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01 Febbraio 2021 - 17:30
I depositi nucleari temporanei in Piemonte
Al Consiglio Regionale aperto di martedì scorso è intervenuto anche, a nome delle associazioni Legambiente e Pro Natura del Piemonte, Gian Piero Godio.
«Oggi - ha detto Godio - è il Piemonte ad essere il Deposito Nazionale del materiale radioattivo, infatti oltre l’80% dei materiali radioattivi complessivi di tutta Italia si trova qui in Piemonte, in quattro siti che sembrano scelti apposta per essere quelli più pericolosi: Saluggia, Trino, Bosco Marengo e Tortona. E quel poco di radioattivo che non c’è in Piemonte in gran parte si trova ad Ispra, sull’altra sponda del Lago Maggiore. Allora noi diciamo oggi che, se c’è una regione fra tutte che dalla realizzazione del Deposito Nazionale può trarre solo vantaggi, questa è proprio il Piemonte».
«E’ però proprio l’esperienza che la nostra Regione ha vissuto nei decenni passati - ha proseguito - e cioè quella di essere costretta a sopportare i rischi di una serie di siti nucleari impropriamente collocati in luoghi per nulla appropriati, che ci deve portare a pretendere che il sito per il futuro Deposito unico Nazionale venga scelto con oculatezza, oggettività e trasparenza, con il pieno rispetto dei criteri di esclusione geografici e fisici prefissati dalla Guida Tecnica 29 di Ispra e validati a livello internazionale. Per questo le associazioni Legambiente e Pro Natura si sono già messe a disposizione delle popolazioni che si trovano nei pressi dei siti potenzialmente idonei individuati, per una rigorosa verifica sulla corretta applicazione dei criteri stessi».
Falde e bacini acquiferi
«Da questa verifica - ha proseguito Godio - traspare subito come, nei passaggi successivi della procedura, si dovrà evidenziare in primo luogo che molti dei siti potenziali individuati in Piemonte hanno situazioni locali geografiche e fisiche che ne devono determinare l’esclusione; ad esempio:
- Caluso-Mazzè-Rondissone (TO10): presenza di aree di ricarica delle falde profonde e vulnerabilità delle falde superficiali;
- Carmagnola (TO7): presenza di un bacino acquifero di grande profondità e scarsa soggiacenza della falda superficiale;
- Quargnento-Castelletto (AL8): presenza di aree di ricarica delle falde profonde;
- Sezzadio-Castelnuovo (AL13) presenza di aree di ricarica delle falde profonde;
- Frugarolo (AL2) è stato inondato nel 2019 dal rio Lovassina;
- Novi Ligure (AL1), Oviglio (AL3) e lo stesso AL2 sono collocati sopra ad un bacino acquifero di grande profondità».
In volume il Piemonte ha solo il 18%
«Ma, ancor più di tutti questi aspetti specificamente locali che la procedura stessa prevede di approfondire e di correggere, il Piemonte può e deve valorizzare il criterio della minimizzazione dei trasporti nucleari verso il futuro Deposito Nazionale. Questo perché è ben vero che il Piemonte ha l’80% della radioattività totale presente in Italia, ma, in termini di volumi da dover trasportare al futuro Deposito Nazionale, ne ha solo il 18%. Se pertanto si valuta quale è la posizione del Deposito Nazionale migliore, dal punto di vista della minimizzazione dei trasporti e dei rischi ad essi associati, si devono, ad esempio:
- scartare i siti che richiedono il trasporto via mare;
- cercare la posizione più baricentrica, più centrale rispetto a tutti luoghi che oggi hanno i materiali radioattivi;
e questa posizione centrale baricentrica non sarà certo vicina al Piemonte che oggi ha solo il 18% del volume totale di materiali radioattivi da inviare al deposito, né Carmagnola, né Caluso, né la zona di Alessandria».
I criteri di idoneità
«Questo criterio di minimizzazione dei trasporti verso il Deposito Nazionale è stato per ora applicato da Sogin senza arbitrariamente dargli la dovuta priorità. Dice la stessa Sogin, nella propria pubblicazione 226, a pagina 4, “Si ribadisce che l’ordine di idoneità formulato per le aree potenzialmente idonee della Cnapi costituisce una proposta che viene sottoposta a consultazione pubblica e che potrà essere utilmente discussa ed eventualmente modificata in sede di Seminario Nazionale”. Questi “criteri di relativa maggiore o minore idoneità” non sono quelli che Ispra ha pubblicato fin dal 2014 nella propria Guida Tecnica 29, che indicativamente riteniamo condivisibili, questi sono criteri aggiunti da Sogin, di cui nessuno aveva mai parlato, e sui quali - ha concluso Godio - il Piemonte ha tutto il diritto di discutere, e dovrà discutere».
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