo illegittimo ma che confligge con il diritto alla salute di molta parte dell’area canavesana: la scelta dell’ex Montefibre risulterebbe dunque viziata da logiche estranee a quelle sanitarie. I comuni dell’eporediese hanno appoggiato questa scelta ma non tutti: alcuni hanno firmato il manifesto pro-Ribes.

Non si ritrova dunque su quella sponda la compattezza che c’è in questa parte del territorio, dove le mancate adesioni sono state davvero pochissime. Secondo Endro Bevolo, primo cittadino di Pavone, quella ottenuta potrebbe col tempo rivelarsi una vittoria di Pirro: “Se il motivo per cui l’ospedale deve sorgere lì è che 'dobbiamo difendere l’unica azienda che abbiamo' vuol dire che non c’è programmazione economica, che non c’è un progetto per il futuro”.

Il sindaco di Rivarolo Alberto Rostagno ha aggiunto: “Ivrea ha perso l’occasione per diventare davvero la capitale del canavese. E’ un grave, gravissimo errore”.

I comportamenti della Regione? Incomprensibili...

Il conflitto fra comuni dell’Alto Canavese e Regione non è ideologico ma basato su situazioni ed atteggiamenti concreti e questo va sottolineato. Coloro che seguono le vicende politiche non possono tuttavia fare a meno di chiedersi cosa succederà alle elezioni per il rinnovo del consiglio regionale, che si terranno nella primavera 2024, e cosa faranno le amministrazioni comunali.

A vedere l’irritazione dei sindaci verrebbe da pensare che non daranno più la loro fiducia all’attuale maggioranza ma sarà davvero così? L’orientamento generale degli amministratori canavesani e dei loro elettori è moderato-conservatore e magari ripiegheranno di malavoglia sui partiti di riferimento.

Anche perché, per far spostare elettori dalla propria area di appartenenza occorre offrire un’alternativa, qualcosa di diverso da ciò che li ha delusi. Dove dovrebbero guardare: verso i 5 Stelle? Verso il PD? Il PD di Ivrea però è pro-Montefibre e a livello regionale l’atteggiamento del partito è ambiguo, evita di schierarsi apertamente barcamenandosi fra interessi contrapposti.

Sala piena a Cuorgnè ieri sera

Ciò che colpisce in questa vicenda è tuttavia il modo in cui i vertici regionali si sono comportati: come minimo si può dire che l’ostilità che si sta riversando su di loro se la sono cercata. E ci si chiede: a che pro scatenare tutto questo putiferio un anno prima del voto?

E’ probabile che lo abbiano fatto in modo inconsapevole, senza rendersi conto delle reazioni che avrebbero suscitato ma, una volta provocata la tempesta, non hanno saputo reagire in nessun modo e non lo sanno fare nemmeno ora, anzi continuano ad inciampare clamorosamente come fossero dei dilettanti allo sbaraglio.

Come hanno potuto compiere errori di valutazione così clamorosi? Sarà interessante seguire l’andamento della situazione nei mesi a venire.

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