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Dai presidii anti-immigrati al consiglio comunale di Varisella: Casapound esiste anche qui

Il movimento esprime il consigliere Euclide Rigato, subentrato nei mesi scorsi a Toni Cuttaia

Rigato durante una manifestazione

Rigato durante una manifestazione

Avete presente CasaPound? È forse il movimento neofascista che ha goduto della maggiore esposizione mediatica (tendenzialmente controversa) nel corso degli ultimi anni. Ecco, per chi non lo sapesse, il movimento ha un suo esponente in un consiglio comunale del territorio dell'Oltrestura. Precisamente quello di Varisella. Si tratta di Euclide Rigato, che si è presentato ai suoi colleghi solo pochi mesi fa, il 21 ottobre 2022.

Quel giorno, in consiglio comunale, Rigato è subentrato al collega dimissionario Toni Cuttaia, responsabile venariese della stessa organizzazione e candidato a sindaco nelle elezioni amministrative varisellesi del 2019. Va precisata una cosa: Rigato, con Varisella, c'entra poco o nulla.

La sua esperienza politica l'ha fatta, e continua a farla, a Torino. A partire dal comitato Ex Moi di Lingotto, nato per opporsi all'occupazione abusiva delle palazzine omonime, che furono realizzate per ospitare il villaggio olimpico dei giochi invernali del 2006 poi occupate da centinaia di migranti.

Il Comitato Ex Moi era nato per protestare non solamente contro l'occupazione in sé, ma anche contro presunte violenze dei profughi che la animavano, e aveva fatto attività politica fino allo sgombero dell'occupazione, avvenuto nel 2019. "Ottenemmo quel risultato grazie alla nostra attività" spiega il consigliere varisellese.

Il consiglio comunale di Varisella in cui Rigato è subentrato a Cuttaia (Rigato è nella prima colonna, seconda riga)

Rigato aveva rappresentato il Comitato di fronte alle telecamere di La7, in un servizio confezionato appositamente per raccontare la situazione all'Ex Moi. Era il 2016. Rigato era poi finito nuovamente nell'occhio dei media due anni dopo, nel 2018. Questa volta, a puntargli le telecamere era stato Repubblica.

In video esclusivo del quotidiano, datato 5 aprile 2018, infatti, Repubblica documentava i disordini che si erano verificati proprio nei pressi delle Ex Moi quando un simpatizzante di CasaPound, disoccupato, aveva tentato il contatto con alcuni giornalisti durante un presidio.

Richiamato all'ordine dal leader torinese dell'organizzazione Matteo Rossino, il simpatizzante aveva risposto tirandogli un pugno. Pochi attimi prima del destro, Rossino gli aveva detto di tacere in quanto il presidio non riguardava la disoccupazione, tema caro al simpatizzante.

I media riportarono così quegli attimi, ma Rossino aveva subito smentito: “E’ tutto falso - aveva scritto sul suo profilo Facebook - c’è stato un piccolo momento di tensione quando un partecipante al presidio è stato allontanato perché palesemente ubriaco e fastidioso. Tra l’altro un partecipante non iscritto a CasaPound. Non è volato nemmeno un pugno. Sto benissimo”.

Il video di Repubblica

Eppure pare che il pugno ci sia stato eccome, e infatti è qui che Rigato entra in scena. Il video di Repubblica lo mostra mentre cerca di divincolarsi da un cordone di poliziotti e minaccia rappresaglia all'indirizzo del "camerata che sbaglia" (parafrasando all'opposto una felice espressione politica novecentesca) per l'occasione trasformatosi in pugile incazzato.

"Questa qua la paghi" diceva Rigato. Evidentemente, quindi, qualche forma di colluttazione tra il simpatizzante e il leader torinese di CasaPound ci fu. L'uomo che colpì Rossino, 46enne, era stato poi aggredito il giorno stesso. Era stato percosso con mazze e pugni davanti all'Asso di bastoni, sede torinese del movimento di estrema destra. In seguito a questo episodio, la Digos aveva reagito per le rime.

Il consigliere varisellese in una foto pubblicata sul suo profilo Facebook

Il 29 maggio, infatti, gli agenti avevano fatto un blitz a casa di sei militanti neofascisti. Nelle abitazioni erano stati sequestrati una ventina di bastoni di legno (uno con macchie di sangue), mazze da baseball, spray al gas cs, un tirapugni, un jammer e uno storditore taser.

I sei militanti furono denunciati per lesioni aggravate e per il possesso degli oggetti proibiti. Tra questi, anche il segretario provinciale Matteo Rossino e lo stesso Rigato. Dopo la perquisizione delle abitazioni, la Digos era passata anche alla sede torinese di CasaPound, nel quartiere di San Salvario.

Lì gli agenti avevano trovato mazze, manganelli, coltelli, taser, una bomboletta con spray urticante catalogata come arma da guerra, bandiere con fasci littori e un rilevatore di microspie. Il proprietario dei locali, il cinquantenne Pasquale Calabrò, era stato arrestato.

"Poche ore dopo la manifestazione in via Giordano Bruno [quella del 4 aprile, ndr], lo stesso simpatizzante allontanato dal corteo è stato picchiato con mazze e bastoni davanti alla sede del partito" spiegava Carlo Ambra della Digos torinese per giusitificare il blitz.

Uno striscione di Casapound apparso a Venaria negli anni scorsi

"Dopo quella denuncia non ci furono sviluppi, il blitz fu molto mediatico e non portò a nulla - ci dice oggi Rigato -. Ci fu solo quel personaggio che fece quella messinscena...". Oggi, il consigliere comunale è ancora iscritto a Torino Tricolore, comitato che raccoglie l'eredità di CasaPound a Torino. Ad oggi, si divide il capoluogo e Varisella.

E infatti, a telefono con lui, passiamo ad altro e gli chiediamo proprio cosa vorrà fare adesso che è consigliere comunale a Varisella. 

"In occasione del Giorno del Ricordo - dice - vorrei provare a far conoscere ai giovani gli episodi che riguardano le foibe. Al prossimo consiglio proporrò di intitolare una piazza o una via ai Martiri delle Foibe o a Norma Cossetto. Questo perché la memoria storica deve essere condivisa". L'altro tema è la sicurezza: "So che ci sono delle lamentele in merito e vorrei approfondire questo argomento". 

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