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Ivrea

Alberto Alma può farlo il presidente? Lo statuto dice "no"

In città, manco a dirlo, anche ad agosto si continua a parlare di Carnevale

Politici in campo

Carnevale

E mentre in tutta Italia si parlava di Giorgia Meloni che pagava il conto di alcuni bricconcelli ad un ristoratore in Albania o del banchiere Massimo Segre di Torino che in occasione di un party organizzato per annunciare la data del matrimonio, tra l’incredulità degli amici, ha lasciato la fidanzata Cristina Seymandi, sotto le "rosse torri" di che cosa si stava discutendo. Manco a dirlo di Carnevale e nello specifico del futuro presidente della Fondazione, di colui cioè che prenderà il posto di Piero Gillardi scaduto come la panna chef insieme a Stefano Sertoli.

E’ vero che il sindaco Matteo Chiantore non ha ancora sciolto la riserva ma sulla bocca di tutti c’è quel nome "Alberto Alma" che il presidente lo aveva già fatto. E si racconta di lui che avrebbe già incontrato Gian Piero Frigo per trovare un accordo su chi “comanderà”, e anche di un “vis à vis” con Matteo Chiantore.

Ma non basta! C’è infatti dell’altro e c’è che qualcuno si sarebbe andato a leggere lo statuto, dove, all’articolo 11, secondo capoverso, si trova scritto: Il Presidente dura in carica 5 anni, salvo decadenza per effetto della cessazione del mandato del Sindaco pro tempore del Comune di Ivrea, ed è rinominabile una sola volta consecutivamente alla precedente, a prescindere dalla durata di ogni singolo mandato…”.

E siccome la lingua italiana la conosciamo tutti, scritta così significherebbe (il condizionale è d’obbligo) che Alma il presidente non lo potrebbe proprio più fare. Insomma un problema per tutti, a cominciare da chi ha puntato sua una seconda “era” di Alma. 

Ho già chiesto lumi a notai e avvocati e tutti mi hanno detto la stessa cosa. E’ evidente che  quell’articolo dello Statuto è scritto male...

Ce ne sarebbe stato abbastanza per montare su, con la panna scaduta di cui sopra, una bella telenovela agostana con un bel contropiede all'Amministrazione comunale. Niente da fare. Chiantore era già sul pezzo.

“E’ un falso problema - sgombra il campo da ogni dubbio - Ho già chiesto lumi a notai e avvocati e tutti mi hanno detto la stessa cosa. E’ evidente che  quell’articolo dello Statuto è scritto male. La ratio della norma è di ripercorrere la normativa che vale per i politici e cioè che non si possono fare più di due mandati consecutivi. Non fosse così si tratterebbe di una incandidabilità a vita e sarebbe illogico e incoerente…”.

Bon, finita qui, nessuna nuova, buona nuova. Restano sul tavolo tutti i candidati.

E sono, per la presidenza, oltre a Gian Piero Frigo e a Alberto Alma, anche Vincenzo Ceratti,  Salvatore Lo Tufo e Marzia Vinciguerra. S’aggiungono per il cda Fabio Vaccarono (un nome, una garanzia) portato a spalle dal consigliere di opposizione Massimiliano De Stefano con la certezza che nessuno mai su questo nome oserebbe dire “no” e poi  Paolo Cominetto, Davide Borla, Davide Go, Isabella Di Martino, Carlo Ardissono, Franco Rosso, Donata Beltrame, Emilia Sabolo che già era stata in cda con Alma presidente.

Il primo cittadino Matteo Chiantore

Stringi stringi in giro per la città si dà già per scontato un cda composto da Alma, Frigo, Sabolo, Vaccarono  nominati dal sindaco e Guido Santi, dei Mercenari, per le Componenti. 

Non sono peraltro previste barricate su Ceratti da parte dell'amica consigliera Elisabetta Piccoli o su Vinciguerra dei Fratelli d'Italia da parte del consigliere Andrea Cantoni, entrambi offuscati dal già vice presidente di Google e oggi presidente e amministratore delegato di Multiversity, uno su cui tutti puntano per ridare slancio alla manifestazione.

Il sindaco non si sbilancia e prende tempo. Lo fa per due ragioni. Non ha fretta e non vuole sbagliare. La seconda vuole consegnare al nuovo cda un bilancio al 30 giugno 2023 già chiuso e approvato con indicati a chiare lettere “utili” e/o “perdite”, cosa che non c’è ancora.

Evidentemente si spera in un “utile” anche considerando l'aumento del ticket di ingresso (15 euro) e l'incasso di poco meno di 300mila euro. Nell’ultima edizione della manifestazione, peraltro, la Fondazione aveva chiesto e ottenuto un contributo volontario di 7 euro a tutti gli aranceri e di 350 euro a ciascuna delle Componenti.

 

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