AGGIORNAMENTI
Cerca
Aziende
14 Marzo 2023 - 23:02
Lars Carlstrom
Italvolt Spa sposta da Ivrea a Termini Imerese, dal Piemonte alla Sicilia, il suo ambizioso progetto di gigafactory da 3,5 miliardi di euro. Domani l'amministratore delegato, lo svedese Lars Carlstrom, presenterà la sua proposta per lo stabilimento ex Blutec al sindaco, ai consiglieri comunali, ai deputati regionali e politici del comprensorio e ai sindacati. La società, operativa dal 2021, intende produrre, manco a dirlo, batterie.
L'incontro è in programma alle 10. L'ex Blutec è in amministrazione da 4 anni: i commissari straordinari stanno predisponendo il bando per l'assegnazione dell'area industriale che potrebbe essere pubblicato dopo la convocazione del tavolo, previsto i primi giorni di aprile, al ministero per le Imprese e il made in Italy che dovrebbe dare anche il via libera all'accordo di programma per l'area industriale complessa di Termini Imerese.
Carlstrom dovrà vedersela con l'imprenditore ucraino Sergey Shapran,il primo a farsi avanti e che intende realizzare una fabbrica per la produzione di alluminio, investendo nella fase iniziale 50 milioni di capitali propri e assorbendo almeno 300 lavoratori.
Morale? Con questa notizia è letteralmente finito nel “cesso” il sogno di creare a Scarmagno una delle più grandi gigafactory d'Europa. I primi segnali, in verità, si erano avuti, con il mancato esercizio, nei tempi previsti (12 mesi) dell'accordo vincolante con Prelios Sgr, gestore del Fondo Monteverdi, per l'acquisto dell'area da un milione di metri quadrati.

Sergey Shapran è un imprenditore ucraino, fondatore e CEO di Alumeta Group, una holding specializzata nella lavorazione di metalli non ferrosi.
Personalità poliedrica che, nonostante la giovane età, ha attraversato diverse esperienze professionali e imprenditoriali, tra cui la fondazione e la guida di una società di investimento, la First International Trust Capital, e un giornale, il Chestnaya Gazeta, il tutto affiancato dalla collaborazione con l'ufficio legale di una società operante nel settore della metallurgia, Metalplast, e in fine, imprenditore fondatore di Alumeta.
"L'accordo, in scadenza a novembre 2022, non è stato rinnovato a causa di problemi di connessione alla rete elettrica degli impianti", aveva dichiarato nei giorni successivi Carlstrom a chi gli chiedeva lumi. La connessione sarebbe importante non foss'altro che l'impianto avrebbe potuto arrivare a consumare fino all'1 per cento di tutta l'energia elettrica prodotta in Italia.
Sembrava o non sembrava un po' il colmo del colmi o l'applicazione plastica di una delle tante leggi di Murphy, quello di un'azienda per le batterie elettriche che non si riesce a impiantare perchè manca la corrente... Inutile chiedersi come mai su un "particolare" non di scarsa rilevanza come questo, prima di avviare pratiche al Suap di Ivrea e in Comune a Scarmagno, non si fossero fatte le dovute verifiche.
Gran parte dei problemi, in verità, erano legati ai costi dell'operazione, stimati in circa 3,4 miliardi di euro. Molti i dubbi sulla fattibilità ancor più che non ci era dato sapere se il Governo si fosse impegnato o meno con "aiuti di Stato". Altro particolare di non poco conto quello degli eventuali investitori di cui non si conosceva il nome né se ci fossero realmente. Italvolt Spa fino a qualche mese fa restava una specie di start up con sede legale a Milano e un capitale di 7,7 milioni sborsato da Statevolt srl che fa capo allo stesso Carlstrom.
Qualche dubbio su Italvolt a Scarmagno, oltre che per l’energia elettrica è stato sollevato, infine, quando si è saputo del fallimento di Britishvolt, la sorella inglese.
Fondata nel 2019 dagli imprenditori svedesi Orral Nadjari e Lars Carlstrom, Britishvolt ha sempre avuto in agenda piani ambiziosi (forse anche un po’ troppo): la costruzione di uno stabilimento nel Northumberland, la creazione di 3.000 posti di lavoro diretti e 5.000 nell’indotto. Purtroppo non è mai riuscita a raccogliere i soldi necessari per andare fino in fondo.
Stando a quel che han scritto alcuni tabloid inglesi avrebbe raccolto qualcosa come 2,5 miliardi di dollari di impegni di finanziamento, tra cui 100 milioni di sterline (circa 113 milioni di euro) dal governo britannico.
