Cerca

Riva: Procura Taranto, denaro sequestrato solo 50mln

Riva: Procura Taranto, denaro sequestrato solo 50mln

ilva

E' di poco meno di 50 milioni di euro il denaro sequestrato dalla Guardia di Finanza nei giorni scorsi al Gruppo Riva, su un totale di beni del valore di circa 600 milioni, ovvero meno del 10%. Quanto ai beni aziendali, non c'è alcun divieto di uso e il custode-amministratore ''è autorizzato ex lege a gestire eventuali necessità di ordine finanziario''. Dopo la pioggia di accuse e di critiche rovesciatesi in questi giorni sul provvedimento eseguito dalle Fiamme Gialle, la Procura di Taranto ha deciso di uscire allo scoperto spiegando, numeri alla mano, cosa ha prodotto l'esecuzione del provvedimento del gip di Taranto Patrizia Todisco, che ha esteso il sequestro di beni per equivalente sino ad 8.1 miliardi di euro, disposto il 22 maggio scorso, anche alle aziende controllate o collegate a Riva Fire, Riva Forni Elettrici e Ilva spa. L'inchiesta della magistratura ionica, avviata nei confronti dei Riva e dell'Ilva per disastro ambientale, marcia dunque a 360 gradi, pur se ormai in dirittura d'arrivo dal punto di vista delle indagini preliminari. La nota, firmata dal procuratore della Repubblica di Taranto, Franco Sebastio, richiama precise norme di legge. Come l'articolo 104 bis delle disposizioni di attuazione del codice di procedura penale, laddove ''dispone la custodia e l'amministrazione da parte di ausiliari nominati dall'autorità giudiziaria, al fine di garantire la continuità produttiva dell'azienda''. Una risposta indiretta alla decisione della società Riva Acciaio, all'indomani dei sequestri, di far cessare l'attività in sette stabilimenti sparsi tra Veneto, Piemonte e Lombardia, e a due aziende di servizi e trasporti. Non solo, ma il procuratore respinge al mittente qualsiasi accusa di provocare danni all'attività produttiva delle aziende coinvolte dall'inchiesta. I beni sequestrati ''verranno immediatamente affidati all'amministratore giudiziario (il commercialista Mario Tagarelli, ndr) nominato a suo tempo dal giudice proprio allo scopo di garantire la loro gestione'' e per ''evitare pregiudizi per la loro operatività'. Tutto questo, conclude Sebastio, ha l'obiettivo di ''prevenire effetti negativi sulla prosecuzione dell'attività industriale, così come sta già avvenendo per le altre aziende precedentemente attinte dall'iniziale provvedimento di sequestro''. Come dire, anche l'Ilva di Taranto ha gli impianti dell'area a caldo sotto sequestro ma continua a produrre, la Procura non ha mai avuto l'obiettivo di farla chiudere e questo principio vale anche per le altre aziende finite, direttamente o indirettamente, nell'inchiesta.
Commenti scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edicola digitale

Logo Federazione Italiana Liberi Editori