Il Comune di Ivrea, incredibile ma vero, nell'elenco delle aziende partecipate, si ritrova una quota del 0,0002 in Ativa. Ce l'ha perché Ativa è concessionaria dell'autostrada Torino-Quincinetto. Ecco. Qualcuno dica al sindaco Stefano Sertoli che Ativa negli ultimi tempi è stata "fagocitata" dal Gruppo Gavio e che Gavio potrebbe aver perso la battaglia per continuare a gestirla. Alè.
La notizia risalente al 10 giugno scorso è infatti l'assegnazione della Torino-Qiuncinetto, ma anche dell'A21 Torino-Piacenza, della Bretella di collegamento A4/A5 Ivrea-Santhià, della diramazione Torino-Pinerolo e del Sistema autostradale tangenziale torinese (Satt) al Consorzio Stabile Sis, il gruppo italo-spagnolo controllato dalla torinese Inc della famiglia Dogliani.
Felice Morisco, direttore generale del Ministero dei trasporti ha, in buona sostanza, applicato la sentenza del Consiglio di Stato, che ha respinto il ricorso in appello presentato dal gruppo Gavio contro la decisione del Tar del Lazio di esclusione «per mancanza dei requisiti da parte della capofila concessionaria» cioè la Salt, Società Autostrada Ligure Toscana, controllata dall’Astm, che non aveva la qualifica di costruttore, qualifica che però avevano le altre società mandanti (Itinera, Euroimpianti, Sinelec e Proger).
”Non avrebbe dimostrato il possesso di attestazione Soa (requisiti per la costruzione, ndr) - si legge nel provvedimento del dicembre scorso - necessaria per l’esecuzione (in misura maggioritaria) dei lavori oggetto della concessione come prescritto dal bando di gara"
Giusto per dare dei numeri, il Consorzio Sis era arrivato secondo con un punteggio di 52,84 contro i 93,40 ottenuti dal gruppo Gavio.
Da qui in avanti è impossibile ipotizzare quanto durerà il contenzioso legale tra i due gruppi e oggi l'offerta di SIS non è poi così sconveniente considerando che riconosce oneri integrativi per lo Stato di 1,037 miliardi contro i 544 previsti dalla gara» e una sorta di bonus da 25 milioni non previsto.
Insomma, tutte le strade portavano a Gavio o al Gruppo
Gavio da domani, forse non più. Sotto la lente di ingrandimento il procedimento di aggiudicazione delle tratte autostradali
del 27 novembre 2019. Inutile sottolineare che il trasferimento della rete al Gruppo ASTM (cioè ai Gavio) era subordinato all’esito del giudizio di riforma rispetto alla precedente decisione del Tar del Lazio.
Ironia della malasorte capita tutto questo dopo che a luglio dello scorso anno il Gruppo Astm (convinto di poter aggiudicarsi le concessioni) aveva acquistato dalla Città di Torino e dalla Città Metropolitana il 19,347% del capitale di Sitaf, portando la sua quota al 67,22% del capitale, per un valore a base d’asta fissato a 150 milioni di euro. Sitaf, per la cronaca, era titolare della concessione (scadenza nel 2050), per la gestione del traforo del Frejus, lungo circa 13 km, e dell’Autostrada A32 Torino-Bardonecchia della lunghezza di 73 km.
La scalata
La scalata di Gavio in Sitaf era chiara fin dall’ottobre del 2019 quando sborsò all’azionista Mattioda di Cuorgnè la bellezza di 53,6 milioni per acquistare il 10,19% salendo al 47,08% con Anas al 51,09.
Quatto quatto, zitto zitto, mentre ancora i giornali raccontavano la scandalosa gestione di Atlantia che andava avanti ininterrottamente dalla caduta del ponte di Genova, Gavio aveva continuato a fare affari come non ci fosse un domani, di fatto non subendo alcun contraccolpo per la tragedia sfiorata il 24 novembre 2019 con il crollo del viadotto sulla Torino-Savona che solo per miracolo non fece registrare vittime.
All’inizio del mese di dicembre, comunque, il Gruppo Astm si era aggiudicato le concessioni per le autostradali A12 Sestri Levante-Livorno, A11/A12 Viareggio-Lucca e A10 Savona-Ventimiglia tenendo saldamente in mano la seconda posizione in classifica tra i mega concessionari del Belpaese con quasi 1.500 chilometri di autostrada gestita.
E 1.500 km sono davvero una cascata di denaro, così tanto da consentire per l’appunto l’acquisto di quote Sitaf per 272 milioni e, appena qualche mese prima quelle di Mattioda in Ativa per un controvolare di 48,9 milioni e, come abbiamo già detto, sempre di Mattioda in Sitaf per 53,6 milioni. Il totale (tenetevi alla sedia) fa 374 milioni abbondanti, che sono una cifra davvero da capogiro.
Il rinnovo
Limitandoci alla Torino-Quincinetto, tra gli obblighi del nuovo concessionario, oltre ad un piano finanziario della durata di 12 anni c’è anche il pagamento di circa 305 milioni di euro agli attuali concessionari (171 milioni per Ativa e 134 per Satap)
che a questo punto, dopo l’acquisto di un ulteriore 30% di Ativa da parte di Gavio diventerebbero quasi tutti soldi per il Gruppo Gavio.
Il nodo idraulico di Ivrea
Il nuovo concessionario, oltre al nodo idraulico di Ivrea, dovrà anche occuparsi dell’adeguamento sismico e del risanamento acustico di tutti i cavalcavia e dei sovrappassi .
Alle cifre indicate si aggiungono, infine, circa 685 milioni per la manutenzione ordinaria, più l’obbligo di mantenimento di tutto il personale, un
nuovo sistema tariffario e tutt’intorno a Torino anche un nuovo sistema di pagamento attraverso il Free-flow Multilane con eliminazione
dei caselli della Falchera, di Bruere, Settimo Torinese Tangenziale, Beinasco, Trofarello e Vadò.
Nel senso che si pagherà anche in assenza di caselli, che non è proprio quel che stanno invocando da mesi alcuni sindaci. Ancor meno si prevede l’eliminazione dei caselli sulla To5 per trasformare un pezzo di autostrada in circonvallazione di Ivrea.
Aldilà di come finirà quel che non si è ancora capito è se si siano o meno conteggiati gli utili realizzati dai privati in questi anni di proroghe che vanno avanti dall'agosto del 2016, il tutto in detrazione ai conteggi per il subentro.