Nel 2022, s’innamorò di loro l’allora primo ministro britannico Boris Johnson che definì l’impianto “una forte testimonianza sulla presenza di lavoratori qualificati del nord-est e sul ruolo del Regno Unito come leader della rivoluzione industriale verde globale”. Seguì il sostegno all’iniziativa di diverse case automobilistiche come Lotus e Aston Martin per un investimento totale di 200 milioni di sterline.
Qualche mese dopo, ad agosto, la doccia fredda con il licenziamento della maggior parte dei 232 dipendenti e delle dimissioni di Najdari, sostituito dall’ex dirigente di Ford Graham Hoare, con il ruolo di presidente delle operazioni globali.
Troppo tardi considerando che l’azienda aveva già accumulato un monte salari arretrato di 3 milioni di sterline tanto da annunciare (siamo ad ottobre) di aver bisogno di 200 milioni di sterline per arrivare all’estate del 2023.
Tra i principali motivi della catastrofe, almeno questo dicevano nel Regno Unito, il fatto che i fondatori non avessero esperienza nel settore dei veicoli elettrici, a cui si erano avvicinati con un approccio più simile a quello di una start-up e ricorrendo per esempio all’autofinanziamento, oltre a fare promesse su una futura crescita.
S’aggiungeva che in alcune occasioni Britishvolt si sarebbe comportata come se non avesse problemi di liquidità, affittando una villa da 2,8 milioni di sterline per i propri dirigenti e utilizzando uno jet privato per gli spostamenti. Il Guardian sostiene poi (e qui siamo alle comiche) che al personale fossero state regalate delle lezioni di yoga impartite da un istruttore di fitness di Dubai.
I nostri dubbi
Brindisi con spumante di quello buono. Balli caraibici e pupille che si arrotolavano su se stesse non potendo credere ai propri occhi. La notizia di una super azienda per la super batteria in quel di Scarmagno nei primi mesi del 2021 ha scaldato gli animi di un bel po’ di persone a cominciare dal presidente di Confindustria Canavese Patrizia Paglia, passando dal sindaco di Ivrea Stefano Sertoli, a quello di Scarmagno Adriano Grassino e a un bel numero di consiglieri regionali, non in ultima il leghista Andrea Cane, tanto per citarne uno. Talmente incredibile da indurre la vicesindaca di Ivrea Elisabetta Piccoli a farsi fregio del “successo” con una nota nella relazione programmatica al bilancio...
Perchè significava ripresa, voglia di ricominciare. Significava posti di lavoro. Soldi. Benessere. La domanda oggi come ieri era una soltanto ma con più di una risposta: quanto ci si poteva fidare del Ceo di Italvolt Spa, lo svedese Lars Carlstrom, il cui cognome, nella lingua originale, si scrive con due puntini sulla “o”.
La risposta è: “boh”.
Di lui, oltre all’età (57 anni) si sapeva solo quel che avevano scritto i tabloid inglesi, non foss’altro che, alcune settimane prima, aveva rassegnato le dimissioni dalla presidenza di una società inglese che aveva contribuito a fondare, anche questa impegnata nella costruzione di un mega stabilimento per la produzione di batterie al litio.
Obiettivo? Tremila dipendenti.... Il nome dell’azienda? Britishvolt!
Sembrava una barzelletta, purtroppo non lo era. Molto serio era, infatti, il motivo per cui si era dimesso. Lo aveva fatto in seguito alla notizia, diffusa a piene mani, di una sua condanna per frode fiscale in Svezia, risalente a circa 25 anni prima.
Otto mesi di carcere e il divieto ad esercitare attività commerciali per quattro anni.
Pena poi ridotta a 60 ore di lavoro socialmente utile.
“Sono a conoscenza di questa accusa - si era difeso Lars Carlstrom con i giornalisti d’oltre Manica - Per questo, data l’importanza dell’operazione che vuole mettere il Regno Unito in prima linea nell’industria globale delle batterie e non desiderando affatto di diventare un impedimento, mi faccio da parte con effetto immediato...”.
E non era ancora finita lì. Stando alle cronache, lo svedese avrebbe avuto legami con il poco raccomandabile uomo d’affari russo Vladimir Antonov durante il tentativo di salvataggio della casa automobilistica svedese Saab.
Un’operazione bloccata dalla Banca europea per gli investimenti.
Epperò Antonov, nel Regno Unico, si era fatto conoscere per ben altro e come presidente, per poco più di 6 mesi, nel 2011, del Portsmouth FC, poi passato all’Amministrazione controllata.
