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Ivrea

San Grato chiede aiuto: sindaco e assessori promettono azioni concrete e ci mettono la faccia

Con umiltà le assessore Gabriella Colosso e Patrizia Dal Santo hanno preso appunti e sono state ad ascoltare per tutto il tempo

San Grato chiede aiuto: sindaco e assessori promettono azioni concrete e ci mettono la faccia

Il sindaco controlla il tombino rotto

C’è un quartiere in città dove l’erba cresce alta e, solo per miracolo, di tanto in tanto, Hortilus (la società a cui il Comune ha assegnato questo compito) viene tagliarla. E’ arrivato un operatore con il trattore anche la corsa settimana. Ha spaccato un tombino in ghisa e se n’è andato via, lasciando peraltro metà lavoro ancora da fare e l’erba appena tagliata lì dove l’aveva tagliata. Lì a marcire e  a imputridire l’aria e chissenefrega degli odori.

C’è un quartiere in città che è ormai diventato terra di spaccio e di gare di corsa con le macchine ad ogni ora del giorno e della notte. 

I residenti raccontano di due loschi individui, che arrivano, uno a bordo di una motoretta e l’altro su una cinquecento. E poi di tre gruppi che s’accampano in tre angoli nascosti per bere, si presume drogarsi e a volte anche a litigare.  

C’è un quartiere in città in cui servirebbero delle telecamere, non per fare multe, ma per accrescere la sensazione di sicurezza.

C’è un quartiere in città in cui di vigili urbani se ne vedono pochi, di carabinieri anche meno, salvo negli ultimi tempi, pare, per la presenza di un tizio agli arresti domiciliari.

C’è un quartiere in città che quando piove un po’ di più vede uno dei suoi grandi prati trasformarsi in laghetto. E’ un quartiere in cui mancano i marciapiedi ma ci sono buche un po’ ovunque. Dove la gente ha paura a passeggiare. Dove i cani se ne vanno in giro indisturbati senza guinzaglio perchè, intanto, “sono dei bravi animali”.  

C’è un quartiere in città dove vige la legge del “parcheggio selvaggio” anche in doppia fila, anche davanti ai passaggi pedonali. 

Era un bel quartiere una volta, oggi non più tanto.

San Grato, periferia della città. Nei pressi dell’Istituto Falcone. Al civico 15 di via Perotti, al fondo di una strada sterrata, in un edificio basso di proprietà del Comune dove han trovato spazio l’associazione Aranceri della Morte, la banda musicale e l’Associazione Napoli per Maradona, nel pomeriggio di mercoledì scorso il sindaco Matteo Chiantore e le assessore Gabriella Colosso e Patrizia Del Santo hanno cominciato il lungo “tour di ascolto dei cittadini” che li porterà in tutti i quartieri di settimana in settimana.

Con un umiltà che ci ha lasciato senza parole, di fronte ad un pubblico composto da più di una cinquantina di cittadini, han preso appunti, han cercato di capire, hanno suggerito la costituzione di un “comitato di quartiere” per rendere più semplice i futuri rapporti.Poi si sono fatti accompagnare nei luoghi del disastro e, infine, hanno dato a tutti appuntamento a settembre, mal che vada ad ottobre.

“Era anni che non vedevamo un sindaco da queste parti...San Grato è un quartiere dimenticato...” ha preso la parola Nunzia Perrone. A ruota libera ha raccontato di quella notte in cui dei balordi, vere e proprie baby gang, si sono divertiti a spaccare tutti gli specchietti delle macchine e i vetri dei portoncini di casa.

“Abbiamo paura ad uscire di casa... la polizia e i vigili arrivano ma non fanno niente ... Li chiamiamo e ci dicono che non possono fare niente...” ha insistito un altro.

L'insegnante Eliana Daghetti

Tra chi ha preso la parola anche Marianna Gamberini ed Emanuela Rossi, due che quando è ora di parlare non se lo fanno certo ripetere due volte.

“In Comune, un giorno mi han chiesto di mandare una email... Una email? Ma chi ce l’ha l’email...” ha stigmatizzato Marianna Gamberini peraltro raccontando di un giardinetto un tempo luogo di ritrovo poi trasformato in palestra a cielo aperto: “Di giovani io non ne ho mai visti e con l’erba alta che c’è, non è frequentato neppure dai bambini e dalle mamme...”.

E poi c’è lui. Francesco Maria Mosconi. Lo abbiam riconosciuto quando ha preso la parola puntando il dito sulla “Corale” che governa la città. Seduto su una sedia a rotelle è uno degli eporediesi tra i più attivi sui social.

“Sindaco mi han detto che è una brava persona... - ha più o meno sottolineato - Si occupi di questo quartiere a cominciare dalla segnaletica...”.

C’è chi chiede un ridimensionamento dei dossi in via Don Minzoni (“Quando passano i mezzi pesanti vibrano le case e cascano i calcinacci”) e chi chiede ce ne sia qualcuno in via Fratelli Cervi. 

C’è chi guarda all’asilo  Olivetti diventato una colonia felina, con le radici degli alberi che stanno spaccando tutto e chi punta il dito su una centrale termica, inutilizzata che sta lì e non si capisce perchè mai a nessuno sia venuto in mente di abbatterla, peraltro proprio nei pressi di quel che resta di un incendio, un enorme accumulo di cenere e materiale inerte.

A prendere la parola raccontando, tra le altre cose, la necessità di un vigile a regolare il traffico in viale della Liberazione nelle ore di punta anche tre insegnanti Eliana Daghetti, Luisa Barbiroglio e Silvia Sartorio.

Quartiere San Grato, periferia di Ivrea. Con qualche attenzione in più ce la si può davvero fare. Il sindaco e le assessore ci han messo la faccia, le scarpe, i piedi, le mani, tutto.  Le richieste sono tante, ma per risolverne alcune, quel che occorre è solo tanta buona volontà, di chi fa politica e dei dipendenti del Comune.

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