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Sanità
13 Luglio 2023 - 10:44
Giovanna Cresto, sindaco di Cuorgnè
La notizia che si vuole privatizzare l’Ospedale di Cuorgnè invece di rimetterlo seriamente in funzione e di riaprire il suo Pronto Soccorso non ha colto di sorpresa solo i cittadini: il sindaco della città Giovanna Cresto è rimasta allibita. Quello che racconta non genera soltanto sconcerto ma profonda inquietudine.
Si aspettava delle conclusioni così clamorose?
Certo che no! Ci erano state date assicurazioni di tutt’altro genere e ci avevamo creduto. D’altra parte, quando un presidente di Regione viene sul posto per spiegare le sue buone intenzioni, come si potrebbe non credergli? Ora ci comunicano che il Punto di Primo Intervento basta e avanza e che l’ospedale va privatizzato “mantenendo il controllo in mano pubblica”: giusto per assegnare qualche incarico di vertice in più e lasciare tutta la gestione in mano ad aziende basate sul profitto.
Conosce la società che ha effettuato lo studio e pensa che sia arrivata autonomamente a quelle conclusioni o che ci sia stato qualche “suggerimento” da parte della Regione?
Non la conosco, è una società esterna. Non so giudicarne l’operato però gli studi danno esiti differenti a seconda dei dati forniti dai committenti e delle loro richieste: forse se avessero affidato l’incarico all’IRES, che è un ente pubblico, le conclusioni sarebbero state differenti. Una struttura come quella di Cuorgnè fa sicuramente gola ai privati con le sue sale operatorie nuove bell’è pronte. Almeno fossero tenuti a gestire un Pronto Soccorso che funzioni! Il Pronto Soccorso però non interessa perché non è redditizio e in ogni caso immagino cosa succederebbe: per non assumersi responsabilità e per non farsi carico dei problemi, manderebbero buona parte dei pazienti ad Ivrea. Oggi nel Punto di Primo Intervento lavora personale formato: gli infermieri sono gli stessi del vecchio Pronto Soccorso, che erano stati trasferiti là durante la pandemia, e sanno che ogni persona in più aumenta il carico di lavoro dei loro colleghi. Ai privati cos’importerebbe?
Pensa che si arriverà davvero a privatizzare l’ospedale o questo studio rimarrà lettera morta?
Qualcuno dice che è uno studio come un altro, che poi non se ne farà nulla ma non è un modo serio di operare: gli studi vanno rispettati e che lo abbia finanziato la Compagnia di San Paolo non è una buona motivazione per buttare via i soldi. Certo una decisione del genere rappresenta un bell’azzardo a meno di un anno dalle elezioni per il rinnovo del Consiglio Regionale e mi sembra strano che vogliano correre questo rischio. Spero davvero che i politici che rappresentano il territorio prendano posizione, non in base alle collocazioni partitiche ma ai bisogni dei cittadini. Abbiamo ben quattro consiglieri regionali: che si facciano sentire!
Come ha appreso la notizia?
Dal sito della Regione, sei mesi dopo che lo studio era stato consegnato.
Cosa sapeva di questo studio?
Ne ero stata informata un anno fa da Icardi, in luglio. Chissà perché le grandi decisioni vengono sempre prese in questo mese… Avevo chiesto un Piano Strategico per l’Ospedale di Cuorgnè e mi aveva risposto di aver appena incaricato una società esterna di stimare i fabbisogni di tutta l’ASL TO 4. Non chiedevo tanto, mi sarei accontentata di conoscere le intenzioni riguardanti il nostro ospedale ma così avevano deciso e non restava che aspettare. Lo studio avrebbe dovuto essere consegnato a fine 2022 e più volte, dall’inizio di quest’anno, avevo chiesto notizie senza ottenere risposte. Il 22 giugno - durante una riunione cui partecipavo come rappresentante dei sindaci del territorio - l’assessore regionale ci ha comunicato che lo studio era pronto.
Ve ne ha parlato?
