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Sanità
28 Marzo 2023 - 07:32
La donna si è recata in pronto soccorso ad Ivrea lo scorso ottobre
Ancora una volta il Pronto Soccorso di Ivrea si ritrova ad essere oggetto di pesanti critiche: sembra proprio che le disavventure dei pazienti, in questa struttura, non possano conoscere tregua. Carenze diagnostiche, sottovalutazione dei sintomi, superficialità di atteggiamento, incapacità di ascolto, indifferenza verso le sofferenze altrui, sono ormai diventate una costante nei racconti di quanti hanno avuto la sventura di capitarvi.
Quella che riportiamo è la vicenda di una paziente allo stesso tempo sofferente ed infuriata, che vuole rendere note le sue vicissitudini. La protagonista è una maestra elementare di Cuorgnè, Antonietta Grandizio, che il 17 ottobre 2022 finisce in ospedale dopo un incidente occorsole a scuola: una caduta dalle scale alla Primaria di Pertusio, dove insegna.

L'ospedale di Ivrea
Arriva al Pronto Soccorso in ambulanza ed ha dolori ovunque nella parte destra del corpo: alla regione cervicale, alla spalla, al gomito, alla schiena, alla gamba. Come riporta il referto è “dolente ai minimi movimenti”. Per fortuna non ha battuto la testa e infatti “nega trauma cranico”.
Vengono eseguiti cinque esami radiografici: : alla colonna sacro-coccigea, al bacino, alla colonna lombo-sacrale, alla spalla, all’anca. In quest’elenco manca il piede e sarà poi quello che creerà i maggiori problemi. Il responso parla di un “Politrauma senza fratture” e la prognosi è di 10 giorni “con riposo funzionale”.
Rispetto ai tempi medi del Pronto Soccorso eporediese se l’è cavata in fretta: era arrivata alle 15,56; viene dimessa alle 18,31.
Trascorrono i dieci giorni e la sofferenza è grande tanto più che il dolore fisico si aggiunge a quello per il marito, ricoverato all’Hospice di Salerano con un tumore in fase terminale. Luigi Spadafora detto Gino, medico del 118 in pensione, morirà appena cinque giorni più tardi, il 22 ottobre. “Senza i miei figli – ricorda lei – non sarei nemmeno riuscita ad occuparmi del funerale”.
Malgrado la situazione riesce ad andarlo a trovare e lui, benché prossimo alla morte e pur non essendo un ortopedico, vedendo come cammina esclama: “Quel piede è rotto!”. All’Ospedale di Ivrea se ne accorgeranno tre e mesi e mezzo più tardi ma non per merito proprio.
L’arto continua a farle male e i giorni di infortunio inevitabilmente si prolungano ma, visto che non le erano state riscontrate fratture, la signora Antonietta pensa che sia questione di tempo. Probabilmente a ritardare la guarigione sono da un lato il dolore psicologico per la perdita subita, dall’altro l’impossibilità di assumere anti-dolorifici (Tachipirina compresa) a causa di una grave intolleranza.
Il 2 dicembre 2022 Antonietta Grandizio rientra in classe ma cammina con fatica, il piede resta gonfio e dolente senza che il trascorrere delle settimane porti con sé qualche miglioramento. La sua dottoressa intuisce l’esistenza di un problema e le prescrive un’ecografia osteo-articolare. L’esame (effettuato il 18 gennaio) non è risolutivo ma un’altra dottoressa, quella che stila il referto, si insospettisce a sua volta e, dopo aver rilevato che “l’esame ecografico del piede e della caviglia ha evidenziato un lieve ispessimento ipoecogeno del legamento peroneo-astragalico anteriore da verosimili postumi distrattivi” consiglia di mettere in correlazione il referto “con i dati clinico-anamnestici-specialistici a giudizio del Clinico di riferimento”.

Antonietta Grandizio
Il dolore continua a peggiorare. Il 30 gennaio Antonietta non ce la fa più e torna in Pronto Soccorso. Arriva alle 11,28 e alle 12 è già fuori ma non ha motivo di rallegrarsene: invece di occuparsi del suo caso, di ascoltarla, di cercare di capire il problema fisico, l’attenzione dei sanitari sembra rivolta solo al suo stato emotivo, quasi fosse un caso psichiatrico anziché ortopedico. E’ lei a dirlo ma lo conferma il referto, che nel giudizio di Sintesi recita testualmente: “La paziente viene con un tono altezzoso e pretende di essere visitata in tempi brevissimi in quanto riferisce che il persistere della sintomatologia è dovuto ad una RX del piede destro non eseguita al momento della caduta, motivo per cui era stato aperto un infortunio INAIL”. Ed ecco le <Osservazioni cliniche>: “Si prende visione della radiografia del piede: non alterazioni acute in atto. Si rimanda al curante”.
