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11 Ottobre 2022 - 22:32
"Ma era proprio necessario andare a infilarsi in questo conflitto? E l'Italia doveva proprio fare la prima della classe, l'oltranzista dell'espansione a est della Nato, la fornitrice di armi?"A stretto giro anche la risposta di Salizzoni, sempre su Facebook. "Nella mia vita sono sempre stato dalla parte degli aggrediti, a cominciare dal Vietnam. Non ho nessun dubbio su chi sia l’aggredito e su chi sia l’aggressore. Non ho nessun dubbio che Putin e la Russia siano da condannare e che al popolo Ucraino vada il nostro sostegno. Nel mio post di questa mattina ho insistito soprattutto sul termine oltranzista, perché l’oltranzismo in questa fase non può che portare all’inasprimento della guerra e al rischio dell’uso di armi nucleari, quindi al disastro. Sono convinto che la pace “è urgente e necessaria”, come ha affermato ieri il Presidente Mattarella, e, quindi, credo si debbano aprire negoziati, anziché ulteriori corse agli armamenti...". E poi ancora: "Certe volte non bisogna mettersi in una situazione in cui non c'è più via d'uscita. Entrare in guerra è come buttarsi da un palazzo. A metà caduta, vuoi sapere da me cosa fare?". Parole dure come la pietre e vere come la Bibbia.... Due a zero per Salizzoni.... Tant'è! Epperò qualcosa da dire c'è soprattutto con chi si è stupito per la dichiarazione di "pace" e per la foto che ritrae Salizzoni con la mano sopra la fronte mentre legge alcuni fogli durante una riunione su zoom. Dietro di lui Marx, Fidel Castro e Che Guevara. Figlio di una coppia di operai eporediesi, laureatosi a Torino e specializzatosi in chirurgia epatica ed esofagea a Parigi, Bruxelles e ad Hanoi dove ha imparato a tagliare il fegato da trapiantare con le mani e senza bisturi, Salizzoni, primario alle Molinette dal 1993, la politica ce l’ha sempre avuta nel sangue. Iscritto prima al PSIUP e poi al PCI, arrestato ed incarcerato durante una manifestazione nel periodo della contestazione, non rinnovò la tessera per divergenze sull’intervento militare in Afghanistan. Nel 1991 aderisce a Rifondazione comunista, sotto il cui simbolo viene eletto consigliere comunale a Ivrea nel 1994. Esce da Rifondazione nel 2008, per aderire ai Comunisti Italiani, quando il governo di Romano Prodi va a casa per il mancato appoggio di due senatori di Rifondazione. E basterebbe questo per capire che Salizzoni è proprio quel "post" lì, di uno che tifa per la pace. Ma Salizzoni è anche altro, molto più di quanto non siano decine e decine di esponenti del Partito Democratico. E’ quello che nel 2002, nel suo reparto ha operato uno straniero senza permesso di soggiorno e che non avrebbe avuto diritto al trapianto. E’ quello che nel 2002 ha presentato una denuncia al procuratore Guariniello sulle precarie condizioni della sanità italiana di quel tempo, che porteranno alla condanna di alcuni dirigenti dell’Ospedale Molinette per un’epidemia di legionella (due morti tra i suoi pazienti) e di aspergillosi (altri 12 morti tra i ricoverati). E' quello della foto del “Che” sulla scrivania, non da oggi, da sempre... Infine è quello che da pensionato, ha continuato a varcare, gratuitamente, le porte del suo non ancora ex reparto alle Molinette, per lavorare e curare i malati finché la salute glielo concederà. Nel curriculum una sfilza di primati mondiali, lunga come la quaresima sui trapianti di fegato, tra cui quello al buio su un paziente affetto da proto-porfirina e quindi in pericolo di vita nel caso in cui il suo sangue fosse stato colpito dalle luci della sala operatoria Infine Salizzoni è quello della Ivrea Mombarone. Insomma uno che corre. Ad avercene di uomini così! Evviva la pace...
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