Arrestato a Londra pochi giorni prima di dimettersi dal club, in seguito ad un mandato di cattura europeo emesso dall’Autorità giudiziaria della Lituania interessata ad approfondire una presunta distrazione di quasi mezzo miliardo di euro di una banca fallita, la Snoras, di cui era l’azionista di maggioranza.
Seguì la fuga in Russia, pochi giorni dopo l’estradizione negata.
Si dirà... Che cosa c’entrava tutto questo con Carlstrom?
Nulla, salvo il fatto che Carlstrom avesse aiutato Antonov ad aprire una filiale di Snoras in Svezia e, più o meno nello stesso periodo, il 2011, un giornale svedese (Realtid) riferiva che una delle società del signor Carlstrom era sotto indagine per una fattura non pagata di 215.000 corone svedesi e di un debito non onorato di 1,5 milioni di corone nei confronti di un studio legale londinese Reynolds Porter Chamberlain.
Alcuni siti inglesi riferivano poi che “prima di fondare Britishvolt”, Carlstrom, grande appassionato di golf, avrebbe lavorato alla Jool Capital Partner di Göteborg, una grossa società di consulenza finanziaria e di raccolta fondi.
Alla Jool Capital (almeno fino al 2018) avrebbe lavorato anche Orral Nadjari, che nel 2021 ha preso il posto di Carlstrom alla Britishvolt. A lui (a Orral nadjari) si deve una delle più grandi raccolte fondi mai realizzate in Svezia pari a 335 milioni di corone nel 2016 ben poca roba rispetto ai miliardi che avrebbe dovuto raccogliere per Britishvolt. Da qui la richiesta di un sostegno al Governo e l’impegno (mai accertato) di sostenitori internazionali degli Emirati Arabi Uniti e della Scandinavia.
Nel luglio del 2021, il Financial Times riferiva che la Britishvolt stava pianificando una quotazione in borsa per raccogliere tra i 300 milioni e i 400 milioni di sterline.
La presa per i fondelli...
A prescindere da Carlstrom, nel settore delle batterie per auto sono in tanti ad essersi buttati. Perchè l’automotive va in questa direzione, ma anche perchè l’Europa ha deciso di investire un bel mucchio di quattrini con dei veri e propri “Aiuti di Stato” ed è la prima volta che capita.
Obiettivo dichiarato: limitare la dipendenza dall’estero e soprattutto dalla Cina. Francia e Germania hanno fatto nascere un consorzio (Battery alliance), dal quale l’Italia, con il governo Pd-Cinquestelle era rimasta fuori, anche dal “board”.
Con Mario Draghi, almeno in teoria, si sarebbe dovuta inserire la quinta marcia. Certo sarebbe stato decisamente più “bello” se il progetto di una gigaafactory in quel di Scarmagno o in una qualsiasi altra parte d’Italia lo avesse firmato l’Ad di Stellantis o di Volkswagen. Un imprenditore con i soldi. Uno a cui piacciono le catene di montaggio. Come si faceva una volta, insomma. All’interesse finanziario si sarebbe aggiunto un vero e proprio interesse alla produzione, ma tant’è!
E’ un po’ pochino? Diciamo di sì!
Per questo, qualche mese fa avevamo chiuso uno dei nostri approfondimenti con una supplica. Quel che si chiedeva a Carlstrom era di non prenderci per i fondelli come già in tanti hanno fatto in questi ultimi 30 anni in cui si è solo ed esclusivamente assistito ad aziende che chiudono o a imprenditori che investono i soldi dello Stato per poi scappare via. Quel che si chiedeva a Carlstrom era di non approfittare della disperazione che c’è, capace di tutto anche a farci credere in un nuovo miracolo economico. Adesso la palla passa ai siciliani...
Edicola digitale
I più letti
LA VOCE DEL CANAVESE
Reg. Tribunale di Torino n. 57 del 22/05/2007. Direttore responsabile: Liborio La Mattina. Proprietà LA VOCE SOCIETA’ COOPERATIVA. P.IVA 09594480015. Redazione: via Torino, 47 – 10034 – Chivasso (To). Tel. 0115367550 Cell. 3474431187
La società percepisce i contributi di cui al decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70 e della Legge Regione Piemonte n. 18 del 25/06/2008. Indicazione resa ai sensi della lettera f) del comma 2 dell’articolo 5 del medesimo decreto legislativo
Testi e foto qui pubblicati sono proprietà de LA VOCE DEL CANAVESE tutti i diritti sono riservati. L’utilizzo dei testi e delle foto on line è, senza autorizzazione scritta, vietato (legge 633/1941).
LA VOCE DEL CANAVESE ha aderito tramite la File (Federazione Italiana Liberi Editori) allo IAP – Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria, accettando il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.