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16 Settembre 2022 - 22:34
Il viadotto Marchetti sulla bretella autostradale
Si parla tanto di concessioni “balneari”, di diktat dell’Europa e di strategia per liberalizzare il settore delle spiagge, ma solo in Italia può capitare - e capita - che su un altro fronte, quello delle “autostrade” si sia arrivati al punto che, di concessionari ne esistano praticamente solo due, con grandi famiglie, i Gavio e i Benetton (almeno fino a qualche mese fa), a spartirsi tutta la torta, a fare soldi a palate, a lavorare in una situazione che definire “monopolio” è dire poco. Questa la premessa, ma di fronte alla tragedia capitata qualche settimana fa sulla Ivrea-Santhià, costata la vita ad un’intera famiglia, padre, madre e un figlio di 15 anni, a qualcuno è tornato in mente che proprio questa concessione è scaduta da un bel po’ di anni. Limitandoci al bando la storia è davvero lunga e inizia nel 2019. Sul piatto l’affidamento, per circa 2 miliardi di euro, oltrechè della bretella di collegamento Ivrea-Santhià, anche dell’A21 Torino-Piacenza, dell’A5 Torino-Quincinetto, della diramazione Torino-Pinerolo e delle tangenziali di Torino. Alla gara partecipano il gruppo Gavio (che già le gestisce) e il Consorzio Stabile Sis, un gruppo italo spagnolo guidato dalla famiglia Dogliani di Cuneo. Il raggruppamento di Astm viene escluso in sede di pre-qualifica ma poi riammesso. Alla fine (Abracadabra) si aggiudica le concessioni con il punteggio migliore (93,40 su 100). Giusto per dare dei numeri, il Consorzio Sis era arrivato secondo con un punteggio di 52,84. Qualche giorno dopo arriva la mazzata. Prima il Tar del Lazio e poi il Consiglio di Stato confermano la decisione presa dalla commissione di gara «per mancanza dei requisiti da parte della capofila concessionaria» cioè la Salt, Società Autostrada Ligure Toscana, controllata dall’Astm, che non aveva la qualifica di costruttore, qualifica che però avevano e hanno le altre società mandanti (Itinera, Euroimpianti, Sinelec e Proger). “Non avrebbe dimostrato il possesso di attestazione Soa (requisiti per la costruzione, ndr) – si legge nel provvedimento – necessaria per l’esecuzione (in misura maggioritaria) dei lavori oggetto della concessione come prescritto dal bando di gara” A Felice Morisco, direttore generale del Ministero dei trasporti, altro non resta che procedere all’aggiudicazione al Consorzio Stabile. Segue, nel giugno dello scorso anno l’ennesimo ricorso di Astm contro la decisione del Ministero e a novembre arriva la sospensione del Consiglio di Stato dell’aggiudicazione provvisoria del luglio 2021, ma una sentenza ancora non c’è. Morale? Si prevede di andare alle calende greche ed è davvero un peccato, considerando che i vecchi gestori continuano a gestire con il minimo sforzo, pur incassando con il massimo dei risultati. Tutti, nessuno escluso, a cominciare da Ativa, la cui concessione della tangenziale di Torino, della Torino Quincinetto e della bretella di Santhià è scaduta addirittura (udite, udite) nel settembre del 2016, sei anni fa. Con il senno del poi, non si fosse perso tutto questo tempo, a pochi mesi dalla scadenza, si sarebbe potuto assecondarla prorogando la concessione in cambio di un project financing che conteneva un mucchio di interventi su tutta la rete autostradale. A mettersi di traverso fu l’allora esponente del Pd Stefano Esposito, durante una commissione trasporti presieduta dal Ministro Altero Matteoli. Presero a pesci in faccia il presidente di Ativa Giovanni Ossola anche per essersi presentato a quella riunione con quattro avvocati, neanche si trattasse di un processo. Tra gli interventi che si sarebbero potuti e dovuti fare c’era anche un guard- rail proprio sulla bretella Ivrea– Santhià dove oggi le carreggiate sono divise solo da una striscia di verde ma non da uno spartitraffico. Ci fosse stato nessuno piangerebbe i morti di alcune settimane fa. La scalata di Gavio Ironia della malasorte capita tutto questo dopo che a luglio di due anni fa il Gruppo Astm (convinto di poter aggiudicarsi le concessioni) aveva acquistato dalla Città di Torino e dalla Città Metropolitana il 19,347% del capitale di Sitaf, portando la sua quota al 67,22% del capitale, per un valore a base d’asta fissato a 150 milioni di euro. Sitaf, per la cronaca, è titolare della concessione (scadenza nel 2050), per la gestione del traforo del Frejus, lungo circa 13 km, e dell’Autostrada A32 Torino-Bardonecchia della lunghezza di 73 km. La scalata di Gavio in Sitaf era chiara fin dall’ottobre del 2019 quando sborsò all’azionista Mattioda di Cuorgnè la bellezza di 53,6 milioni per acquistare il 10,19% salendo al 47,08% con Anas al 51,09. Quatto quatto, zitto zitto, mentre ancora i giornali raccontavano la scandalosa gestione di Atlantia che andava avanti ininterrottamente dalla caduta del ponte di Genova, Gavio aveva continuato a fare affari come non ci fosse un domani, di fatto non subendo alcun contraccolpo per la tragedia sfiorata il 24 novembre 2019 con il crollo del viadotto sulla Torino-Savona (solo per miracolo non ci furono vittime). Poco dopo, comunque, il Gruppo Astm si aggiudica le concessioni per le autostradali A12 Sestri Levante-Livorno, A11/A12 Viareggio-Lucca e A10 Savona-Ventimiglia tenendo saldamente in mano la seconda posizione in classifica tra i mega concessionari del Belpaese con quasi 1.500 chilometri di autostrada gestita. E 1.500 km sono davvero una cascata di denaro, così tanto da consentire per l’appunto l’acquisto di quote Sitaf per 272 milioni e pure quelle di Mattioda in Ativa per un controvolare di 48,9 milioni. Il rinnovo Concentrandoci sulla Torino-Quincinetto, tra gli obblighi del nuovo concessionario, oltre ad un piano finanziario della durata di 12 anni c’è anche il pagamento di circa 305 milioni di euro agli attuali concessionari (171 milioni per Ativa e 134 per Satap) che a questo punto, dopo l’acquisto di un ulteriore 30% di Ativa da parte di Gavio diventerebbero quasi tutti soldi per il Gruppo Gavio. Il nodo idraulico di Ivrea Il nuovo concessionario, oltre al nodo idraulico di Ivrea, dovrà occuparsi dell’adeguamento sismico e del risanamento acustico di tutti i cavalcavia e dei sovrappassi . Alle cifre indicate si aggiungono, infine, circa 685 milioni per la manutenzione ordinaria, più l’obbligo di mantenimento di tutto il personale, un nuovo sistema tariffario e tutt’intorno a Torino anche un nuovo sistema di pagamento attraverso il Free-flow Multilane con eliminazione dei caselli della Falchera, di Bruere, Settimo Torinese Tangenziale, Beinasco, Trofarello e Vadò. Nel senso che si pagherà anche in assenza di caselli, che non è proprio quel che stanno invocando da mesi alcuni sindaci. Ancor meno si prevede l’eliminazione dei caselli sulla To5 per trasformare un pezzo di autostrada in circonvallazione di Ivrea. Aldilà di come finirà quel che non si è ancora capito è se si siano o meno conteggiati gli utili realizzati da Ativa in questi anni di proroghe che vanno avanti dall’agosto del 2016. Ativa e Ivrea Il Comune di Ivrea, incredibile ma vero, nell’elenco delle aziende partecipate, si ritrova una quota del 0,0002 in Ativa. Ce l’ha perché Ativa è concessionaria dell’autostrada Torino-Quincinetto. Ecco. Qualcuno dica al sindaco Stefano Sertoli che Ativa negli ultimi anni è stata “fagocitata” dal Gruppo Gavio e che Gavio potrebbe aver perso la battaglia per continuare a gestirla e che di tutto queste nelle sue relazioni annuali non si dice nulla. Il casello di San Bernardo In questo contesto si inseriscono i tanti dibattiti su un nuovo casello a San Bernardo, la liberalizzazione di quello di Pavone e la creazione di una mini-tangenziale dell’eporediese libera dal pedaggio da Albiano a Quincinetto. Il sindaco Stefano Sertoli ne ha parlato nel corso di un recente consiglio comunale in cui si discuteva del nuovo ospedale nell’area ex Montefibre. “Se l’ospedale dovesse essere realizzato fuori da Ivrea - aveva detto il sindaco - sarebbe una sconfitta politica enorme di cui mi assumerei la responsabilità visto l’impegno personale profuso in questi mesi. La viabilità è il punto debole dell’area ex Montefibre: le code spaventano molti colleghi dell’Alto Canavese - Su questo dovremo essere capaci di spingere per la costruzione del casello autostradale di San Bernardo». Il sindaco dice di averne parlato con le Istituzioni, quel che sorprende è che le Istituzioni, alle prese con una concessione “a bagno maria” gli abbiano pure dato corda. Rifaranno il bando? Lo modificheranno in corso d’opera mettendosi d’accordo con il nuovo concessionario (chi?). Boh! Insomma, le solite parole al vento.
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