Parzialmente. Lo studio è diviso in due parti: la prima concerne il nuovo Ospedale del Canavese e ce la illustra ampiamente. Se ne ricava che sceglieranno l’area ex-Montefibre in base a tutta una serie di considerazioni fra le quali non rientra più quella del rischio di allagamento riguardante i terreni dell’ex-Ribes. La seconda parte riguarda Cuorgnè, Lanzo ecc. Mostrandoci tutta una serie di slide che da lontano non si riesce a leggere, l’assessore ci illustra la situazione… del 2019, prima del Covid. Si ferma lì, omette tutto ciò che riguarda le indicazioni per il futuro. Rimango abbastanza sconcertata: cosa ce ne facciamo della fotografia del 2019 visto che la situazione è tanto cambiata?

Non sono barricadera, è una questione di carattere: preferisco confrontarmi e discutere, magari fino allo sfinimento. Se però si rivelasse inevitabile scendere in piazza, a quel punto lo faremmo.
Quando e come ha scoperto che le indicazioni c’erano ed erano quelle che ora conosciamo?
Lunedì 3 luglio. Arriva il verbale della riunione del 22 giugno con il riferimento ad un allegato che però non c’è. Icardi dice che basta cercarlo sul sito. Scopro così che lo studio era stato consegnato come previsto nel dicembre 2022, che era stato pubblicato all’inizio di maggio del 2023… e che nessuno ne aveva informato i sindaci. Leggendolo, quasi cado dalla sedia. Penso di aver capito male, lo stampo, lo rileggo, lo riesamino con attenzione ma non mi ero sbagliata.
Cos’ha fatto?
Per il giorno successivo, martedì 4 luglio, era convocata la riunione dei sindaci della Zona Omogenea: arrivo con questa bomba e i miei colleghi si mettono sul piede di guerra. Decido di rendere pubblico quel che ci era stato tenuto nascosto.
Avete in mente iniziative di protesta?
Non sono barricadera, è una questione di carattere: preferisco confrontarmi e discutere, magari fino allo sfinimento. Se però si rivelasse inevitabile scendere in piazza, a quel punto lo faremmo. Per giovedì 13 luglio è in calendario la Conferenza dei Sindaci dell’ASL TO4 ed ho chiesto di inserire il tema nell’ordine del giorno: non si può, è troppo tardi ma mi assicurano che verrà comunque affrontato. Chiederò di essere sentita in Commissione Sanità: voglio che la Regione ci comunichi in quella sede le sue decisioni. Icardi dice che verrà nei territori per parlare del rilancio della Sanità…
E come vorrebbero rilanciarla?
Mi chiedo cosa verrà a dire: forse che hanno nominato i nuovi primari ma non è così che si rilancia un ospedale se poi manca il personale. Un bravo primario può essere utile per attrarre medici ed infermieri - quello di cardiochirurgia, ad esempio, è molto apprezzato - ma queste iniziative servono quando si vogliono migliorare i servizi non quando si deve ricominciare quasi da zero. L’opera di depauperamento è iniziata molti anni fa ed è proseguita nel tempo, smantellando reparto per reparto.
I cuorgnatesi come hanno reagito a questa notizia esplosiva?
Per ora non hanno avuto grandi reazioni: in questi giorni in cui era chiusa la circonvallazione si sono preoccupati soprattutto di quel problema. Sono temi difficili da comprendere ma la cosa è così macroscopica che dovrebbe allarmare tutti.
Le minoranze chiedono un consiglio comunale straordinario ed aperto. Lo otterranno?
Hanno già presentato delle interrogazioni ma non è a noi che devono rivolgersi, è alla Regione. Su questa questione siamo tutti dalla stessa parte, non ha senso contrapporci e se diamo l’impressione di essere divisi ci indeboliamo. Si tratta di una decisone sbagliata e noi, tutti noi, dobbiamo tutelare i cittadini. Il consiglio aperto si può anche fare, come già in novembre sul Pronto Soccorso, però preferirei che avessimo in mano qualche elemento in più per evitare il rischio di mantenerci sul generico e di ripetere le cose che tutti già sappiamo.
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