Nel leggere questo verbale, i conoscenti della signora Grandizio hanno provato una certa inquietudine pensando che un simile trattamento avrebbe potuto essere riservato anche a loro nel caso si fossero dovuti recare in Pronto Soccorso. Ammesso e non concesso che la paziente fosse agitata e nervosa (cosa peraltro ben comprensibile vista la situazione pregressa) è stato corretto il comportamento di coloro che l’hanno rimandarla a casa in malo modo e senza prendere in considerazione quanto andava dicendo? Lascia perplessi anche il tira e molla di “rinvii al medico curante”. Non è il percorso inverso quello che si dovrebbe fare, con il medico di base che invia i propri pazienti in ospedale perché lì ci sono gli specialisti?
Sarà ancora la sua dottoressa a prendere l’iniziativa e a disporre una risonanza magnetica, effettuata alla LARC in qualità di Paziente Privata il 2 febbraio. La verità viene fuori. Oltre alla “piccola protrusione discale” che causa i dolori alla schiena, emerge una “lesione da impatto dell’astragalo e dell’epifisi distale del I metatarso”. Nel nuovo accesso al Pronto Soccorso del giorno successivo – il 3 febbraio – compare per la prima volta il temine <frattura> : “Trauma piede destro il 17-10-2022 con frattura astragalo evidenziata da Risonanza Magnetica del giorno 2-02-23”.
Stavolta, finalmente, esce dall’ospedale con una diagnosi ed una prescrizione: “Controllo primariale tra 5 giorni”. Non sarà il primario a visitarla ma il medico che la esamina evidenzia “dolore alla digitopressione in corrispondenza del naso dell’astragalo destro” e richiede una valutazione fisiatrica. La visita ha luogo in marzo e il fisiatra trova una caviglia “fresca ed asciutta, con buona mobilità” ma “dolente alla mobilizzazione ed alla palpazione”. Le vengono prescritte 10 sedute di laserterapia per la schiena ed altrettante con gli Ultrasuoni per il piede.
Il trattamento con gli Ultrasuoni c’è stato ma per ora la signora Grandizio non ha riscontrato benefici: chissà se si manifesteranno e quando. A tutt’oggi continua a zoppicare, a sostenersi a chi l’accompagna alle visite e in farmacia, a non guidare. “Cammino praticamente sul tallone” – spiega e questa postura squilibrata certo bene non fa alla schiena, alla gamba infortunata, a quella sana che deve sostenere un peso anomalo. Per di più ci sono le ripercussioni lavorative: essendo stata chiusa la pratica dell’Infortunio nel momento in cui, ad inizio dicembre, aveva ripreso il suo posto a scuola, l’attuale assenza viene classificata come Malattia e le procura incomprensioni con la dirigenza scolastica. Spiega: “Già erano sorti dei problemi quando usufruivo dei permessi concessimi per mio marito dalla Legge 104. Ora succede la stessa cosa”.
Se la lesione al piede fosse stata trattata da subito in modo adeguato quale sarebbe oggi la situazione della signora Antonietta? Visto il tipo di frattura probabilmente non staremmo qui a parlarne: dopo cinque mesi quell’esperienza risulterebbe archiviata. Si può capire che il giorno della caduta, di fronte al timore di fratture ben più gravi, l’attenzione dei sanitari non si fosse concentrata sul piede. Ammettiamo anche che – a causa del grave lutto subito – la signora avesse inizialmente dato poco ascolto ai sintomi. Tuttavia, se in occasione dei ripetuti ritorni in Pronto Soccorso, medici ed infermieri si fossero occupati di lei con più attenzione invece di irritarsi per la sua irritazione, si sarebbe evitato di perdere tempo prezioso, di causare sofferenze inutili a lei e disagi ai suoi colleghi ed alunni. Si sarebbero anche risparmiati soldi pubblici.
Quanta differenza rispetto ad altre realtà sanitarie! “Penso all’Hospice di Salerano – dice – dove i pazienti e i loro familiari vengono trattati con grande attenzione e delicatezza. Hanno persino inserito nel loro calendario una foto scattata a mio marito durante una sosta in corridoio: è stata una sorpresa e mi ha fatto grande piacere”.
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